✕

Il giorno della Cassiopea in Albania: la rotta con Shengjin e il raddoppio degli arrivi dalla Libia

(ansa)

Ascolta l'audio

Oltre tremila migranti sbarcati nell’ultimo mese: sono partiti tutti dalla Libia nei giorni del caso Almasri
2 minuti di lettura

Roma — Duemilaseicento nell’ultima settimana, 1.400 solo nel weekend proprio nei giorni in cui il pattugliatore Cassiopea stazionava appena fuori dalle acque territoriali italiane sulla rotta dalla Libia alla Lampedusa. Gennaio non è ancora finito e gli sbarchi di migranti hanno già superato quota 3.000, un’impennata inattesa che ha fatto scattare l’allerta al Viminale. Soprattutto perché l’improvviso + 135% negli sbarchi arriva d’inverno e dopo un 2024 che ha fatto segnare un consolidato -58%, medaglia al petto del governo Meloni sempre più convinto dell’efficacia della sua strategia a due punte: i patti con Libia e Tunisia e l’apertura dei centri in Albania.

E però i tremila migranti approdati a gennaio sono partiti tutti dalla Libia, mentre dalla Tunisia gli sbarchi sono quasi azzerati. Ed è difficile spiegarlo solo con il bel tempo. È la dimostrazione, coincisa con il caso del comandante libico Almasri arrestato e subito liberato, di quanto l’Italia sia ricattabile da parte dell…

Roma — Duemilaseicento nell’ultima settimana, 1.400 solo nel weekend proprio nei giorni in cui il pattugliatore Cassiopea stazionava appena fuori dalle acque territoriali italiane sulla rotta dalla Libia alla Lampedusa. Gennaio non è ancora finito e gli sbarchi di migranti hanno già superato quota 3.000, un’impennata inattesa che ha fatto scattare l’allerta al Viminale. Soprattutto perché l’improvviso + 135% negli sbarchi arriva d’inverno e dopo un 2024 che ha fatto segnare un consolidato -58%, medaglia al petto del governo Meloni sempre più convinto dell’efficacia della sua strategia a due punte: i patti con Libia e Tunisia e l’apertura dei centri in Albania.

E però i tremila migranti approdati a gennaio sono partiti tutti dalla Libia, mentre dalla Tunisia gli sbarchi sono quasi azzerati. Ed è difficile spiegarlo solo con il bel tempo. È la dimostrazione, coincisa con il caso del comandante libico Almasri arrestato e subito liberato, di quanto l’Italia sia ricattabile da parte della Libia da sempre in grado di aprire e chiudere i rubinetti dei flussi migratori? «Sempre tantri bangladesi, ma stanno arrivando tantissimi siriani: non c’è ancora un’analisi precisa di quanto sta accadendo - dice una fonte di governo - di certo non c’è un disimpegno della Libia, solo che stanno partendo davvero in tanti».

Il terzo viaggio verso l’Albania

Di più: il terzo viaggio verso l’hotspot di Shengjin, dove la Cassiopea approda stamattina con 49 migranti a bordo, è la dimostrazione plastica di quanto il protocollo Albania sia solo una costosissima operazione di facciata del tutto irrilevante rispetto alla consistenza dei flussi migratori verso l’Italia. E questo indipendentemente dalle decisioni dei giudici. I numeri dell’ultimo viaggio sono eloquenti: il 24 e 25 maggio, giorni in cui la Cassiopea stazionava di fronte a Lampedusa, sono stati ben 945 i migranti intercettati dalle motovedette di guardia costiera e guardia di finanza. Di questi, poco meno della metà (421) sembravano avere le caratteristiche richieste per essere sottoposti alle procedure accelerate di frontiera, ma alla fine dello screening solo 49 sono rimasti a bordo della Cassiopea, gli altri 896 sono stati portati a Lampedusa. Il 5 %, tanto - alla fine - incide il protocollo Albania sugli sbarchi dei migranti in Italia. Una percentuale irrisoria dall’effetto deterrenza praticamente nullo ma capace di moltiplicare i costi già abnormi. «Se anche andasse tutto come vorrebbe il governo - calcola Matteo Villa, direttore del DataLab dell’Ispi - e dunque a centri a capienza piena per tutto l’anno spenderemmo 340 euro al giorno per migrante, oltre nove volte di quello che costa l’accoglienza in Italia, per ottenere un effetto dissuasivo nullo. E questo a prescindere dal diritto».

Giovedì le decisioni dei giudici sui fermi

I 24 migranti finora portati in Albania con i primi due viaggi, ad ottobre e novembre, sono stati tutti riportati in Italia dopo 48 ore per la mancata convalida dei loro fermi da parte dei giudici del tribunale di Roma. Adesso l’esito di questo terzo viaggio si annuncia decisivo per il futuro dei centri di Gjader e Shengjin. Già questa mattina, allo sbarco, si vedrà se tutti e 49 i migranti sbarcati, provenienti da Bangladesh, Egitto, Costa d’Avorio e Gambia passeranno lo screening o se qualcuno di loro verrà dichiarato soggetto fragile o minore e rispedito subito in Italia. A monitorare questo primo passaggio, in assenza degli operatori specializzati Oim ( che non ha rinnovato in tempo la convenzione con il Viminale), arriverà una delegazione di parlamentari dell’opposizione e del Tavolo asilo e immigrazione. Poi tutti a Gjader in attesa delle udienze in videoconferenza con le aule del tribunale di Roma per la convalida dei fermi. A decidere, per la prima volta, saranno sei giudici della Corte d’appello a cui il governo ha passato la competenza togliendola alle sezioni immigrazione, Ma a valutare saranno alcuni degli stessi giudici che si sono espressi in passato. E difficilmente, in assenza del verdetto della Corte di giustizia europea sulla lista dei Paesi sicuri atteso per il 25 febbraio, arriveranno ad una decisione diversa.

Leggi i commenti