Il messaggio del Papa all’incontro di Assisi: “Non c’è nessuna guerra santa: solo la pace è santa”
di Iacopo Scaramuzzi“Non c’è nessuna guerra santa: solo la pace è santa!”: Leone XIV lo afferma nel video-messaggio che ha inviato all’incontro interreligioso organizzato dalla comunità di Sant’Egidio ad Assisi a 40 anni dall’analogo incontro voluto da Giovanni Paolo II nel 1986.
“Avrei desiderato essere con voi”
Il Papa avrebbe dovuto presiedere l’odierna giornata finale ma dopo l’operazione per asportare un cancro al polmone i medici gli hanno sconsigliato il viaggio in elicottero per raggiungere Assisi. “Avrei desiderato essere con voi, presso la tomba di san Francesco, in questo importante anniversario”, dice Leone, “per vedere i vostri volti e dare insieme una bella testimonianza che vivere da fratelli e sorelle è già possibile!”.
40 anni dopo la guerra fredda
Se Giovanni Paolo II volle l’incontro di Assisi al tempo lontano della guerra fredda, e “dopo il 1989, non pochi sostennero che la globalizzazione avrebbe assicurato al mondo una pace stabile”, ricorda il Papa, purtroppo “si è affidata quasi c…
“Non c’è nessuna guerra santa: solo la pace è santa!”: Leone XIV lo afferma nel video-messaggio che ha inviato all’incontro interreligioso organizzato dalla comunità di Sant’Egidio ad Assisi a 40 anni dall’analogo incontro voluto da Giovanni Paolo II nel 1986.
“Avrei desiderato essere con voi”
Il Papa avrebbe dovuto presiedere l’odierna giornata finale ma dopo l’operazione per asportare un cancro al polmone i medici gli hanno sconsigliato il viaggio in elicottero per raggiungere Assisi. “Avrei desiderato essere con voi, presso la tomba di san Francesco, in questo importante anniversario”, dice Leone, “per vedere i vostri volti e dare insieme una bella testimonianza che vivere da fratelli e sorelle è già possibile!”.
40 anni dopo la guerra fredda
Se Giovanni Paolo II volle l’incontro di Assisi al tempo lontano della guerra fredda, e “dopo il 1989, non pochi sostennero che la globalizzazione avrebbe assicurato al mondo una pace stabile”, ricorda il Papa, purtroppo “si è affidata quasi ciecamente ai mercati la capacità di produrre benessere, democrazia e stabilità”, prosegue Prevost citando la propria enciclica Magnifica Humanitas, “mentre in realtà la globalizzazione non ha generato automaticamente unità e pace, ma ha suscitato reazioni fondamentaliste, identitarie e nazionalistiche”. In questo quadro, “è avvenuta una preoccupante riabilitazione della guerra, come strumento di politica internazionale” e, tradendo “la memoria del Novecento e l’inutile strage di milioni di vite umane, di nuovo”, dice ancora Leone citando il catechismo, “l’accumulo delle armi sembra a molti un modo paradossale di dissuadere dalla guerra eventuali avversari”.
La “cultura della potenza”
E invece, prosegue il Papa, “proprio in questi tempi di cultura della potenza, c’è bisogno di far crescere lo spirito di Assisi, che è rifiuto della legittimazione religiosa della guerra, spirito di mediazione e dialogo, esperienza contemplativa e azione creativa per un futuro di pace. Sì, perché la pace deve tornare a essere l’ideale comune dei popoli, la stella che guida ogni nostra scelta, il criterio che smaschera l’ingiustizia, l’orizzonte comune di tutte le genti. Dobbiamo ricostruire ovunque la pace, non preparare altre guerre! La guerra non può mai essere fatta in nome di Dio! Per noi credenti”, dice il Papa citando di nuovo la propria enciclica, “combattere in nome della religione significa, in realtà, colpire la religione stessa. Non c’è nessuna guerra santa”, scandisce Leone: “Solo la pace è santa!”.
Pace disarmata e disarmante
L’incontro di Assisi, iniziato domenica, è intitolato “Pace disarmata e disarmante”, un sintagma ideato da papa Leone fin dall’inizio del pontificato. Il Papa, che ha ringraziato il dicastero vaticano per il dialogo interreligioso e la comunità di Sant’Egidio, sottolinea l’importanza della preghiera: “La preghiera può sembrare debole di fronte alle potenze del mondo, ma è la forza umile dei credenti”, afferma: “Ci rivolgiamo a Dio che dona la pace: tocchi il cuore di chi vuole la guerra e il terrorismo”. Il cammino di Assisi, dice Leone, “impegna i leader religiosi a far crescere il clima di dialogo tra i fedeli e nella società, perché al linguaggio dell’arroganza si sostituisca quello della pace, del negoziato, della comprensione”. Leone conclude il video-messaggio con un auspicio: “Fratelli e sorelle, le nostre preghiere ottengano da Dio la desiderata pace per tutti i Paesi del mondo”, afferma, “egli faccia di noi strumenti disarmati della sua pace”.
Oleshky, “l’importante è il risultato”
Il ministro degli Esteri della Santa Sede intanto è tornato sulla tregua raggiunta in Ucraina per la città di Oleshky. Il Papa nelle scorse settimane ha telefonato prima a Vladimir Putin, quando era ancora nella stanza d’ospedale, e poi a Volodymyr Zelensky. Una tregua è poi stata annunciata da Melania Trump. In un incontro presso la sede della stampa estera a Roma, lunedì sera, l’arcivescovo Paul Richard Gallagher ha detto che la Santa Sede non era informata del fatto che la first lady degli Stati Uniti fosse coinvolta nel raggiungimento della tregua (“Non penso fossimo consapevoli, almeno io non lo ero”), ma, ha detto, “è una di quelle situazioni in cui non è importante chi prende il merito, l’importante è che il risultato è reale, duri, permetta l’evacuazione e possano entrare gli aiuti umanitari”. Monsignor Gallagher ha ricordato la missione umanitaria portata avanti dal cardinale Matteo Zuppi per lo scambio di prigionieri tra russi e ucraini e il recupero dei bambini ucraini.
"Non è superman ma non cambierà”
Quanto alla recente ospedalizzazione di Leone, l’arcivescovo britannico ha detto che non pensa che il Papa a questo punto accelererà le sue decisioni di governo. “Non credo che accelererà, non è quel tipo di persona”, ha detto monsignor Gallagher. “Sebbene l’operazione sia andata bene, e tutti pensano che ci sia ragione di essere ottimisti, penso che sia un po’ un punto di svolta. Dopo anni in cui papa Francesco aveva delle disabilità e un’età avanzata, quando papa Leone è stato eletto, ed è subito partito col piede giusto, innumerevoli udienze ogni giorno, c’è stata la tentazione di considerarlo un po’ superman, un superpapa. Poi di fatto si è ammalato, con una delle malattie più comuni alla nostra età, e abbiamo realizzato che è un povero mortale come noi altri. Penso che questo ci porterà a cambiare il modo in cui lo vediamo, e anche il modo in cui lui vede se stesso. Quindi penso che le cose cambieranno ma non prevedo che accelererà, almeno non nel prossimo futuro. Penso che rimarrà fedele ai suoi programmi”. A partire dal prossimo viaggio in America Latina, dove, ha confermato Gallagher, il Papa “ha molta voglia di andare”. Quanti ad altri viaggi nel futuro, il ministro degli Esteri della Santa Sede ha detto che “è molto probabile che in un futuro non lontano” il Papa vada negli Stati Uniti, “ma che sia nel 2027 o più in là non lo so”, e con l’occasione potrebbe andare in Messico, e in particolare visitare il santuario di Guadalupe. Nel 2028, quando in Australia si celebrerà il periodico congresso eucaristico internazionale, “sarei sorpreso che il Papa non ci andasse”, ha detto Gallagher.