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Dai grilli alla carne, il governo dei diversivi di distrazione di massa

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Oggi si vieta una cosa, domani un'altra, poi si smentisce. Lo specchio per le allodole ha sempre funzionato. La verità è che l'esecutivo è in grandissima difficoltà con l'attuazione del Pnrr
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Sarà una cosa lunga, conviene mettersi comodi. Oggi è la banda musicale delle Fosse Ardeatine e i grilli da mangiare, o la farina di locuste, o quel che è. È come la rubrica strano ma vero di quel famoso giornale, non c'è niente da fare, è una botola: ci finisci sempre.

Qui però non siamo a passare una mezz'ora con le parole crociate, qui siamo a Palazzo Chigi e questo è un metodo di governo: preciso, sistematico, ormai direi chiaro e tutto sommato assai noto. Il diversivo, lo specchio per le allodole ha sempre funzionato, è stato anche una cosa seria e talvolta tragica, nel secolo scorso.

La strategia della tensione, per dire, il proposito di spaventare e distogliere da una diversa rotta, ha richiesto ben altra orchestrazione e struttura di due scempiaggini su Facebook o alla radio. Ma non divaghiamo, che bisognerebbe conoscere la storia e non c'è tempo, invece, nello spazio di un talk o di un tweet p…

Sarà una cosa lunga, conviene mettersi comodi. Oggi è la banda musicale delle Fosse Ardeatine e i grilli da mangiare, o la farina di locuste, o quel che è. È come la rubrica strano ma vero di quel famoso giornale, non c'è niente da fare, è una botola: ci finisci sempre.

Qui però non siamo a passare una mezz'ora con le parole crociate, qui siamo a Palazzo Chigi e questo è un metodo di governo: preciso, sistematico, ormai direi chiaro e tutto sommato assai noto. Il diversivo, lo specchio per le allodole ha sempre funzionato, è stato anche una cosa seria e talvolta tragica, nel secolo scorso.

La strategia della tensione, per dire, il proposito di spaventare e distogliere da una diversa rotta, ha richiesto ben altra orchestrazione e struttura di due scempiaggini su Facebook o alla radio. Ma non divaghiamo, che bisognerebbe conoscere la storia e non c'è tempo, invece, nello spazio di un talk o di un tweet per fare un ripasso. Restiamo al presente permanente.

Così oggi vieto una cosa, un rave una ong, domani un'altra, la carne finta le parole straniere, poi mi smentisco, mi correggo, accuso la sinistra di non capire la pancia del Paese (l'utero in affitto! Gli zingari che rubano! Che ipocrisia il vostro scandalo, che polverosa ideologia: non sentite che la gente per strada parla così?) ed è passato un altro giorno, avanti il prossimo.

La verità è che questo governo è in grandissima difficoltà con l'attuazione del Pnrr - grandissima difficoltà è un eufemismo. Dire, come fa la premier, "non l'ho fatto io, questo piano" non assolve e non serve. Sempre in politica si eredita il lavoro di chi ci ha preceduti. Sempre si fanno i conti con quel che si è trovato in dote e comunque quei soldi bisogna spenderli, il compito va terminato: andare dalla maestra a dire non mi piace non sono stato io è inutile, si impara da piccoli.

Siamo, a spanne, al dieci per cento del risultato che avremmo dovuto ottenere fin qui. Siamo, come Paese, in enorme ritardo e le prospettive di recuperarlo non ci sono - dicono con dovizia di dettaglio analisti terzi. Anzi.

Molti progetti sono raffazzonati, scusate il termine improprio ma mi auguro chiaro: sono stati buttati dentro con la pala e non rispondono ai requisiti per esempio di pubblica utilità, dunque potrebbero essere bloccati in corso d'opera. Molti altri, annunciati, non sono mai stati presentati e insomma non saremo in grado di rispettare la tabella di marcia e l'impegno preso con l'Europa allo scopo di averli, quei moltissimi soldi.

Non averli sarebbe, come capite bene, un problema grande e di tutti. Non del solo governo, di tutti gli italiani che pagano l'affitto le bollette e le imposte. Ma sarebbe assai complicato e richiederebbe una certa competenza collettiva addentrarsi in provvedimenti che riguardano licenze, appalti, norme che rimandano ad altre norme. Non farebbe audience, oltretutto, nei programmi della sera.

Vuoi mettere la proposta di multare il "forestierismo linguistico"? Fabio Rampelli più venti Fratelli d'Italia, ipotesi di sanzione da 5 a 100mila euro di multa per chi usi parole straniere specie nella pubblica amministrazione. Scopo: difendere la nostra bella lingua, a saperla. (Nessuna multa per la formula "forestierismo linguistico", peccato).

Vuoi mettere star lì a discutere su come siano stati scelti i martiri delle Fosse Ardeatine, se perché erano italiani erano alti uno e settanta o suonavano il foxtrot? Tanto basta scusarsi il giorno dopo, non intendevo, sono stato frainteso, mamma mia quanto clamore per nulla, essù. E un altro giorno lo abbiamo portato a casa.

Come capite le possibilità sono infinite, è una serie che promette decine di stagioni: l'italianità, per esempio, essere veri italiani, da cosa passa? Perché veri italiani vogliamo essere, giusto? Patriottismo tricolore, trincee alle frontiere e sangue puro. Allora, elenco.

L'ultima, proprio dell'altro giorno, è questa della farina di grilli e della carne sintetica. Che non si può, perché noi veri italiani dobbiamo mangiare autarchico, salama da sugo 'nduja e lampredotto ma anche semi e foglie, volendo, purché coltivati a casa intesa come Patria.

La questione, che entusiasma il pubblico radiofonico e social, è tuttavia delicata e complessa. Un diversivo di una certa consistenza anche politica, per così dire. Perché gli allevamenti intensivi di carne sono una sciagura (per gli animali, per l'ambiente, per gli esseri umani), perché la fame nel mondo è una piaga nota anche ai bimbi che scrivono a Babbo Natale, perché il sovranismo alimentare è una buona pratica che in alcuni Paesi del globo, specie quelli colonizzati e sfruttati dai più potenti, può restituire ai popoli che abitano quelle terre un margine di autonomia.

Quindi certo che trovare soluzioni alternative al macello sistematico di animali e allo sfruttamento finale di terra acqua e aria sarebbe una buona idea. Aggiungo - ma è proprio una nota di colore - che in Messico i bambini fanno merenda con le cavallette fritte, che la farina di grilli se non ti dicono cos'è non la distingui dalle altre e così per la carne che si riproduce in laboratorio - mi dicono, non l'ho mai provata, assicurano.

Potrebbe salvare milioni di persone dalla carestia e noi, relativamente opulenti, dall'asfissia. E dunque? Dunque niente. Vediamo come vanno le cose. Proviamo a governarle secondo buon senso con sguardo largo al resto del mondo e affidiamoci, come sempre nel resto delle pratiche, al libero mercato: chi vorrà (o potrà solo, gioco forza) mangiare sintetico lo farà. Chi vorrà farsi portare le baguette in aereo ogni mattina da Parigi, temo, pure.

È forse un tema, questo, che può distrarci dal fatto che non riusciamo a spendere i soldi che abbiamo in dote per costruire scuole strade e ospedali? È per caso un dibattito che può offuscare le politiche sul lavoro, sui redditi, sui diritti elementari delle persone?

I grilli, la farina di grilli. Dai, su. Erano quasi meglio il pericolo anarchico, i rave e le adunate sediziose, i taxi del mare. Dai veri italiani, dal genio italico con la mano sul petto ci aspettiamo di meglio. Alla prossima.