Quando mi hanno chiamato "mammo", io ho risposto no, sono un papà
Il congedo paritario obbligatorio è una questione di equità
Le donne con figli nel lungo periodo arrivano ad avere il 50% di stipendio in meno rispetto alle colleghe senza
Verso un congedo paritario
La differenza tra le forme di congedo previste per i neogenitori limitano il diritto degli uomini di prendersi cura dei figli ingabbiando le donne nel ruolo di madri. Ma qualcosa sta cambiando
di Chiara Nardinocchi
Dieci giorni contro cinque mesi. Questo è quanto prevede lo stato per i congedi obbligatori rispettivamente di padri e madri. Due tempi che sottendono ritmi diversi, rafforzano pregiudizi e riescono in un colpo solo a discriminare entrambe le figure genitoriali: i padri in quanto uomini, le donne in quanto madri.
La mancanza strutturale di un welfare efficace e capace di supportare saldamente le famiglie con figli sta facendo scricchiolare sempre più un sistema che fino ad oggi si è retto esclusivamente sulle spalle delle donne, con il risultato di estrometterle dal mercato del lavoro e al contempo escludere gli uomini dalla cura dei figli.
I congedi parentali sono il campo di una battaglia in cui si scontrano e si intrecciano nuove figure genitoriali, un mercato del lavoro ancora succube di vecchi standard e uno Stato sempre più assente che ha fatto delle misure spot ed inefficaci sul lungo periodo lo slogan di un’ininterrotta campagna contro il calo demografico.