Pochi giorni fa un molo vuoto fotografato dai satelliti a Marina di Carrara ha diffuso il sospetto nei social di tutto il mondo: il superyacht sequestrato a Vladimir Putin sembrava fuggito in alto mare. In realtà Repubblica ha ricostruito che è stato solo trasferito in un cantiere per la manutenzione periodica: lavori molto cari, che sono tutti a carico dello Stato italiano. Sì, per mantenere il panfilo del nuovo Zar i contribuenti hanno già speso oltre quattro milioni di euro. Quasi una beffa, perché sembra molto difficile recuperare questi esborsi e il conto continua a crescere: più passa il tempo e più l’esigenza di interventi a bordo aumenta.
Lo Scheherazade è stata la preda più importante nella caccia ai tesori degli oligarchi russi scatenata dalle autorità europee come risposta all’invasione dell’Ucraina. 140 metri di lunghezza e ogni lusso immaginabile: 22 cabine per accogliere quaranta vacanzieri vip, sauna, bagno turco, sala di crioterapia, cinema, pista da ballo con tetto ap…
Pochi giorni fa un molo vuoto fotografato dai satelliti a Marina di Carrara ha diffuso il sospetto nei social di tutto il mondo: il superyacht sequestrato a Vladimir Putin sembrava fuggito in alto mare. In realtà Repubblica ha ricostruito che è stato solo trasferito in un cantiere per la manutenzione periodica: lavori molto cari, che sono tutti a carico dello Stato italiano. Sì, per mantenere il panfilo del nuovo Zar i contribuenti hanno già speso oltre quattro milioni di euro. Quasi una beffa, perché sembra molto difficile recuperare questi esborsi e il conto continua a crescere: più passa il tempo e più l’esigenza di interventi a bordo aumenta.
Lo Scheherazade è stata la preda più importante nella caccia ai tesori degli oligarchi russi scatenata dalle autorità europee come risposta all’invasione dell’Ucraina. 140 metri di lunghezza e ogni lusso immaginabile: 22 cabine per accogliere quaranta vacanzieri vip, sauna, bagno turco, sala di crioterapia, cinema, pista da ballo con tetto apribile, due piazzole per l’atterraggio di elicotteri. Design esterno curato dall’archistar Espen Oeino e interni firmati dall’altrettanto famoso François Zuretti. Ci sono quattro suite, che prevedono anche un piano a coda: il top sono i due appartamenti presidenziali sul ponte panoramico, riservati all’ospite più importante, con bagni in marmo e ampie cabine armadio. L’equipaggio conta 93 dipendenti, tra marinai, addetti al servizio e personale della sicurezza che si occupa pure dei sistemi speciali per impedire l’avvicinamento dei droni. A testimonianza dell’attenzione per la privacy, non ci sono piscine che potrebbero esporre gli ospiti ai fotografi.
Questa reggia navigante è stata consegnata dai cantieri tedeschi Lurssen nel giugno 2020: il prezzo ufficiale è di 583 milioni di euro, ma con le apparecchiature extra si sarebbero sfiorati i 700 milioni. Come spesso accade in questi casi, è difficile risalire alla proprietà reale. Il panfilo è intestato alla Bielor Asset Ltd, una società offshore delle Marshall Islands che aveva come amministratore delegato lo svizzero Daniel Kolarov, poi sostituito da Ivan Kolarov, un bulgaro residente in Germania e quindi cittadino dell’Unione Europea. Pochi giorni dopo l’attacco russo contro Kiev e l’inizio delle sanzioni, veniva indicato come presidente della Bielor Eduard Khudaynatov: l’ex numero uno del colosso petrolifero Rosneft considerato molto vicino al Cremlino. Lo stesso Kolarov è ritenuto uomo di fiducia dei circoli putiniani, tanto da risultare intestatario di altri due megayacht, l’Amadea e il Crescent, bloccati rispettivamente dalle autorità statunitensi e spagnole.
Barche che impallidiscono al confronto con lo Scheherazade, che secondo le intelligence occidentali è destinato all’uso personale di Vladimir Putin: un’indicazione confermata dalle indagini del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria delle Fiamme Gialle. Per questo il 6 maggio 2022 è stato “congelato” per decisione dell’allora ministro delle Finanze Daniele Franco. Una condizione giuridica particolare, che obbliga lo Stato italiano a garantire che resti in condizioni perfette con un impegno gravoso.
La gestione è in mano all’Agenzia del Demanio, che lo ha affidato in custodia a Giovanni Costantino, titolare dell’Italian Sea Group, una delle aziende leader del settore. Subito è emerso il problema della manutenzione. C’era infatti da saldare la fattura dei lavori già effettuati a Marina di Carrara: all’inizio è stata girata al titolare formale, Eduard Khudaynatov, perché non era sottoposto alle sanzioni. Ma nel giugno 2022 sono scattati provvedimenti anche contro di lui, bloccandogli anche due immobili di grande prestigio: Villa Altachiara a Portofino e Villa Serena nel cuore di Roma.
Da quel momento, tocca allo Stato farsi carico dello yacht di Putin. Oltre al conto in sospeso di sei milioni mandato all’oligarca del petrolio, lo Stato ha già sborsato altri quattro milioni. E molti altri ne occorreranno, perché un gioiello del genere anche se rimane all’ancora richiede attenzioni ad alto costo da parte di tecnici qualificati e artigiani specializzati. Come si recupereranno tutti i soldi spesi per mantenere efficiente l’ammiraglia di Putin? Difficile prevederlo: se un giorno dovesse cadere l’embargo, si potrebbe chiederne il pagamento prima di sbloccare lo Scheherazade.
Problemi simili li hanno tutti i governi dell’Unione, che un mese fa hanno posto il problema nel Consiglio d’Europa: ci sono beni e azioni congelate per un importo di 200 miliardi, che al momento hanno solo costi di gestioni. La proposta è quella di incamerare i profitti generati da alcuni di questi investimenti russi, usandoli per risarcire l’Ucraina. Ma la soluzione giuridica appare lontana e ancora più complesso sembra trovare un modo per procedere alle confische definitive. E se anche un giorno l’Italia diventasse proprietaria del panfilo, chi oserebbe comprarlo sfidando l’ira del Cremlino?