La contessa di Castiglione/5: così Virginia chiuse fuori il mondo
di Benedetta Craveri , di Benedetta CraveriCi vogliono coraggio e fierezza per essere vittime o martiri. E i boia, di qualunque natura siano, vadano al diavolo» scriveva al suo avvocato Virginia, costretta a mettere in conto la prospettiva di uscire perdente dal conflitto con il figlio. Quella di vittima e martire sarebbe stata l’ultima e più memorabile interpretazione della sua carriera teatrale. Aveva sempre prediletto le parti tragiche: all’asta degli effetti appartenuti a Rachel si era assicurata il pugnale di Adrienne Lecouvreur, e la scena finale di Le mariage et la mort, la sola di un dramma da lei abbozzato e rimasto probabilmente incompiuto, ne è una conferma. Vi figura un’eroina pronta a salire sul patibolo per salvare l’amato, il quale assiste impotente al suo sacrificio. Ma il tempo che separava Virginia dalla fine della vita era ancora lungo, e lo avrebbe dedicato a raccogliere le prove necessarie a smentire le calunnie di cui era stata vittima, facendo trionfare la veri…
Ci vogliono coraggio e fierezza per essere vittime o martiri. E i boia, di qualunque natura siano, vadano al diavolo» scriveva al suo avvocato Virginia, costretta a mettere in conto la prospettiva di uscire perdente dal conflitto con il figlio. Quella di vittima e martire sarebbe stata l’ultima e più memorabile interpretazione della sua carriera teatrale. Aveva sempre prediletto le parti tragiche: all’asta degli effetti appartenuti a Rachel si era assicurata il pugnale di Adrienne Lecouvreur, e la scena finale di Le mariage et la mort, la sola di un dramma da lei abbozzato e rimasto probabilmente incompiuto, ne è una conferma. Vi figura un’eroina pronta a salire sul patibolo per salvare l’amato, il quale assiste impotente al suo sacrificio. Ma il tempo che separava Virginia dalla fine della vita era ancora lungo, e lo avrebbe dedicato a raccogliere le prove necessarie a smentire le calunnie di cui era stata vittima, facendo trionfare la verità. Studiata con cura, l’uscita di scena doveva consegnarla alla leggenda, ma intanto il suo cammino si trasformava in un “calvario” e la ragione si smarriva sotto il peso della sofferenza e dell’angoscia. E non aveva neanche quarant’anni.
Nell’arco di pochi anni scomparve anche la maggior parte delle persone che nel bene e nel male avevano contato nella sua vita: dopo il marito e la madre, tra il 1871 e il 1875 morirono, in rapida successione, La Tour d’Auvergne, Napoleone III, Poniatowski, Laffitte, e nel 1878 sarebbe stata la volta di Vittorio Emanuele …
Nel giugno del 1878 Virginia lasciò l’Hôtel de l’Alma per trasferirsi in un mezzanino a place Vendôme, dove, al numero 26 di quella che cent’anni prima il principe Domenico Caracciolo aveva definito “la plus belle place au monde”, la più bella donna del secolo cominciò a mettere a punto la scenografia della sua uscita di scena. Dalla morte del marito aveva preso a vestirsi prevalentemente di nero — il che, oltre a ricordare la sua condizione di vedova, aveva il vantaggio di valorizzare la sua carnagione -, e il nero regnava anche nell’appartamento che le offriva rifugio dalla luce impietosa del giorno e dagli sguardi indiscreti.
Chiusa su se stessa, porte e finestre sbarrate al mondo, la dimora di place Vendôme non era solo il rifugio da un presente in cui non c’era più posto per lei, ma il forziere dove custodire il passato, il tempio edificato per la gloria futura. Le pareti interamente tappezzate di fotografie immortalavano la bellezza e i trionfi della contessa e, sparsi sui tavolini o disposti nelle vetrine, ventagli, ninnoli, oggetti preziosi ne celebravano il gusto raffinato.
Lettere, telegrammi, dispacci, codici segreti e messaggi cifrati erano custoditi gelosamente in un baule — un altro si trovava alla Spezia -, a testimonianza del ruolo che aveva avuto nella grande Storia…
Per proteggere Virginia dalle sue ossessioni, invece, non c’erano lucchetti o catenacci abbastanza robusti. La mania di persecuzione di cui già decenni prima la madre aveva riconosciuto le avvisaglie era ormai cronica, e timori e sospetti non le davano tregua: aveva paura di essere spiata, derubata, assassinata, e la vita in generale le appariva carica di minacce, prima fra tutte quella di finire in miseria. Eppure non aveva paura di uscire da sola di notte, velata e avvolta in un’ampia mantella, e di girovagare con i suoi cagnolini nelle strade deserte…
Anche il ricordo dei familiari scomparsi aveva preso a perseguitarla: via via che passavano a miglior vita, non poteva più esimersi dall’affrontare i molti conti rimasti in sospeso con loro. Ce n’era uno solo — a cominciare da madre, marito e figlio — verso cui non avesse rimproveri da farsi? Cancellarli dalla memoria non poteva, ne aveva bisogno per ricordarsi quanto era stata amata… Li amava perché non avevano posto limiti al loro amore: «Così erano i miei morti, per quello li voglio tanto bene? Ed ora come mi trovo? Alla vecchia età senza di loro che mi hanno conosciuto giovane, bella, benestante, potente, utile e servizievole a loro come a tutti i bisognosi conclamati. Per natura buona e generosa mi trovo sola, malata, miserabile, maltrattata impotente qua e là e non potendo più andare avanti né punto né poco. Mutar vita, cambiare morte, perdere il mio paese di cui Italia feci!, disfarla, rifarmi francese e religione Russa, e dire addio a tutti e tutto».
L’abbigliamento funebre era specificato minuziosamente: «Camicia da notte di Compiègne, 1857, batista merletti e vestaglia lunga a righe, velluto nero, peluche bianca (si trova al 14 di rue Cambon): al collo la collana di perle petite fille a nove giri, sei bianchi e tre neri, la solita collana, quella che ho sempre portato, con il soldo bucato di cristallo a mo’ di fermaglio, con le iniziali e la corona, ben nota a tutte le mie vestitrici; alle braccia, nude e distese, i miei due braccialetti, un onice con perla al centro e uno smalto nero, stella e brillanti, che sono altrove».
Ai suoi piedi, come cuscini, voleva Sandouga e Kasino, i suoi due maltesi impagliati, «belli, vestiti di tutto punto, cappottini azzurri e viola con le \[loro\] iniziali, e i collari a motivi di fiori rosa e cipressi».
E per finire ricapitolava le sue ultime volontà:
«1) Niente Croce. 2) Niente Sacerdote. 3) Niente Chiesa. 4) Niente Cerimonia. 5) Niente Fiori. 6) Niente Esposizione. 7) Niente Veglia. 8) Niente Medico. 9) Niente Giudice. 10) Niente Commissario. 11) Niente Console. 12) Niente Ambasciatore. 13) Niente Incaricato speciale. 14) Niente Sigilli. 15) Niente Eredi. 16) Niente Corteo. 17) Niente Pompe funebri. 18) Niente Partecipazioni. 19) Niente Annunci. 20) Niente Giornali».
Invocata e temuta, la morte arrivò il 29 novembre del 1899, alle prime ore del mattino. Colpita da apoplessia cerebrale, Virginia si spense quietamente, vegliata dalla vecchia domestica Luisa Corti e dai camerieri del Voisin. Aveva sessantadue anni. (5.fine)
Fine. 5
Anticonformista e libera, la Contessa di Castiglione è stata un personaggio chiave del Risorgimento. Benedetta Craveri la racconta