"Prima della manifestazione gli ho scritto sul braccio il numero dell'avvocato. Ho avuto un brivido, non avrei mai pensato di arrivare a questo punto. Ma mi sentirei mai di dirgli di restare a casa”. Lucia Mazzanti è la madre di uno dei ragazzi fermati e trattenuti per ore sabato pomeriggio, per poi essere rilasciati senza accuse, né addebiti. “E come avrebbero potuto, stava semplicemente camminando con alcuni amici”.
Cos’è successo sabato scorso?
“Mio figlio fa parte di un collettivo artistico, Rabbia dal basso. Sabato mattina tutti i ragazzi hanno partecipato a un evento di raccolta fondi per sostenere Rama, una ragazza palestinese che dovrebbe venire a studiare alla Sapienza con una borsa di studio. E’ una loro coetanea, per loro è una causa i…
"Prima della manifestazione gli ho scritto sul braccio il numero dell'avvocato. Ho avuto un brivido, non avrei mai pensato di arrivare a questo punto. Ma mi sentirei mai di dirgli di restare a casa”. Lucia Mazzanti è la madre di uno dei ragazzi fermati e trattenuti per ore sabato pomeriggio, per poi essere rilasciati senza accuse, né addebiti. “E come avrebbero potuto, stava semplicemente camminando con alcuni amici”.
Cos’è successo sabato scorso?
“Mio figlio fa parte di un collettivo artistico, Rabbia dal basso. Sabato mattina tutti i ragazzi hanno partecipato a un evento di raccolta fondi per sostenere Rama, una ragazza palestinese che dovrebbe venire a studiare alla Sapienza con una borsa di studio. E’ una loro coetanea, per loro è una causa importante. Alla fine dell’evento al Polo civico Esquilino, si sono diretti verso il concentramento della manifestazione, che a Roma era anche autorizzata. E sono stati fermati”.
Temeva che potesse succedere?
“Non razionalmente, ma dentro di me sì. Per farle capire, alla fine dell’evento ho preparato per i ragazzi dei sacchettini con dei dolci da portare in manifestazione. E poi ho detto a tutti di scrivere sul braccio il numero dell’avvocato di Hub for defenders e non solo sul telefono perché avrebbero potuto toglierglielo. Ho avuto un brivido, ho ripensato ai genitori dei ragazzi afroamericani in Usa che spiegano ai figli come vestirsi o comportarsi per evitare eccessi da parte della polizia”.
Il numero dei legali sul braccio si scriveva anche a Genova nel 2001
"Ed è pazzesco che dalla Diaz a oggi nulla sia cambiato”.
A suo figlio quel contatto è servito?
“I ragazzi, erano sei, sono stati fermati mentre camminavano, per altro lontano dalla manifestazione. Non si sa ancora per quale motivo. Non avevano fatto niente, negli zaini non avevano niente. Uno di loro aveva una bomboletta spray che aveva usato per il live painting della mattina. Sono stati trattenuti per ore. Quando mio figlio è riuscito ad avvertirmi, più che preoccupata, ero arrabbiata”.
E adesso?
“Lo sono ancora di più. L’unica cosa che hanno ottenuto con questo atteggiamento insensato è stato non solo impedire ai ragazzi di andare alla manifestazione, dunque di esercitare un loro diritto, ma anche di trasformare tutte le loro energie positive in frustrazione e rabbia per un’ingiustizia palese”.
Sono previste nuove mobilitazioni, suo figlio ci sarà?
“Sicuramente e mi sento divisa. Da madre, istintivamente ho paura, ma non gli direi mai di restare a casa. La sua libertà è stata limitata e a maggior ragione ha tutto il diritto di manifestare. Quindi sì sono preoccupata, ma anche molto orgogliosa di quello che sta facendo. Da cittadina, sono arrabbiata.
Per quale motivo?
“Facciamo tanto per canalizzare la frustrazione e la disillusione di questa generazione, per trasformarla in energia positiva. Atteggiamenti di questo genere creano solo rabbia. Oggi ho più paura che mio figlio incontri un poliziotto che un potenziale delinquente”.