Laika: “Nel mio murale-omaggio lo sguardo di Murgia è un faro sui diritti che la destra oscura”
di Viola GiannoliROMA - Tuta da lavoro, maschera bianca per nascondere il volto, Laika dipinge a 20 metri d’altezza sul cestello di una gru. Street artist, attachina, artista, anzi “artivista” dall’identità ignota, da una settimana insieme alla sua squadra - tre creativi con il passamontagna nero sul viso - Laika lavora al gigante murale per Michela Murgia, un’opera iconica, la più grande che abbia mai realizzato, più di 100 mq di vernice mischiata a vinavil per renderla ancora più resistente. L’omaggio di Roma alla scrittrice e intellettuale sarda adottata dalla capitale voluto da Arcigay Roma, curato da Pietro Turano, accolto dalla maggioranza del V municipio che ha messo a disposizione la facciata della sede e realizzato grazie al sostegno di Einaudi, Mondadori e Rizzoli.
Laika, perché un murales per Michela Murgia?
"Difficile non volerla omaggiare… Era un faro di resistenza culturale in un paese che fa fatica a progredire, anzi che spesso arretra”.
Qual è la sua eredità più importante?
“Un’eredi…
ROMA - Tuta da lavoro, maschera bianca per nascondere il volto, Laika dipinge a 20 metri d’altezza sul cestello di una gru. Street artist, attachina, artista, anzi “artivista” dall’identità ignota, da una settimana insieme alla sua squadra - tre creativi con il passamontagna nero sul viso - Laika lavora al gigante murale per Michela Murgia, un’opera iconica, la più grande che abbia mai realizzato, più di 100 mq di vernice mischiata a vinavil per renderla ancora più resistente. L’omaggio di Roma alla scrittrice e intellettuale sarda adottata dalla capitale voluto da Arcigay Roma, curato da Pietro Turano, accolto dalla maggioranza del V municipio che ha messo a disposizione la facciata della sede e realizzato grazie al sostegno di Einaudi, Mondadori e Rizzoli.
Laika, perché un murales per Michela Murgia?
"Difficile non volerla omaggiare… Era un faro di resistenza culturale in un paese che fa fatica a progredire, anzi che spesso arretra”.
Qual è la sua eredità più importante?
“Un’eredità spirituale, preziosissima in termini di diritti civili e sociali, soprattutto riguardo la “queerness”, la genitorialità (i figli d’anima) e la famiglia (quella che ti scegli). Michela aveva uno sguardo lucido sul presente e una visione lungimirante. Non era una voce e basta, ci ha dato strumenti per leggere e affrontare la contemporaneità”.
Sul murale c’è Murgia, quella degli ultimi mesi, con il cappello-turbante in testa, davanti all’arcobaleno simbolo del movimento Lgbtqia+.
“L’opera prende spunto da una foto di Michela scattata da Lorenzo Terenzi, a bordo dell’Orient Express. Ho amato il suo sguardo, consapevole e lucido riguardo il futuro. Lo sguardo di chi ha scelto di celebrare la vita fino alla fine”.
Com’è nata l’opera?
”Dall’incontro con Pietro Turano che voleva realizzare un muro “legale” con me e Arcigay Roma. Ho proposto il soggetto perché da tempo volevo omaggiarla anche se avevo pensato a un poster cartaceo nella sua Cabras, Pietro si è emozionato, ha chiamato subito la famiglia d’anima di Michela e poi... bozzetto, iter burocratico, logistica, colori, cantiere… Eccoci qui, tra due giorni lo inauguriamo".
Su un muro istituzionale, nel V municipio, come mai?
"La scelta è stata di Arcigay Roma, io in genere scelgo quelli illegali. Ma il V municipio, ecco il legame con Murgia, certo è un punto di riferimento per la comunità Queer e artistica della città: qui c’è molta “frociaggine” per fortuna”.
Le istituzionali nazionali però, o meglio il governo, remano nella direzione opposta su unioni gay, adozioni omogenitoriali, gestazione per altri, famiglie non tradizionali, aborto.
"Sono preoccupata perché questo governo di destra ha deciso di cancellare anni di lotte in termini di diritti e vuole farci piombare in un medioevo culturale. Vengono legittimate e finanziate Associazioni come ProVita & Famiglia che vogliono far ascoltare il battito del feto alle donne che vogliono abortire. Non comprendo il perché si debba imporre il proprio credo, la propria visione della famiglia e dell’amore a chi la pensa diversamente. Abbiamo al potere un governo che si definisce pro-vita ma che lascia morire i migranti in mare. Un governo che dice di voler difendere i bambini e poi mette in pericolo i loro diritti perseguitando le famiglie omogenitoriali”.
A proposito, il murale di Murgia non era ancora finito che già aveva scatenato un mare di polemiche da destra.
"Chi ha diffuso l’immagine del rendering per attaccarmi ora si starà mangiando le mani: l’opera ha fatto un rumore pazzesco, anche grazie alle polemiche. Certa gente dovrebbe rassegnarsi al fatto che Michela Murgia e la sua eredità continueranno a vivere e a far rumore per sempre e che la lotta per i diritti civili e sociali non potrà essere messa a tacere. Nessuno qui è disposto a fare un passo indietro”.
I ProVita la accusano “beni pubblici per imporre propaganda politica e ideologica”. Come risponde?
“L’unica propaganda ideologica è la loro, che invadono spazi e servizi pubblici per imporre la propria dottrina medievale. Michela meriterebbe molto più di questo muro”.
E invece c’è chi sostiene sia “un’autrice decisamente divisiva” e per questo non meriti l’omaggio di Roma. Che ne pensa?
“Michela Murgia può essere divisiva solo per i fascisti”.
Da Fratelli d’Italia dicono pure che il murale sia fuori contesto. Un attacco strumentale?
“Fuori contesto sono le vie ad Almirante ed altri personaggi ambigui della storia del nostro Paese”.
A lei invece, Laika, la chiamano “sedicente street artist”. Offesa?
“Sono sempre i ProVita a farlo, per me è una medaglia in questa lotta contro i bigotti e i fascisti”.
Per il suo lavoro è stata anche minacciata, cosa prova?
“Ci ho fatto l’abitudine. Ne ho collezionate tante di minacce nel tempo: dai pro vita, ai neofascisti, ai nazionalisti ungheresi. Ho la maschera che mi protegge e che mi garantisce di continuare a fare il mio lavoro senza che nessuno mi aspetti sotto casa”.
Tra le ultime opere realizzate C’è un poster di Ilaria Salis che spezza le catene. Ora che è libera?
"La notte dei risultati, quando la notizia dell’elezione era praticamente certa, ho ricevuto una foto del padre Roberto che stringe il pugno per dire “ce l’abbiamo fatta”. È stata un’emozione forte. Sono felice non sia più in Ungheria sottoposta ingiustamente a un regime carcerario che viola i diritti umani. E sono ancora più felice che una vera antifascista sia a Bruxelles, a difenderci dalle destre estreme”.
Ha realizzato presepi con due Madonne, abbracci tra migranti e italiani, poster pacifisti, celebrato artisticamente la legalizzazione dell’aborto in Argentina, ritratto donne partigiane. Artista-attivista, così si definirebbe?
"Amo utilizzare il neologismo di Trione: Artivista. Unisco il mio lavoro di street artist al mio “io politico”, alla voglia di lottare contro le ingiustizie, sempre dalla parte dei diritti umani”.
Nelle sue opere ha preso di mira La Russa, Salvini, Piantedosi. E, fuori dai confini, Donald Trump. Tre sono al governo e in maggioranza, con la destra, in Italia, l’altro potrebbe essere rieletto a breve negli Stati Uniti. Preoccupata dal futuro?
“Un’onda nera e nazionalista ci sta travolgendo, difficile non preoccuparsi. La sinistra deve tornare ad occuparsi dei ceti più bassi, deve mettere in primo piano i diritti sociali e civili, invece di quelli delle lobby delle banche e dei grandi capitali. Solo così possiamo evitare il peggio. La gente è sfiduciata ed è facile spesso trovare rifugio in partiti, movimenti che professano l’amore per la patria, che ti fanno credere che la causa di tutti i tuoi problemi siano “gli stranieri, i gay, le lesbiche ecc.”. In Francia è stata sventata una tragedia politica ma non basta, c’è bisogno anche lì di una sinistra vera, di rottura anche con le politiche di Macron, altrimenti l’onda nera, come ha detto Marine Le Pen, è solo rimandata”.