Trieste, incendio nel Porto Vecchio: morti un uomo e una donna
di Alessia CanditoLa bora che soffia, le fiamme che si propagano in modo incontrollabile, il magazzino fatiscente che, da rifugio in attesa di un’accoglienza che non c’è, diventa trappola. Nella Trieste in cui persino la solidarietà è contingentata e offrire cibo ai migranti è vietato nel weekend, si muore ancora. Una coppia, italiana lei, marocchino lui, è morta bruciata all’interno di uno dei magazzini del Porto Vecchio in cui continua a doversi adattare chi arriva in città dalla rotta balcanica e deve attendere mesi prima di poter presentare domanda d’asilo e entrare nel sistema di accoglienza. Al momento, non è chiaro per quale motivo si trovassero lì.
L’incendio, hanno ricostruito i vigili del fuoco, è scoppiato attorno alle 22.45 nel Magazzino 18. E le fiamme, complice la bora che soffia prepotentemente da ieri sera e entra dalle finestre rotte, si sono propagate in fretta. Coperte e masserizie in poco tempo sono diventate combusti…
La bora che soffia, le fiamme che si propagano in modo incontrollabile, il magazzino fatiscente che, da rifugio in attesa di un’accoglienza che non c’è, diventa trappola. Nella Trieste in cui persino la solidarietà è contingentata e offrire cibo ai migranti è vietato nel weekend, si muore ancora. Una coppia, italiana lei, marocchino lui, è morta bruciata all’interno di uno dei magazzini del Porto Vecchio in cui continua a doversi adattare chi arriva in città dalla rotta balcanica e deve attendere mesi prima di poter presentare domanda d’asilo e entrare nel sistema di accoglienza. Al momento, non è chiaro per quale motivo si trovassero lì.
L’incendio, hanno ricostruito i vigili del fuoco, è scoppiato attorno alle 22.45 nel Magazzino 18. E le fiamme, complice la bora che soffia prepotentemente da ieri sera e entra dalle finestre rotte, si sono propagate in fretta. Coperte e masserizie in poco tempo sono diventate combustibile che ha alimentato il rogo.
Al momento non è chiaro se la coppia sia stata sorpresa dalle fiamme nel sonno o sia rimasta intrappolata. Forse il crollo di un solaio ne ha bloccato la fuga. Di certo si sa che per loro non c’è stato nulla da fare, mentre si è riusciti a soccorrere un gruppo di migranti rimasti bloccati fino a stamattina ai piani più alti dell’edificio.
“Che le vittime non siano migranti che attendono di presentare la richiesta asilo non cambia la situazione. Sono persone che sono state ammazzate dal pianificato sistema di abbandono istituzionale che agisce a Trieste”, denuncia Gianfranco Schiavone di Ics, una delle realtà pioniere dell’accoglienza diffusa in città. “Ci sono circa 70 posti liberi da mesi nel sistema di accoglienza volutamente non occupati per spingere le persone alla disperazione”. Significa arrangiarsi durante il giorno e trovare rifugi di fortuna la notte, che diventano punto di riferimento anche per tutti quelli che in città non trovano assistenza: homeless, marginali, dipendenti.
“Non conosciamo i loro nomi, le loro storie, o cosa li avesse spinti a cercare rifugio lì dentro per la notte. Ma poco importa: la dignità di una vita non cambia in base alla provenienza o alla condizione in cui ci si trova” scrive sui social Federico Monti, della civica Adesso Trieste attraverso un post social. “Sono comunque vittime annunciate, che forse si potevano evitare dando ascolto alle voci, tra cui il vescovo, che hanno denunciato condizioni di vita disumane per troppe persone abbandonate a loro stesse, non solo migranti”, osserva la senatrice Tatjana Rojc del Pd.
Durissimo anche il direttore della Caritas, Giovanni La Manna che chiede attenzione su “due vite spezzate in un luogo cercato come riparo. Due persone la cui dignità ci riguarda, anche prima di conoscerne i nomi”. E attacca: “Sapere che, in questo momento, a Trieste ci sono posti liberi nel circuito di accoglienza rende ancora più doloroso quanto accaduto e pone una questione grave, che chiede di essere affrontata con urgenza”.
Nessuna assistenza è stata predisposta per i sopravvissuti al rogo. I più sono andati via alla spicciolata con le poche cose che sono riusciti a salvare. E nuovi interrogativi su dove ripararsi nelle prossime notti mentre la bora spazza la città. Con una nota, Ics ha chiesto “l’apertura immediata di un centro a bassa soglia, la fine dei ritardi ingiustificati nell’accesso alla procedura d’asilo e l’utilizzo dei posti disponibili nelle strutture già operative”. Ma su quanto successo da Prefettura e Comune non è giunta ancora neanche una parola.