Abituiamoci. «Sarà un’escalation», avvertono fonti dell’intelligence. Perché gli allarmi bomba che negli ultimi giorni hanno coinvolto decine di voli in tutta Europa sono soltanto l’ultimo passaggio di una strategia precisa. Prima le scuole, poi gli asili, i tribunali, gli ospedali, i centri commerciali. E infine, ieri, g li aeroporti. Domani, chissà. Obiettivi diversi, ma colpiti sempre con la stessa metodologia: mail inviate agli indirizzi giusti, da account protetti o compromessi, difficili da rintracciare. Minacce di ordigni inesistenti, apparati di sicurezza costretti a intervenire. Per dire: soltanto in Italia sono state circa trecento le scuole raggiunte da questi messaggi. Una campagna di attacchi concentrici, costruita per colpire luoghi sensibili, paralizzare servizi essenziali e soprattutto seminare paura. Perché le bombe non ci sono. Ma la paura sì. Ed è esattamente questo l’obiettivo.
Abituiamoci. «Sarà un’escalation», avvertono fonti dell’intelligence. Perché gli allarmi bomba che negli ultimi giorni hanno coinvolto decine di voli in tutta Europa sono soltanto l’ultimo passaggio di una strategia precisa. Prima le scuole, poi gli asili, i tribunali, gli ospedali, i centri commerciali. E infine, ieri, g li aeroporti. Domani, chissà. Obiettivi diversi, ma colpiti sempre con la stessa metodologia: mail inviate agli indirizzi giusti, da account protetti o compromessi, difficili da rintracciare. Minacce di ordigni inesistenti, apparati di sicurezza costretti a intervenire. Per dire: soltanto in Italia sono state circa trecento le scuole raggiunte da questi messaggi. Una campagna di attacchi concentrici, costruita per colpire luoghi sensibili, paralizzare servizi essenziali e soprattutto seminare paura. Perché le bombe non ci sono. Ma la paura sì. Ed è esattamente questo l’obiettivo.
La strategia è tanto semplice quanto efficace. Gli attacchi costano praticamente zero, ma producono danni per decine di milioni di euro. E sono realizzati con strumenti che rivelano una certa competenza informatica. Chi li organizza utilizza caselle di posta elettronica hackerate, sottratte ai legittimi proprietari, oppure servizi che offrono strumenti avanzati per proteggere l’identità del mittente. Il meccanismo è sempre lo stesso: messaggi che attraversano server situati in Paesi diversi, rendendo complicato ricostruirne la provenienza. Per esempio: secondo quanto risulta a Repubblica, la mail inviata ieri agli aeroporti italiani è partita dalla Colombia. Quelle della precedente ondata contro le scuole rimanderebbero invece agli Emirati Arabi Uniti.
Ma questo non significa nulla. Certo, ora si indagherà. Sono stati attivati i canali di cooperazione internazionale, mentre le procure di Roma e Busto Arsizio hanno aperto fascicoli per procurato allarme. Polizia postale e Polaria stanno cercando di ricostruire i percorsi delle comunicazioni e individuare eventuali collegamenti tra le diverse campagne. Ma sarà difficilissimo. Il sospetto, anzi ormai la certezza, è che dietro gli attacchi ci sia una mano unica. Non tanto per la successione degli obiettivi, quanto per la metodologia utilizzata. Chi?
In calce alle ultime mail compare una firma: “Combattenti dello Stato Maschile”. Un nome che rimanda al *Muzhskoe Gosudarstvo*, movimento estremista russo fondato nel 2016 dal blogger Vladislav Pozdnyakov. Un’organizzazione ultranazionalista, misogina e omofoba, che diffondeva propaganda d’odio e incitamenti alla violenza, tanto da essere stata messa al bando nel 2021 da un tribunale di Nizhny Novgorod. Ma questa rivendicazione non dimostra nulla. Anzi, potrebbe essere stata utilizzata proprio per confondere le indagini, attribuendo le minacce a un gruppo già noto per le sue campagne estremiste.
Se la rivendicazione è vera o falsa, si capirà. L’ipotesi che dietro ci sia uno Stato straniero, e in particolare la Russia, è la pista principale considerata dagli investigatori (ieri il Cremlino ha smentito). Certo, lo schema è compatibile con una forma di guerra ibrida: non distruggere le infrastrutture, ma costringerle a fermarsi. Non provocare esplosioni, ma ottenere effetti concreti sulla vita quotidiana di migliaia di persone.
E c’è un rischio ulteriore. «Non possiamo fare il gioco dell’al lupo, al lupo», spiega un investigatore dell’Antiterrorismo. Ogni minaccia deve essere considerata credibile fino a quando non viene esclusa la presenza di esplosivi. Ma la ripetizione continua degli allarmi può produrre assuefazione, consumare risorse e abbassare la soglia di attenzione. Rendere ordinaria l’emergenza, fino al punto da far sottovalutare quella vera.
Perché le bombe, finora, non sono mai state trovate. Ma l’obiettivo di chi le annuncia è già stato raggiunto. La paura.