Allarmi voli, l’escalation inevitabile di una strategia della paura contro cui non abbiamo difese
di Alessia CanditoMinimo impegno, massimo risultato. Che ci potesse essere un’escalation dopo l’ondata di allarmi bomba che ieri hanno portato il caos nei cieli d’Europa, tanti nel mondo del trasporto aereo lo temevano, molti investigatori lo davano per scontato. In primo luogo, per la natura stessa dell’attacco.
Per scatenare il panico con una valanga di falsi allarmi bomba, recapitati per lo più via email, in gergo swatting, non servono né imponenti risorse economiche, né conoscenze informatiche particolarmente avanzate. Basta “bucare” un account o crearne uno anonimizzato su uno dei tanti provider disponibili, schermando la connessione con una rete privata.
Attacchi sottocosto
Chiaramente, per un attacco a larga scala come quello avvenuto ieri, stando alle prime informazioni raccolte, il livello di schermatura è molto più avanzato di una banale vpn, una connessione privata, così come le competenze informatiche dei soggetti coinvolti. Ma in generale, si tratta di campagne di attacchi che costano poco…
Minimo impegno, massimo risultato. Che ci potesse essere un’escalation dopo l’ondata di allarmi bomba che ieri hanno portato il caos nei cieli d’Europa, tanti nel mondo del trasporto aereo lo temevano, molti investigatori lo davano per scontato. In primo luogo, per la natura stessa dell’attacco.
Per scatenare il panico con una valanga di falsi allarmi bomba, recapitati per lo più via email, in gergo swatting, non servono né imponenti risorse economiche, né conoscenze informatiche particolarmente avanzate. Basta “bucare” un account o crearne uno anonimizzato su uno dei tanti provider disponibili, schermando la connessione con una rete privata.
Attacchi sottocosto
Chiaramente, per un attacco a larga scala come quello avvenuto ieri, stando alle prime informazioni raccolte, il livello di schermatura è molto più avanzato di una banale vpn, una connessione privata, così come le competenze informatiche dei soggetti coinvolti. Ma in generale, si tratta di campagne di attacchi che costano poco, in termini di risorse ed energie, e di danni ne fanno tanti e proprio per questo probabilmente sono in aumento.
Secondo il Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti (DHS), gli allarmi per swatting sono ormai una presenza quotidiana, manifestandosi spesso in "cluster" (ondate di attacchi simultanei) coordinati da singoli attori o piccoli gruppi. Gli obiettivi classici sono singoli o gruppi invisi per i motivi più diversi (politici, religiosi, razziali), ma il nuovo trend che si registra fa pensare a un cambio di passo perché sempre più spesso gli obiettivi sono scuole e infrastrutture critiche, come i trasporti. I numeri parlano da soli.
La valanga di allarmi
Secondo le intelligence americane, i falsi allarmi legati a sparatorie (falsi active shooter) nelle scuole sono cresciuti di oltre il 540% rispetto agli anni passati, mentre in Europa è la cronaca recente a parlare. Il 19 ottobre centinaia di falsi allarmi bomba hanno colpito le scuole di Irlanda del Nord, Scozia, Ungheria e Serbia, il 2 novembre stessa cosa è successa in Italia, con 271 target.
Stesso copione si è ripetuto per il trasporto aereo, con una sorta di test avvenuto il 1 novembre (un unico allarme), il 2 novembre una prima ondata (7 target), il 5 la seconda (25 target) e una nuova valanga di allarmi oggi con evoluzione tutta da definire. Che si tratti di swatting lo suggeriscono differenti fattori come i pattern di attacco (il numero di voli per scalo) e l’indeterminatezza dell’obiettivo (differenti Paesi e compagnie aeree coinvolti). Di certo il risultato è stato quello classico: un’ondata di paura e disorientamento fra la popolazione.
Come difendersi
Ma come difendersi? Esistono protocolli e triage tecnici che permettono di quanto meno modulare la risposta, ma al momento non c’è uno standard. Non a caso, ieri solo tre aerei su 25 sono stati dirottati, una decina sono stati scortati dai caccia, alcuni solo controllati in pista. In generale però, quando gli allarmi riguardano infrastrutture critiche o obiettivi sensibili come le scuole, la prudenza si impone. E costa.
Sebbene i danni economici per compagnie e scali siano difficilmente quantificabili, per misurare l’impatto basti pensare che solo oggi, almeno per tre volte i caccia si sono alzati in volo per scortare a terra degli aerei per i quali era arrivato un falso allarme. Impossibile poi misurare il contraccolpo che il settore potrebbe accusare anche in termini di mancati incassi perché l’obiettivo vero delle campagne di swatting è creare paura, tensione, fibrillazione. E stando alle testimonianze raccolte in tutta Europa fra i passeggeri dei voli controllati e soprattutto dirottati, è stato centrato in pieno.
Chi c’è dietro le campagne
Capire chi possa esserci dietro la campagna che sta portando il caos nei cieli europei non sarà facile. L’autenticità della rivendicazione arrivata via mail a firma del gruppo neonazista russo “Male legion” è tutta da verificare. Nel caso si trattasse davvero del loro gruppo, tutto da capire è se abbiano agito autonomamente o su commissione.
"La responsabilità principale di indagare e approfondire tali questioni spetta agli Stati membri, noi ci manteniamo in contatto con l'Agenzia europea per la sicurezza aerea (Easa)", ha detto oggi la portavoce della Commissione Trasporti Ue, Anna-Kaisa Itkonen, “ma è stato attivato il meccanismo di condivisione delle informazioni a livello dell'Ue, gestito dalla Commissione europea, che prevede riunioni periodiche e alle quali partecipano i rappresentanti degli Stati membri per scambiarsi informazioni".
Approfondimenti che si annunciano lunghi e complessi, mentre a complicare il quadro, si ragiona in ambienti investigativi, è il possibile effetto emulazione che potrebbe moltiplicare i centri di attacco.