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(ansa)

Covid e politica: contro la rassegnazione

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All'inizio cercavo di correggere chi parlava di Recovery fund, spiegando che Next Generation Eu non solo era il riferimento più appropriato ma che era significativo parlare del futuro e dei giovani europei. Ma più passa il tempo e più ho capito che l'approccio del nostro Paese è appunto un cercare di "recuperare" la situazione preesistente. Molto meno, insomma, di una ricostruzione. Come se un Paese diseguale, a scarsa mobilità sociale e che non cresce, fosse da conservare.

Il "lungo periodo" del nostro Paese è il 2023. E questo è l'unico assillo. Autocertificate riserve della Repubblica che improvvisamente iniziano ad aprire alla "democrazia del sorteggio", leader populisti di governo che si travestono da "ragionevoli" nella stagione delle "lettere al direttore". Tutto un fervore dei "caporali" di partito che studiano come sostituire l'affaticato premier e gar…
All'inizio cercavo di correggere chi parlava di Recovery fund, spiegando che Next Generation Eu non solo era il riferimento più appropriato ma che era significativo parlare del futuro e dei giovani europei. Ma più passa il tempo e più ho capito che l'approccio del nostro Paese è appunto un cercare di "recuperare" la situazione preesistente. Molto meno, insomma, di una ricostruzione. Come se un Paese diseguale, a scarsa mobilità sociale e che non cresce, fosse da conservare.

Il "lungo periodo" del nostro Paese è il 2023. E questo è l'unico assillo. Autocertificate riserve della Repubblica che improvvisamente iniziano ad aprire alla "democrazia del sorteggio", leader populisti di governo che si travestono da "ragionevoli" nella stagione delle "lettere al direttore". Tutto un fervore dei "caporali" di partito che studiano come sostituire l'affaticato premier e garantirsi la fine della legislatura, un po' come quei cambi di allenatore senza mettere mano alla squadra e ai contratti dei calciatori altri a puntellarlo con lo stesso obiettivo. L'opposizione riesce a non avere nelle proprie corde, ancor meno del Governo, idee sulle questioni cruciali su scuola, salute e lavoro.

Non stupiscono le 4 nomine saltate per il Commissario della Calabria, bisognerebbe riflettere su quelle confermate, prorogate in tutti questi anni e sulle logiche che le sottendono e i risultati che hanno prodotto. E speriamo che, con l'indicazione del prefetto Longo, questo indegno balletto sulla pelle dei calabresi sia finito.


L'Italia continua a essere divisa in tre, non dal punto di vista geografico, ma da quello dell'atteggiamento. Le tre Italie erano ancora più visibili nel primo lockdown, ma sono ancora lì, davanti ai nostri occhi: la prima, passiva e attendista ma anche composta, quella che attende le disposizioni, la conferenza stampa, i numeri del contagio, l'altalenarsi delle disposizioni e dei colori delle regioni a cui reagisce con qualche mugugno. La seconda, che discute, cerca di sfruttare la dilatazione del tempo per recuperare quella libertà interiore utile a fare bilanci, a costruire qualcosa di nuovo a pensare come non sprecare questo tempo. E poi la terza, operosa anch'essa ma di un'altra operosità, quella che capisce che le cose rischiano di cambiare sul serio. E si danna incessantemente nel lavorio per rimettere tutti i tasselli che si stanno muovendo, ben stretti, al loro posto. È una Italia reazionaria, che nei momenti difficili affila i denti affinché questo Paese resti l'italietta delle opportunità per pochi e spesso i più mediocri, il Paese in cui l'inefficienza della Pa e la produttività stagnante è una garanzia del loro status quo.

Per questo è il momento di decidere, di capire se questo Paese sia maturo per una discontinuità vera con la mediocrazia degli ultimi anni. Anche senza pandemia avevamo necessità di gruppi dirigenti con competenze, esperienze e credibilità per affrontare le grandi trasformazioni, digitale, ambientale, demografica. Ora abbiamo ancora meno tempo. La credibilità della politica è la vera emergenza nazionale. Non basta lamentarsi e parlar male dei politici per uscire dalla notte della politica. Bisogna fare un metro in più assumendosi la responsabilità del destino della nostra comunità nazionale.

Pierluigi Castagnetti ha scritto: "È abbastanza prevedibile che alla fine della pandemia le attuali classi dirigenti, pressoché tutte, lentamente usciranno di scena. Non solo in Italia. Questo è il tempo perché la Chiesa, le università e i "mondi vitali" comincino a seminare e selezionare, perché il dopo sia buono".

Lo spero, dipende da quale Italia prevarrà. Questo deve essere l'incipit di un appello alla rinascita di un diffuso impegno civile. Un appello agli ostinati di buona volontà a riportare in pista i rassegnati. Ad assumersi la responsabilità di fare sul serio. A ricostruire i legami sociali e umani di una comunità messa in scacco dalla paura. L'Italia è un meraviglioso e grande Paese che merita di riaccendere la speranza e superare la notte della politica, il più presto possibile.