A Padova costituito il “tribunale islamico”: è polemica, ma anche la comunità prende le distanze
di Alessia CanditoInterrogazioni parlamentari, esposti in procura, interventi da Bruxelles a Roma, un fascicolo aperto in procura senza indagati, né ipotesi di reato. A detta del suo fondatore, Omar Vanin, docente a contratto dell’Università di Padova, l’autoproclamata “Camera arbitrale islamica italiana”, non avrebbe gestito neanche una controversia, ma ha già sollevato una bufera politica, si è fatta sconfessare anche dall’Ucoii, unione delle comunità isalmiche italiane, che con una nota invita pubblicamente i fedeli a diffidare dell’iniziativa e ne prende pubblicamente le distanze.
La creazione della Camera arbitrale islamica
Antefatto: il 3 marzo scorso viene costituita a Padova la “Camera arbitrale islamica italiana”. Non si tratta di un tribunale, ma di un ente di diritto privato che secondo la legge (italiana) può, se le parti sono d’accordo, dirimere controversie commerciali o civili, secondo principi prestabiliti. Certo, il sito con cui si presenta può decisamente essere fuorviante, a partire…
Interrogazioni parlamentari, esposti in procura, interventi da Bruxelles a Roma, un fascicolo aperto in procura senza indagati, né ipotesi di reato. A detta del suo fondatore, Omar Vanin, docente a contratto dell’Università di Padova, l’autoproclamata “Camera arbitrale islamica italiana”, non avrebbe gestito neanche una controversia, ma ha già sollevato una bufera politica, si è fatta sconfessare anche dall’Ucoii, unione delle comunità isalmiche italiane, che con una nota invita pubblicamente i fedeli a diffidare dell’iniziativa e ne prende pubblicamente le distanze.
La creazione della Camera arbitrale islamica
Antefatto: il 3 marzo scorso viene costituita a Padova la “Camera arbitrale islamica italiana”. Non si tratta di un tribunale, ma di un ente di diritto privato che secondo la legge (italiana) può, se le parti sono d’accordo, dirimere controversie commerciali o civili, secondo principi prestabiliti. Certo, il sito con cui si presenta può decisamente essere fuorviante, a partire dalla promessa di dirimere controversie “in conformità con i principi della Sharia, ossia la legge Islamica”, persino declinate – qualora i due ricorrenti siano d’accordo e abbiano entrambi origine in un Paese che la prevede nel proprio ordinamento – secondo quella precisa interpretazione. Ma nello stesso regolamento arbitrale in cui si evoca un “tribunale sciaraitico” (in realtà una commissione di arbitri, come da legge) si ammette che diritto italiano, codice civile e norme del procedimento arbitrale sono inderogabili.
Gli esposti e le polemiche
La notizia arriva di recente prima negli ambienti di Futuro Nazionale, poi della Lega. E partono gli esposti, supportati da una raffica di dichiarazioni che rimbalzano dal Veneto a Bruxelles, fino agli ambienti di governo a Roma. Per l’avvocato Francesco Minutillo, membro dell'assemblea nazionale di Futuro Nazionale, il primo a presentare un esposto, "siamo ancora davanti soltanto a un normale arbitrato privato oppure si sta costruendo un circuito di giustizia parallelo rivolto a una specifica comunità? A questa domanda dovranno rispondere gli accertamenti della Procura”. A Padova si precipita l’ex sindaca di Monfalcone, oggi europarlamentare leghista Annamaria Cisint, che ha fatto della lotta alla presunta invasione islamica la propria personale bandiera. “È gravissimo – dichiara - il burrone è già davanti ai nostri piedi”. Sulla questione, interviene anche Matteo Salvini chiama in causa il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi: "La Sharia anche in Italia? Assolutamente No. In Italia non possono esistere ‘tribunali islamici’ né leggi parallele: esistono, e tutti devono rispettare, solo le leggi italiane. Ho già segnalato al ministro della Giustizia e al ministro degli Interni”.
La procura di Padova apre un’inchiesta
Come da norma e prassi, dopo l’esposto di Militello la procura di Padova ha avviato un’inchiesta conoscitiva senza indagati, né contestazioni per valutare se e in che misura possano essere stati commessi dei reati. Ad annunciarlo è stato il procuratore Angelantonio Racanelli, sottolineando che il suo ufficio "svolgerà, come sempre, i compiti che la legge gli affida, svolgendo i doverosi accertamenti"
Il fondatore: “Evitare strumentalizzazioni, la legge italiana rimane il riferimento”
Contattato dalla stampa locale, il fondatore, l’avvocato Omar Vanin, che all’Università di Padova insegna diritto internazionale, sembra osservare tutto con un certo distacco. “Credo che l’esposto del collega prenda le mosse da un pregiudizio islamofobo e che non si sia compreso veramente fino in fondo di cosa ci occupiamo qui”. La camera arbitrale islamica, “come tutti gli altri enti di arbitrato”, spiega “dirime una controversia tra privati, per esempio relativa a un prestito personale non restituito nei tempi previsti o non restituito affatto”. I casi sono strettamente previsti dall’ordinamento italiano, gli arbitri, spiega il docente, “possono decidere ispirandosi alla Sharia e ai precetti religiosi, nella misura in cui ciò non contrasti con i principi fondamentali dell’ordinamento italiano”.
La pubblica sconfessione dell’Ucoii
L’iniziativa però non è piaciuta per niente neanche all’Ucoii, l’unione delle comunità islamiche italiane, che con una nota – si legge – “ne prende pubblicamente e nettamente le distanze”. Anzi, l’associazione “invita i fedeli a diffidare di servizi di questo genere” perché “iniziative di questo tipo non possono essere accettate dai musulmani italiani”.
L’istituzione della Camera arbitrale islamica italiana – scrivono – è “nata in modo del tutto autonomo, promossa da soggetti sconosciuti alle comunità islamiche italiane e privi di qualsiasi mandato da parte loro. Nessuna delle realtà associative, dei centri islamici e delle moschee che l'Ucoii rappresenta sul territorio nazionale ha promosso, sostenuto o riconosciuto questa iniziativa, né è stata consultata”. E ci si tiene a ribadire che “in Italia la giustizia è amministrata dai tribunali della Repubblica, nel rispetto della Costituzione e delle leggi dello Stato. È un sistema che garantisce pienamente i diritti di tutti i cittadini e i residenti, musulmani compresi, e che non ha bisogno di strutture parallele”.