“Sono tornata a vivere, ma ora lui è libero e io ho di nuovo paura”
Brunella Giovara , di BRUNELLA GIOVARAViolenza sulle donne. La rinascita di Graziella: “Ero umiliata nel profondo. Camminavo con gli occhi a terra, non guardavo in faccia nessuno. Comunque oggi giro a testa alta”
Aveva “un bellissimo abito da sposa. Con lo strascico lungo lungo”. Ma in pochi giorni Graziella ha capito che aveva ragione sua madre: “Non sposarlo, figlia mia, non farlo”. Ormai era andata, e quel matrimonio cattivo è durato trent’anni. La scorsa estate Graziella ha avuto il divorzio. “Viva gli sposi”, le gridavano quel giorno in Sicilia, ma subito dopo sono stati botte e stupri, e paura, sempre. Anche oggi, ha paura. Bisogna averlo provato, vivere con un uomo che ti odia ma non ti lascia andare via, che ti disprezza e vuole il tuo male. “Una volta ero in ospedale per una visita, ho trovato un giornale su una sedia, diceva che c’erano dei posti dove aiutavano le donne. Me lo sono nascosto addosso e a casa l’ho riletto bene. Poi mi sono decisa”.
Si è decisa soprattutto perché il marito aveva iniziato ad attaccare i figli: “Un maschio e una femmina. Con lei soprattutto, le vietava di uscire,…
Si è decisa soprattutto perché il marito aveva iniziato ad attaccare i figli: “Un maschio e una femmina. Con lei soprattutto, le vietava di uscire,…
Aveva “un bellissimo abito da sposa. Con lo strascico lungo lungo”. Ma in pochi giorni Graziella ha capito che aveva ragione sua madre: “Non sposarlo, figlia mia, non farlo”. Ormai era andata, e quel matrimonio cattivo è durato trent’anni. La scorsa estate Graziella ha avuto il divorzio. “Viva gli sposi”, le gridavano quel giorno in Sicilia, ma subito dopo sono stati botte e stupri, e paura, sempre. Anche oggi, ha paura. Bisogna averlo provato, vivere con un uomo che ti odia ma non ti lascia andare via, che ti disprezza e vuole il tuo male. “Una volta ero in ospedale per una visita, ho trovato un giornale su una sedia, diceva che c’erano dei posti dove aiutavano le donne. Me lo sono nascosto addosso e a casa l’ho riletto bene. Poi mi sono decisa”.
Si è decisa soprattutto perché il marito aveva iniziato ad attaccare i figli: “Un maschio e una femmina. Con lei soprattutto, le vietava di uscire, di vedere dei ragazzi, di avere amiche. Era la mia stessa vita, sempre chiusa in casa. A disposizione, eh. Se lui aveva voglia mi violentava, oppure mi menava, oppure portava a casa dei regalini ai figli e diceva: la mamma questi non ve li può comprare! Io ci soffrivo”. L’indirizzo scritto sul giornale era quello di SVSeD, Soccorso Violenza Sessuale e Domestica della Clinica Mangiagalli. Lì “c’erano i medici, la psicologa, le avvocate. Tutte per me, che ero una donna umiliata nel profondo. Camminavo con gli occhi a terra, non guardavo in faccia nessuno. Oggi giro a testa alta e c’è chi mi dice che sembro più giovane dei miei 50 anni”. Una donna nuova, quindi, e anche nonna. Ma “la paura non si cancella mai, e proprio in questi giorni io penso: e se mi viene a cercare? E se mi mena?”.
L’ex marito è stato condannato a 6 anni e qualcosa di carcere. Sentenza confermata dalla Cassazione, scontata quasi tutta in carcere, a parte un pezzo ai domiciliari. Dove vive? “Nella zona nord di Milano. Io invece a sud, la città è grande ma cosa ci vuole a trovarmi… E’ un uomo vendicativo, potrebbe farmela pagare. Quindi sto molto attenta, quando esco”. Graziella lavora, fa il lavoro che faceva una volta di nascosto a casa: “Riparazioni, lavoretti di sartoria. Il mestiere di sarta mi piaceva ma non dovevo farmi vedere da lui, perché non dovevo vedere nessuno. Cucivo e poi nascondevo tutto, quando tornava. Ma avevo bisogno di soldi, non bastavano mai perché lui cambiava spesso lavoro, dovevo capirlo anche lì, era arrogante con tutti, non solo con me, perciò dopo un po’ lo mandavano via e cercava un altro posto”.
Come si può vivere, con un uomo così. “Io l’ho fatto per i bambini, per loro ho sopportato ogni cosa per anni, e molte erano orribili. Gli diceva: io vostra madre l’ho sposata perché aveva un bel fisico. Sono cose da dire a dei ragazzi? Lo faceva per farmi stare male. Io non rispondevo mai, guai a rispondere. Ero sottomessa, sì, ho faticato molto a raccontare tutte queste cose ma mi è servito. Ci ho messo un po’ a capire che non era colpa mia, perché questo mi faceva pensare lui: che era solo colpa mia. Poi ho capito che non era giusto”. E “i figli non hanno preso da lui. Mi amano e soprattutto mi rispettano. Il padre non gli manca, hanno la loro vita, si sono sposati”. Graziella non pensa a una nuova vita, a un nuovo compagno, “anche se ho avuto delle occasioni, ma non è che mi fidi tanto”.
“Ero giovane, ero una ragazza solare, lui mi ha messo in trappola. Ero come Claudia Cardinale nel film I soliti ignoti, con quel fratello siciliano che la teneva chiusa in casa. Io ero così. E qualche tempo fa ho ripreso in mano le foto del matrimonio. Le ho ancora. Io ero bella, pesavo 45 chili, quel vestito meraviglioso, ma avevo gli occhi tristi. Non mi ricordo molto di quel giorno, ma secondo me, dentro di me, io sentivo che sarebbe finita male. Così è stato”.
Si è decisa soprattutto perché il marito aveva iniziato ad attaccare i figli: “Un maschio e una femmina. Con lei soprattutto, le vietava di uscire, di vedere dei ragazzi, di avere amiche. Era la mia stessa vita, sempre chiusa in casa. A disposizione, eh. Se lui aveva voglia mi violentava, oppure mi menava, oppure portava a casa dei regalini ai figli e diceva: la mamma questi non ve li può comprare! Io ci soffrivo”. L’indirizzo scritto sul giornale era quello di SVSeD, Soccorso Violenza Sessuale e Domestica della Clinica Mangiagalli. Lì “c’erano i medici, la psicologa, le avvocate. Tutte per me, che ero una donna umiliata nel profondo. Camminavo con gli occhi a terra, non guardavo in faccia nessuno. Oggi giro a testa alta e c’è chi mi dice che sembro più giovane dei miei 50 anni”. Una donna nuova, quindi, e anche nonna. Ma “la paura non si cancella mai, e proprio in questi giorni io penso: e se mi viene a cercare? E se mi mena?”.
L’ex marito è stato condannato a 6 anni e qualcosa di carcere. Sentenza confermata dalla Cassazione, scontata quasi tutta in carcere, a parte un pezzo ai domiciliari. Dove vive? “Nella zona nord di Milano. Io invece a sud, la città è grande ma cosa ci vuole a trovarmi… E’ un uomo vendicativo, potrebbe farmela pagare. Quindi sto molto attenta, quando esco”. Graziella lavora, fa il lavoro che faceva una volta di nascosto a casa: “Riparazioni, lavoretti di sartoria. Il mestiere di sarta mi piaceva ma non dovevo farmi vedere da lui, perché non dovevo vedere nessuno. Cucivo e poi nascondevo tutto, quando tornava. Ma avevo bisogno di soldi, non bastavano mai perché lui cambiava spesso lavoro, dovevo capirlo anche lì, era arrogante con tutti, non solo con me, perciò dopo un po’ lo mandavano via e cercava un altro posto”.
Come si può vivere, con un uomo così. “Io l’ho fatto per i bambini, per loro ho sopportato ogni cosa per anni, e molte erano orribili. Gli diceva: io vostra madre l’ho sposata perché aveva un bel fisico. Sono cose da dire a dei ragazzi? Lo faceva per farmi stare male. Io non rispondevo mai, guai a rispondere. Ero sottomessa, sì, ho faticato molto a raccontare tutte queste cose ma mi è servito. Ci ho messo un po’ a capire che non era colpa mia, perché questo mi faceva pensare lui: che era solo colpa mia. Poi ho capito che non era giusto”. E “i figli non hanno preso da lui. Mi amano e soprattutto mi rispettano. Il padre non gli manca, hanno la loro vita, si sono sposati”. Graziella non pensa a una nuova vita, a un nuovo compagno, “anche se ho avuto delle occasioni, ma non è che mi fidi tanto”.
“Ero giovane, ero una ragazza solare, lui mi ha messo in trappola. Ero come Claudia Cardinale nel film I soliti ignoti, con quel fratello siciliano che la teneva chiusa in casa. Io ero così. E qualche tempo fa ho ripreso in mano le foto del matrimonio. Le ho ancora. Io ero bella, pesavo 45 chili, quel vestito meraviglioso, ma avevo gli occhi tristi. Non mi ricordo molto di quel giorno, ma secondo me, dentro di me, io sentivo che sarebbe finita male. Così è stato”.