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Avvelenate con la ricina, nessuna traccia del veleno nei reperti sequestrati in casa

La procuratrice di Larino Elvira Antonelli 

 

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Secondo indiscrezioni le analisi degli specialisti del Robert Koch Institute non avrebbero individuato il vettore. Gli investigatori a Torino da Alice Di Vita per esaminare anche il suo telefono, ma l’accertamento ha dato esito negativo
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La relazione scritta ancora non c’è, ma l’indiscrezione circola ormai da diversi giorni in ambienti investigativi: fino ad ora il lavoro degli esperti del Robert Koch Institute di Berlino non avrebbe dato gli esiti sperati. L’esame sui 131 reperti portati via ad agosto dalla casa di Pietracatella dove si è consumato il giallo delle avvelenate non avrebbe rilevato tracce di ricina: nè negli alimenti nè sugli oggetti catalogati. Una doccia fredda per gli inquirenti che contavano di avere riscontro dai tecnici laboratoristi in grado di rilevare anche microparticelle negli ambienti per individuare il cosiddetto vettore con cui il veleno che ha ucciso Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita è entrato in casa.

Gli avanzi della cena del 23 buttati via

L’indiscrezione, anticipata ieri dalla trasmissione “Dentro la notizia” non è stata confermata dalla procuratrice di Larino Elvira Antonelli: «Dalla Germania non sono pervenuti risultati». Certo, l’assenza di ricina sui reperti farebbe venir meno un …

La relazione scritta ancora non c’è, ma l’indiscrezione circola ormai da diversi giorni in ambienti investigativi: fino ad ora il lavoro degli esperti del Robert Koch Institute di Berlino non avrebbe dato gli esiti sperati. L’esame sui 131 reperti portati via ad agosto dalla casa di Pietracatella dove si è consumato il giallo delle avvelenate non avrebbe rilevato tracce di ricina: nè negli alimenti nè sugli oggetti catalogati. Una doccia fredda per gli inquirenti che contavano di avere riscontro dai tecnici laboratoristi in grado di rilevare anche microparticelle negli ambienti per individuare il cosiddetto vettore con cui il veleno che ha ucciso Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita è entrato in casa.

Gli avanzi della cena del 23 buttati via

L’indiscrezione, anticipata ieri dalla trasmissione “Dentro la notizia” non è stata confermata dalla procuratrice di Larino Elvira Antonelli: «Dalla Germania non sono pervenuti risultati». Certo, l’assenza di ricina sui reperti farebbe venir meno un riscontro fondamentale. Ma, d’altra parte, avvalorerebbe la tesi che l’avvelenamento possa essere avvenuto il 23 dicembre, nell’ormai famosa cena in cui a tavola erano presenti solo Gianni Di Vita, la moglie Antonella e la figlia minore Sara, mentre Alice ( la più grande) era fuori con amici. Cosa ci fosse quella sera a tavola non è stato mai accertato fino in fondo.

Alice ( che ha ricostruito un dettagliatissimo diario del menu di pranzi e cene in quei giorni di Natale) non lo sa e Gianni, dopo diversi “non ricordo”, ha parlato di una giardiniera di verdure, affettati e avanzi di cozze che la stessa Antonella aveva portato a casa dopo una cena il giorno prima con colleghi di studio. I resti di quella cena non sono mai stati trovati. La mattina dopo la spazzatura fu portata via da Gianni Di Vita, come lui stesso ha raccontato, e i cassonetti svuotati dai mezzi di raccolta prima delle feste di Natale e del primo intervento della polizia, arrivata nella casa di Pietracatella solo cinque giorni dopo, il 29 dicembre, quando Antonella e Sara erano ormai morte per quella che sembrava una violentissima gastroenterite.

Nuovo interrogatorio per il primario del Cardarelli

E ieri, a sorpresa, negli uffici della squadra mobile di Campobasso è stato chiamato di nuovo il primario del reparto di Rianimazione Vincenzo Cuzzone, il medico che si vide morire davanti a poche ore di distanza prima Sara e poi Antonella. «È stato un approfondimento su questioni inerenti la nostra gestione, tutto riformulato in modo più chiaro», ha detto Cuzzone la cui testimonianza sul totale cambiamento del quadro clinico delle due donne al secondo ricovero ha fatto ipotizzare anche la possibile somministrazione del veleno in due tempi.

Accertamenti negativi sullo smartphone di Alice

Continuano intanto gli accertamenti informatici che non hanno risparmiato il nuovo smartphone di Alice. Gli esperti sono andati da lei a Torino, dove si è trasferita per motivi di studio, per verificare se dal cellulare della ragazza risultino account o accessi alla piattaforma americana Reddit dove un anonimo l’anno scorso ha chiesto informazioni sull’utilizzo della ricina. Un accertamento ( che ha dato esito negativo) analogo a quelli che si stanno ancora facendo sui 200 pc di quattro scuole frequentate da persone legate all’inchiesta.

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