Montespluga, il villaggio etico senza funivie né cannoni
di Francesca Santolini“Homeland” significa patria, ma anche luogo di origine, un posto dove ci si sente a casa. Come a Montespluga, villaggio alpino in provincia di Sondrio, dove è sorto il primo comprensorio sciistico in Europa senza impianti di risalita e senza neve artificiale.
"La vita a contatto con la natura”
L’idea è venuta a Tommaso Luzzana e Paolo Pichiello, fondatori di un’agenzia di eventi a Milano, ma a gestire l’attività con passione e impegno è Walter Bossi, ventiseienne brianzolo, che trascorre qui tutti i fine settimana, da dicembre ad aprile. A Homeland “si vive la neve a contatto con la natura, non servono funivie e ski-lift. Si sale in cima sulla neve fresca senza impianti, esattamente come si faceva un tempo”, racconta Bossi.
Il santuario dello sci alpinismo
La zona del Passo Spluga è da sempre uno dei santuari dello sci alpinismo, un paradiso alpino ancora selvaggio e preservato dagli impianti di risalita. “Vogliamo creare un’alternativa allo sci alpino classico. Noi lavoriamo sul conc…
“Homeland” significa patria, ma anche luogo di origine, un posto dove ci si sente a casa. Come a Montespluga, villaggio alpino in provincia di Sondrio, dove è sorto il primo comprensorio sciistico in Europa senza impianti di risalita e senza neve artificiale.
"La vita a contatto con la natura”
L’idea è venuta a Tommaso Luzzana e Paolo Pichiello, fondatori di un’agenzia di eventi a Milano, ma a gestire l’attività con passione e impegno è Walter Bossi, ventiseienne brianzolo, che trascorre qui tutti i fine settimana, da dicembre ad aprile. A Homeland “si vive la neve a contatto con la natura, non servono funivie e ski-lift. Si sale in cima sulla neve fresca senza impianti, esattamente come si faceva un tempo”, racconta Bossi.
Il santuario dello sci alpinismo
La zona del Passo Spluga è da sempre uno dei santuari dello sci alpinismo, un paradiso alpino ancora selvaggio e preservato dagli impianti di risalita. “Vogliamo creare un’alternativa allo sci alpino classico. Noi lavoriamo sul concetto di montagna vergine priva di impianti, che porta altri valori, quello della fatica, della sicurezza e del guadagnarsi la discesa. E soprattutto il valore dell’esplorazione, quello che si è perso nello sci alpino commerciale”, prosegue Bossi. Lo slogan di Homeland è “Impara, esplora”, perché qui è possibile fare anche attività didattiche, per imparare ad esempio come evitare il rischio valanghe, studiando il manto nevoso e leggendo le pendenze. Soprattutto, “si dorme in tenda sotto le stelle quando le temperature lo permettono”.
La crisi climatica
Un progetto visionario legato alla crisi climatica, ma anche alla crisi dell’industria sciistica, soprattutto italiana, visto che l’Italia, tra i Paesi alpini, è quello che più dipende dalla neve artificiale, con il 90 % delle piste innevate con i cannoni, secondo le ultime stime di Legambiente.
Lo stanziamento di 200 milioni: “Ma non è più sostenibile”
Il Ministero del Turismo, con un avviso pubblico del 28 giugno 2023, ha stanziato 200 milioni di euro fino al 2026, per interventi di ristrutturazione, ammodernamento e manutenzione degli impianti di risalita e innevamento artificiale delle piste. Una cifra di 200 milioni di euro per sostenere un sistema, quello del turismo invernale basato sull’innevamento artificiale, che non è più sostenibile e che tra l’altro serve ogni anno di meno: gli impianti dismessi sono in tutto 249, quelli temporaneamente chiusi 138.
Quella della neve artificiale è una macchina elefantiaca che invece di risolvere un problema, lo ingigantisce. Una politica miope che non ci possiamo più permettere, soprattutto perché i cannoni da neve consumano enormi quantità di energia.
L’aumento dei costi per la neve artificiale
Non a caso negli altri Paesi alpini sta passando la linea lungimirante del “si scia fintanto che la neve stagionale lo permette”, anche per l’aumento dei costi economici della neve artificiale, che sono lievitati negli ultimi anni (dai 2 euro a metro cubo del 2021/22 ai 3/7 euro al metro cubo del 2022/23) e che, è bene ribadirlo, sono oneri a carico della pubblica amministrazione. Cioè di noi cittadini, sciatori o meno.
Il consumo di acqua
Utilizzata a partire dagli anni ’70 per compensare eventi episodici di scarso innevamento, la neve artificiale è ormai usata per allungare la stagione sciistica, e talora addirittura per garantirne la praticabilità: attualmente il consumo di acqua per l’innevamento artificiale varia da un minimo di 52 milioni di metri cubi d’acqua, ad un massimo di 95 milioni a stagione, e supera talvolta il consumo domestico annuo di intere comunità locali, con pesanti conseguenze anche sulla disponibilità della stessa risorsa acqua.
"Lo sci ha una data di scadenza”
“Qui da noi - spiega Bossi - comanda la montagna, non i cannoni spara neve. Lo sci così come lo conosciamo ha una data di scadenza, in futuro bisognerà adattarsi alla montagna e non adattare la montagna all’essere umano, come è stato fatto negli ultimi cinquanta anni”.