Rettrice Daniela Mapelli, l’Università di Padova, nata da una costola dell’Alma Mater, ha compiuto il sorpasso. Com’è stato possibile questo risultato?
«Grazie alle politiche che stiamo portando avanti da anni. Siamo un ateneo con più di 74mila studenti e abbiamo sempre cercato di migliorare l’offerta formativa. Abbiamo investito sulla didattica innovativa, puntando su una prospettiva esperienziale con i laboratori didattici».
Dove avete concentrato la maggior parte degli investimenti?
«Sicuramente sull’internazionalizzazione: abbiamo circa 7.500 studenti che vengono dall’estero, numeri cresciuti soprattutto negli ultimi tre anni. Nell’anno accademico 2024-2025 avremo 207 corsi di studio, 50 interamente…
Rettrice Daniela Mapelli, l’Università di Padova, nata da una costola dell’Alma Mater, ha compiuto il sorpasso. Com’è stato possibile questo risultato?
«Grazie alle politiche che stiamo portando avanti da anni. Siamo un ateneo con più di 74mila studenti e abbiamo sempre cercato di migliorare l’offerta formativa. Abbiamo investito sulla didattica innovativa, puntando su una prospettiva esperienziale con i laboratori didattici».
Dove avete concentrato la maggior parte degli investimenti?
«Sicuramente sull’internazionalizzazione: abbiamo circa 7.500 studenti che vengono dall’estero, numeri cresciuti soprattutto negli ultimi tre anni. Nell’anno accademico 2024-2025 avremo 207 corsi di studio, 50 interamente in inglese: è un plus che attrae studenti dall’estero ma che fa bene anche ai nostri ragazzi che acquisiscono il linguaggio tecnico che poi li agevolerà nel lavoro».
Quali servizi date a questi studenti?
«Abbiamo istituito un international office e siamo l’unico ateneo con un ufficio della Questura dentro i nostri spazi. Lo studente internazionale vi si può recare per il permesso di soggiorno e la tessera sanitaria. Ma abbiamo avuto un punteggio alto per i servizi che eroghiamo a tutti gli studenti. Non solo vitto e alloggio ma anche borse di studio: solo negli ultimi 5 anni abbiamo aggiunto ai fondi regionali oltre 25 milioni di euro per le borse di studio».
Com’è la situazione degli spazi?
«Ci sono oltre 7mila postazioni nelle aule studio, ma abbiamo anche working room per il lavoro di gruppo e common room dove pranzare insieme usufruendo di forni a microonde e frigoriferi. Così aiutiamo i pendolari».
Dove si può migliorare?
«Possiamo e dobbiamo farlo, ovunque. Stiamo investendo moltissimo anche sull’offerta post-lauream: competenze per persone che sono già inserite nel mondo del lavoro. Ci sono master e dottorati di ricerca, con altissimi tassi di occupazione e uno stipendio, per chi si diploma, sopra la media nazionale. A livello europeo il mondo dell’istruzione chiede le cosiddette “microcredenziali”, pacchetti che arricchiscono e certificano le competenze per persone già uscite dal mondo universitario».
Migliorare cambiando: è questa la formula vincente?
«Sono trascorsi 802 anni dalla fondazione dell’Università di Padova: siamo orgogliosi della nostra storia, che è sempre in continua evoluzione. Traiamo spunti da questi 802 anni di storia ma continuando sempre a guardare al futuro».