S’indaga per incendio, omicidio e lesioni colpose. Si interrogano decine di testimoni, tra cui Jacques e Jessica Moretti, i gestori del Le Constellation. Si iniziano a mettere dei punti fermi, come le candele incandescenti sulle bottiglie di champagne avvicinate troppo al soffitto, che avrebbero scatenato il rogo, motivo per cui anche i protagonisti dello “spettacolo” potrebbero essere chiamati a risponderne. Se ancora vivi. Ed emergono nuovi sospetti, per esempio sui lavori di ristrutturazione e sul materiale non ignifugo del tetto: nel mirino uno strato di schiuma acustica, materiale che potrebbe aver favorito la propagazione delle fiamme.
«L’indagine determinerà se questa schiuma è conforme, se è la fonte del problema o meno. Ci concentriamo proprio su questo», conferma la procuratrice generale del Canton Vallese, Béatrice Pilloud, durante una conferenza stampa a Sion. Parte dell’indagine, spiega, si basa anche sui drammatici video che girano in queste ore. Ragazzi con le bottig…
S’indaga per incendio, omicidio e lesioni colpose. Si interrogano decine di testimoni, tra cui Jacques e Jessica Moretti, i gestori del Le Constellation. Si iniziano a mettere dei punti fermi, come le candele incandescenti sulle bottiglie di champagne avvicinate troppo al soffitto, che avrebbero scatenato il rogo, motivo per cui anche i protagonisti dello “spettacolo” potrebbero essere chiamati a risponderne. Se ancora vivi. Ed emergono nuovi sospetti, per esempio sui lavori di ristrutturazione e sul materiale non ignifugo del tetto: nel mirino uno strato di schiuma acustica, materiale che potrebbe aver favorito la propagazione delle fiamme.
«L’indagine determinerà se questa schiuma è conforme, se è la fonte del problema o meno. Ci concentriamo proprio su questo», conferma la procuratrice generale del Canton Vallese, Béatrice Pilloud, durante una conferenza stampa a Sion. Parte dell’indagine, spiega, si basa anche sui drammatici video che girano in queste ore. Ragazzi con le bottiglie in mano e le candele scintillanti. Camerieri in spalla ai colleghi sempre con le stesse bottiglie, ma troppo vicini al tetto. Le fiamme che partono dal soffitto: qualche giovane prova a spegnerle con una giacca, qualcun altro balla e fa i video. L’allarme non scatta subito ma in pochi minuti il seminterrato del bar diventa una trappola.
Dalla quale è difficile uscire. Una sola scala «angusta» porta al piano di sopra e quindi alla salvezza. Ci sarebbe un’uscita d’emergenza anche al piano di sotto, ma pare non sia facilmente identificabile – così racconta a Repubblica Gabriele, un ragazzo che ha frequentato il locale – e comunque conduce alla scala esterna di un condominio. Non proprio una via di fuga agevole.
«Tutto suggerisce che l’incendio sia partito dalle candele incandescenti o dagli accendini posizionati sulle bottiglie di champagne, che sono state poi avvicinate troppo al soffitto», dice la procuratrice. «L’indagine successiva si concentra sui lavori svolti all’interno del bar, sui materiali utilizzati, sui permessi di esercizio e sulle misure di sicurezza, inclusi estintori, vie di fuga, conformità alle norme antincendio».
Il punto è capire se ci sono responsabilità penali e a carico di chi. «In tal caso, e se queste persone sono ancora in vita, verrà aperta un’inchiesta nei loro confronti». Segno che gli approfondimenti non riguardano solo i gestori, ma anche chi materialmente quelle fiamme le ha scatenate. Più passano i giorni, più emergono le falle nella sicurezza. Il punteggio delle valutazioni sugli standard attribuiva al locale soltanto un punteggio di 6,5 su 10. I controlli? «Tre volte in dieci anni», rivendica Jacques Moretti, ma c’è chi fa notare che sembra un numero basso. Le autorità cantonali del Vallese, tuttavia, dichiarano di non aver mai ricevuto segnalazioni di carenze: l’indagine dovrà stabilire la frequenza delle ispezioni, che per legge spettano al Comune. Verifiche sono in corso sulla capienza del locale e le presenze effettive di quella notte, tanto che ai titolari è stato chiesto «di fornire informazioni sul numero esatto di persone presenti».
Alcuni testimoni hanno raccontato che i controlli erano blandi, e che in generale al bar entravano pure i tredicenni. E poi il giallo della schiuma fonoassorbente sul soffitto: «Ha preso fuoco, poi si è sciolta e l’incendio si è propagato», ha raccontato un ragazzo di 17 anni. Un controverso video promozionale del bar su YouTube mostra invece donne che tengono in mano bottiglie di champagne da cui escono fuochi d’artificio accesi. Del resto quello “show” era molto frequente.
Matteo M., imprenditore italiano che frequenta Crans da molti anni, denuncia: «Mio figlio ha perso un amico in quel locale. E una sua amica ha perso il fratello. Ma il messaggio che rischia di passare è che si sia trattato di un tragico incidente. Io e molte persone che conosciamo Crans da tantissimi anni conosciamo il tessuto sociale e imprenditoriale della zona. Quello che è successo è un atto criminale, frutto di omertà. Speriamo che questa tragedia apra un vaso di Pandora».