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Caso Portanova, parla la vittima: “Fa male vederlo di nuovo in campo. Ha sempre rifiutato il confronto in aula”

Manolo Portanova

 (ansa)
Il calciatore è stato condannato in primo grado a sei anni di carcere per stupro. Da pochi giorni è stato tesserato dalla Reggiana e potrebbe tornare a giocare dopo mesi
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Distacco nel vederlo tornare in campo e continuare la vita di sempre. Ma quella ostinata difesa, così come l’invito di Manolo Portanova a dire la verità su quella notte che le ha cambiato la vita, sono come un’altra ferita. «Perché avrei dovuto inventare tutto? Il suo nome non mi ha portato nulla di positivo, non ho ottenuto niente da questa storia, solo dolore per me e la mia famiglia». Dopo mesi di silenzio, la ragazza che ha denunciato il calciatore (e tre suoi amici) per stupro di gruppo torna a parlare. Per scacciare quelle che lei e il suo avvocato, Jacopo Meini, considerano gravi illazioni.

Portanova insiste nel dichiararsi innocente.

«L’unica verità è quella che ho sempre raccontato. Non ho alcun problema a dire la verità, anzi sono io a chiedergli di farlo. Ho chiesto un confronto protetto con lui, in udienza, ma si è rifiutato. Mi chiedo, sono io che sfuggo alle domande?».

Secondo Portanova la condanna è stata frutto del clamore mediatico che ha circondato il caso.

«Ma …

Distacco nel vederlo tornare in campo e continuare la vita di sempre. Ma quella ostinata difesa, così come l’invito di Manolo Portanova a dire la verità su quella notte che le ha cambiato la vita, sono come un’altra ferita. «Perché avrei dovuto inventare tutto? Il suo nome non mi ha portato nulla di positivo, non ho ottenuto niente da questa storia, solo dolore per me e la mia famiglia». Dopo mesi di silenzio, la ragazza che ha denunciato il calciatore (e tre suoi amici) per stupro di gruppo torna a parlare. Per scacciare quelle che lei e il suo avvocato, Jacopo Meini, considerano gravi illazioni.

Portanova insiste nel dichiararsi innocente.

«L’unica verità è quella che ho sempre raccontato. Non ho alcun problema a dire la verità, anzi sono io a chiedergli di farlo. Ho chiesto un confronto protetto con lui, in udienza, ma si è rifiutato. Mi chiedo, sono io che sfuggo alle domande?».

Secondo Portanova la condanna è stata frutto del clamore mediatico che ha circondato il caso.

«Ma se è lui che continua a parlare con le televisioni e con i giornali, a fare conferenze stampa. È lui l’unico che continua ad esporsi. Non siamo noi a cercare i riflettori. Ricordo che il mio interesse nei suoi confronti nacque senza che sapessi chi fosse, e che cosa facesse nella vita. In tutto questo tempo, non ho mai chiesto, accettato, e voluto niente».

Il calciatore continua a dichiararsi innocente, a dire che il rapporto fu consensuale e a negare schiaffi e percosse. Che effetto le fa?

«Dico solo che i processi si fanno in tribunale e ci sono stati già due diversi giudici (del tribunale di Siena e del tribunale dei minori di Firenze, ndr) che hanno emesso una condanna basata su prove solide. Le lesioni messe a referto il giorno dopo al pronto soccorso, i giorni di prognosi, i messaggi e i video. Ripeto, la condanna aveva basi assolutamente concrete. Oltre ai nostri consulenti, anche quelli del pubblico ministero hanno affermato che le lesioni erano compatibili con un rapporto non consenziente».

Cosa ha pensato quando ha saputo del nuovo ingaggio?

«Uso le parole che ha già usato mio padre, non è semplice vedere una persona che ha fatto quello che ha fatto tornare alla vita di sempre. Ma cerco di non farmi coinvolgere da questo anche perché è una questione controversa, la legge prevede che la punizione venga applicata dopo una sentenza definitiva. Un processo rapido, è questo quello che mi auguro. Che ci sia giustizia anche nella sostanza, e non solo nella forma».

Il processo di appello nel frattempo si avvicina

«Confido nella giustizia, sperando che continui a fare il suo corso».

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