I disegni di Adam in volo: via dalla guerra, è a Milano
di Michele BocciMILANO – Dicono che quando l’aereo è decollato abbia fatto un sorriso. È stato solo il primo, poi, via via che la meta si avvicinava, il suo sguardo brillava sempre di più quando incontrava quello degli altri. Chissà poi cosa ha pensato Adam cinque ore dopo, quando alle 23.06 ha sentito le ruote del C130 toccare la pista di Linate. La frenata, il rumore, gli sguardi soddisfatti delle persone dentro l’aereo. Forse, che la sua vita potrebbe essere ricominciata qui, alla periferia di una grande città di un paese lontano. Dove non ci sono macerie e bombe dalle quali scappare. Intanto sa che gli aggiusteranno il braccio sinistro, e questo per lui è già importantissimo. Non funziona più perché l’esplosione ha rotto le ossa e lesionato i nervi. Deve spostarlo con il destro quando si siede. E chissà cosa potranno fare al Niguarda di Milano per la sua anima, straziata dalla morte di tutti i suoi nove fratelli e del padre, uccisi da un bombardamento israeliano.
MILANO – Dicono che quando l’aereo è decollato abbia fatto un sorriso. È stato solo il primo, poi, via via che la meta si avvicinava, il suo sguardo brillava sempre di più quando incontrava quello degli altri. Chissà poi cosa ha pensato Adam cinque ore dopo, quando alle 23.06 ha sentito le ruote del C130 toccare la pista di Linate. La frenata, il rumore, gli sguardi soddisfatti delle persone dentro l’aereo. Forse, che la sua vita potrebbe essere ricominciata qui, alla periferia di una grande città di un paese lontano. Dove non ci sono macerie e bombe dalle quali scappare. Intanto sa che gli aggiusteranno il braccio sinistro, e questo per lui è già importantissimo. Non funziona più perché l’esplosione ha rotto le ossa e lesionato i nervi. Deve spostarlo con il destro quando si siede. E chissà cosa potranno fare al Niguarda di Milano per la sua anima, straziata dalla morte di tutti i suoi nove fratelli e del padre, uccisi da un bombardamento israeliano.
Alla partenza aveva dolore al braccio e gli hanno dato dei sedativi. In volo è stato tranquillo, ha disegnato a lungo, dormito, ha mangiato un po’ e qualche volta è andato ad affacciarsi al finestrino, per vedere il mondo di sotto. La madre Alaa gli è stata sempre vicino ed è scesa con lui, un po’ frastornato da cameraman e fotografi, dal velivolo dell’aeronautica. A Repubblica la donna aveva detto di voler «scrivere una nuova pagina della nostra vita», e in questa serata ha iniziato a vergare le prime parole sul foglio. Sulla pista c’è una sorpresa anche per lei. Non sa che ad aspettarla c’è sua sorella, arrivata dal Canada. Non si vedono da dodici anni. Intorno a loro ci sono gli infermieri e i medici che hanno assistito e rassicurato lui e gli altri cinque bambini feriti. Due saranno curati al Policlinico di Milano e al Papa Giovanni XXIII di Bergamo, altri tre sono stati prelevati sulla pista dalle ambulanze e portati a Torino. I sanitari che hanno voltato da Israele sono professionisti esperti, appartengono alla centrale Cross del Dipartimento di Protezione Civile e hanno allestito gli aerei dell’Aeronautica militare di Pisa con la strumentazione sanitaria necessaria all’assistenza anche di pazienti critici. Hanno trasportato centinaia di feriti nel nostro paese da zone di crisi in tutto il mondo.
È dunque conclusa la missione del governo per portare in Italia Adam, 11 anni, ma anche altri feriti, in tutto 17, che sono stati caricati a bordo di tre aerei dell’Aeronautica decollati martedì dall’aeroporto di Pisa. Ieri sono ripartiti dall’aeroporto Ramon di Eilat in Israele tra le 17 e le 17.30. Hanno trasportato anche 55 accompagnatori su quattro scali. Oltre a quello lombardo, Padova, Pratica di Mare a Roma e poi (sempre lo stesso aereo) di nuovo la città toscana da dove era iniziata l’operazione. I feriti saranno ricoverati nelle strutture di sei regioni. L’Italia è uno dei paesi che ha soccorso il maggior numero di bambini palestinesi vittime della guerra, come ha ricordato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ieri era a Linate. Fino ad oggi le evacuazioni sanitarie hanno permesso di ricoverare 133 bambini di Gaza. «È stata la famiglia di Adam a scegliere di venire in Italia – ha detto ieri sera in aeroporto il ministro Tajani - Avevano altre possibilità ma ci hanno scelto così come altri palestinesi che hanno lasciato Gaza. Continueremo ad aiutarli in tutti i modi possibili, nei loro volti c’è l’orrore della guerra. Basta bombardamenti».
La storia di Adam ha commosso il mondo. Il 24 maggio è stato l’unico di dieci fratelli sopravvissuto a un bombardamento israeliano su Khan Younis. Anche il padre era rimasto ferito ed è morto nei giorni successivi. La madre Alaa al-Najjar è una pediatra e si trovava in ospedale quando la sua famiglia è stata quasi completamente cancellata. All’arrivo ha detto: “Grazie Italia, è un piacere essere qui”. L’unica scintilla di speranza nel futuro era quel bambino, rimasto ferito, ma comunque ancora vivo. I parenti hanno chiesto aiuto per curarlo fuori dalla Palestina e l’Italia si è offerta di accogliere lui e la madre. Così è nata la missione che si è conclusa ieri nella notte.