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Ecco il Museo dell'Oscar ideato da Renzo Piano: "Ora i sogni del cinema hanno una casa"

L'architetto presenta l'edificio di Los Angeles: l'Academy Museum of Motion Pictures aprirà al pubblico il 30 settembre. Le prime mostre personali saranno dedicate a Spike Lee, Pedro Almodóvar e Hayao Miyazaki
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"Nessun posto è bello come casa mia", dice Dorothy nel Mago di Oz. Ma, sembra assurdo, a Hollywood il cinema non aveva ancora una casa. Intesa come un museo degno di questo nome. Renzo Piano e gli Oscar hanno rimediato. Il 30 settembre a Los Angeles, al 6067 di Wilshire Boulevard, incrocio con Fairfax a pochi metri da un altro tempio dell'arte - il Lacma - aprirà le porte l'Academy Museum of Motion Pictures, commissionato al grande architetto italiano dalla stessa istituzione che assegna le statuette da più di novant'anni. "L'Academy ci dà l'opportunità di onorare il passato creando un edificio per il futuro - dice Piano - Lo storico Saban Building è un esempio di Streamline Modern Style che preserva l'idea di come si immaginava il futuro nel 1939. La nuova struttura, la Sfera, è una forma che sembra levitare dal suolo in un perpetuo viaggio immaginario tra lo spazio e il tempo che corrisponde all&…
"Nessun posto è bello come casa mia", dice Dorothy nel Mago di Oz. Ma, sembra assurdo, a Hollywood il cinema non aveva ancora una casa. Intesa come un museo degno di questo nome. Renzo Piano e gli Oscar hanno rimediato. Il 30 settembre a Los Angeles, al 6067 di Wilshire Boulevard, incrocio con Fairfax a pochi metri da un altro tempio dell'arte - il Lacma - aprirà le porte l'Academy Museum of Motion Pictures, commissionato al grande architetto italiano dalla stessa istituzione che assegna le statuette da più di novant'anni. "L'Academy ci dà l'opportunità di onorare il passato creando un edificio per il futuro - dice Piano - Lo storico Saban Building è un esempio di Streamline Modern Style che preserva l'idea di come si immaginava il futuro nel 1939. La nuova struttura, la Sfera, è una forma che sembra levitare dal suolo in un perpetuo viaggio immaginario tra lo spazio e il tempo che corrisponde all'esperienza del cinema. Mettendo in connessione queste due strutture abbiamo creato qualcosa che somiglia a un film. Il museo è totalmente aperto e accessibile dalla strada e questa è la ragione per cui sotto la Sfera si sviluppa una piazza: è una soluzione che amo molto".



Il progetto si sviluppa su circa 28 mila metri quadrati, riqualifica ed espande il May Company Building, un edificio del 1939. Il Saban Building - questo il nuovo nome della struttura di ingresso - si presenta come un cilindro dorato come la statuetta degli Oscar ed è articolato su quattro piani. Due ponti sospesi di vetro e acciaio - quello superiore è dedicato a Barbra Streisand - lo collegano alla Sfera di cemento, acciaio e 1500 tessere di vetro che ospita il David Geffen Theater da 1000 posti e una terrazza con vista sulle colline di Hollywood. A guardarla sembra un'astronave parcheggiata nella città degli angeli.

L'Academy Museum di Renzo Piano: un edificio per contenere tutta la storia di Hollywood



"Renzo Piano ha un grande rispetto per l'industria dei film e la sua macchina - precisa Bill Kramer, presidente dell'Academy e direttore del museo - E sa come far conversare l'architettura classica con quella più innovativa, rispettando e innovando al tempo stesso. Ma, soprattutto, è riuscito a rendere in uno spazio fisico quelli che sono i sogni del cinema".
Kramer ha anticipato i contenuti dell'Academy Museum in un tour virtuale con testimonial Laura Dern. Brevi interventi sono stati affidati, tra gli altri, anche a Spike Lee, Guillermo Del Toro, Rita Moreno, prima star latina a vincere l'Oscar con West Side Story e Danai Gurira di Black Panther. Perché la parola d'ordine è "inclusione": "Non temiamo di affrontare i temi più problematici", precisa il presidente. Come la campagna virale #OscarsSoWhite, che tacciava di razzismo i giurati del premio, la mancanza per anni di una adeguata rappresentanza femminile o il trattamento ricevuto da Hattie McDaniel, che pur ricevendo la statuetta come non protagonista per Via col Vento, nel 1940, non poté sedersi in sala accanto ai colleghi perché nera. "Non cancelleremo film, artisti e momenti che possono risultare spiacevoli per la nostra istituzione. Li contestualizzeremo e ci faremo i conti", promette Kramer.


Le prime retrospettive confermano lo sforzo multiculturale: Spike Lee, Pedro Almodóvar e Hayao Miyazaki saranno i primi registi a cui dedicare mostre personali dal prossimo autunno. Eventi virtuali di avvicinamento all'inaugurazione prevedono conversazioni con Sophia Loren, Whoopi Goldberg, Marlee Matlin (Oscar per Figli di un dio minore) e Buffy Sainte-Marie, cantautrice nativa americana. "Sarà il museo di tutti", spiega la direttrice artistica Jacqueline Stewart. "Quando si pensa all'Academy, si immagina un'organizzazione esclusiva. Invece ormai è formata da persone di tutto il mondo, impegnate e attente ai temi della contemporaneità". Tra lo slittino di Quarto Potere, lo squalo di Spielberg, l'uniforme del Drugo del Grande Lebowski, Alien e migliaia di altre memorabilia, c'è spazio per ricordare Oscar Michaeux, pioniere del cinema afroamericano. Si promettono partnership con musei e istituzioni che si occupano di cinema nel mondo, compresa Cinecittà, con cui l'obiettivo dell'Academy è di lavorare a rassegne dedicate ai maestri italiani. E Dorothy del Mago di Oz? Le scarpette rosse luccicanti che riportarono Judy Garland in Kansas saranno in bella mostra per i fan. Non c'è nessun posto bello come casa.