È stato estratto vivo dopo quasi 27 ore. Luca Olmetto, lo speleologo 31enne originario di Codrongianos (Sassari) verrà ora portato in ospedale. I tecnici del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, impegnati insieme ai Vigili del Fuoco, hanno raggiunto il giovane rimasto bloccato all’interno della grotta al confine tra i territori comunali di Urzulei e Baunei (NU), in Sardegna. Fino a pochi minuti fa era ancora immobilizzato dai detriti che lo ricoprivano, nella grotta di Gorropeddu, una cavità poco conosciuta nel territorio di Urzulei, in Ogliastra.
Sardegna, corsa contro il tempo per salvare lo speleologo bloccato in una grotta
A dare l’allarme era stata la compagna di spedizione, che insieme a Olmetto stava esplorando la grotta nella zona di Urzulei. All’ingresso, la volta aveva ceduto. Il materiale franato aveva chiuso l’unica via d’uscita e lui era rimasto dentro, mentre la donna era riuscita ad uscire prima del crollo e avvertire così già ieri i soccorritori.
Sardegna, corsa contro il tempo per salvare lo speleologo bloccato in una grotta
Simone Alessandrini, responsabile comunicazione del soccorso alpino e speleologico, spiega a Repubblica che “si tratta di una grotta di esplorazione. In sostanza la presenza della grotta e l’entrata sono note, ma non sempre lo è l’uscita. Se erano in quelle grotte, erano speleologi con esperienza alle spalle. Non è nota la causa del crollo. Prima è stata messa in sicurezza la scena, poi è stato necessario disostruire e liberare per poter recuperare la persona intrappolata. Luca è stato cosciente per tutto il tempo, in contatto con i medici, che non potevano fisicamente passare acqua o altro, ma riuscivano a comunicare”.
I soccorritori hanno dovuto consolidare le pareti posizionando tavole di contenimento, per evitare ulteriori cedimenti e consentire l'avanzamento in condizioni di maggiore sicurezza. Nel pomeriggio era atteso anche l'arrivo di un elicottero per trasportare ulteriori materiali e attrezzature necessari alla messa in sicurezza dell'ambiente, con l'obiettivo di consentire ai soccorritori di raggiungere l'uomo e procedere alla rimozione della terra e delle pietre sotto le quali si trova bloccato.
Dopo la liberazione dell'entrata della cavità, i tecnici hanno proceduto con la rimozione manuale del materiale che ostruiva il cunicolo nel quale si trovava lo speleologo. Le operazioni si sono svolte in un ambiente estremamente ristretto, con uno spazio di lavoro di circa 1,5 metri per 1,5 metri, caratterizzato da condizioni di forte instabilità.
Questa grotta “mai esplorata, probabilmente voleva essere mappata, o analizzata per motivi scientifici, dagli speleologi – precisa Alessandrini - L’ambiente era molto delicato, bisognava evitare complicanze per ulteriori crolli. La zona era difficile da raggiungere: in generale, per salvataggi di questo tipo, possono volerci diverse ore, talvolta come già accaduto anche giorni”.
Da quando è stato dato l’allarme i soccorsi non si sono mai fermati: circa 80 tecnici hanno lavorato per tutta la notte e la giornata di oggi. Le squadre impegnate nelle operazioni, che hanno scavato per liberare un passaggio sicuro, sono riuscite a parlare direttamente con lo speleologo confermando che Luca fosse vivo, cosciente e in grado di comunicare, elemento che ha alimentato per tutto il tempo la speranza di una conclusione positiva dell'intervento.
Sul posto era stato allestito un campo base e dispiegato un imponente dispositivo di soccorso: decine di specialisti del Corpo nazionale del Soccorso alpino e speleologico, affiancati dai vigili del fuoco, come detto stanno lavorando senza sosta.
A intervenire sono state la squadra del distaccamento di Tortolì, le unità Speleo alpino fluviali (Saf) del comando provinciale di Nuoro e 16 operatori Usar Medium, trasportati nell'area dell'intervento con il supporto degli elicotteri dell'Aeronautica militare decollati dalla base di Decimomannu. Secondo quanto appreso, la grotta era particolarmente friabile. Abbastanza da escludere le microcariche, che altrove avrebbero aperto un varco in poco tempo. Ogni spostamento doveva evitare nuovi cedimenti, ogni metro guadagnato andava messo in sicurezza prima del successivo. A supporto hanno lavorato anche numerosi tecnici del Cnsas e volontari della Protezione civile di Dorgali.