✕

Il piano Pd per frenare il declino industriale

Ascolta l'audio

Il documento dem propone anche la cogestione dei lavoratori. Zingaretti: “Prossimo passo un’intesa con le Regioni per usare il Mes”
2 minuti di lettura
Incentivi alla transizione green e tecnologica delle aziende. Investimenti nella formazione e nella mobilità sostenibile. Agevolazioni fiscali per indirizzare il risparmio e il capitale privati verso le imprese. Istituzione, sul modello francese, del Consiglio nazionale dell'industria. Nel giorno in cui gli operai tornano in strada, con la manifestazione di Piazza del Popolo a Roma dove oggi i metalmeccanici protesteranno per le 150 crisi aziendali irrisolte, il Pd prova a riappropriarsi delle leve di politica industriale consegnate fin qui nelle mani del M5S, con il ministero dello Sviluppo Economico guidato dal pentastellato Stefano Patuanelli senza che, a quasi un anno dall'insediamento del governo, siano state assegnate le deleghe ai sottosegretari dem Alessia Morani e Gian Paolo Manzella.

In un documento di 13 pagine ("Ripartiamo, Italia") realizzato da Emanuele Felice, Marianna Madia e Pietro Bussolati, il Pd mette in fila le sue proposte per la "p…
Incentivi alla transizione green e tecnologica delle aziende. Investimenti nella formazione e nella mobilità sostenibile. Agevolazioni fiscali per indirizzare il risparmio e il capitale privati verso le imprese. Istituzione, sul modello francese, del Consiglio nazionale dell'industria. Nel giorno in cui gli operai tornano in strada, con la manifestazione di Piazza del Popolo a Roma dove oggi i metalmeccanici protesteranno per le 150 crisi aziendali irrisolte, il Pd prova a riappropriarsi delle leve di politica industriale consegnate fin qui nelle mani del M5S, con il ministero dello Sviluppo Economico guidato dal pentastellato Stefano Patuanelli senza che, a quasi un anno dall'insediamento del governo, siano state assegnate le deleghe ai sottosegretari dem Alessia Morani e Gian Paolo Manzella.

In un documento di 13 pagine ("Ripartiamo, Italia") realizzato da Emanuele Felice, Marianna Madia e Pietro Bussolati, il Pd mette in fila le sue proposte per la "politica industriale nel dopo Covid", l'ennesimo contributo di idee che si aggiunge al piano Colao, alle indicazioni degli Stati generali dell'economia e nell'attesa dei piani nazionali per la siderurgia e per l'automotive promessi dall'esecutivo. Un mare magnum di riflessioni per ora distanti da interventi fattuali, mentre imprese e lavoratori arrancano lungo la strada in ripida salita post pandemia. Come dimostrano, appunto, le crisi industriali per le quali Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm scendono in piazza, ma certo non farà piacere al sindacato scoprirsi citato solo nell'ultima pagina del documento Pd (come componente del progettato Consiglio nazionale dell'industria affiancato da un Comitato nazionale per la produttività) mentre, auspicando il "contributo di tutti" il piano elenca "forze politiche, istituzioni, mondo dell'impresa, sistema dell'università e della ricerca".

Per l'innovazione e la digitalizzazione delle aziende il progetto dem punta sul rafforzamento delle agevolazioni di Industria 4.0; l'innalzamento al 15% del credito d'imposta per i beni strumentali, al 25% di quello per ricerca e al 15% per l'innovazione green. Forte sostegno anche alla formazione, con la spesa pubblica in istruzione che in 4 anni dovrà salire dal 3,6 al 5% del Pil. Sul fronte della transizione green, fissando l'obiettivo di dimezzare le emissioni della grande industria, tagliare di un terzo quelle di terziario e trasporti, portare le rinnovabili a un terzo dell'energia prodotta, si immaginano agevolazioni e incentivi, ma anche un piano di rinnovo del materiale rotabile ferroviario e stradale. Partendo poi dai 4.400 miliardi di risparmio finanziario italiano, il Pd propone interventi per "portare" queste risorse verso le imprese quotate o non quotate: incentivi fiscali per gli investimenti di patrimonializzazione delle Pmi e per quelli di capitale di rischio in imprese italiane, anche da parte degli enti previdenziali; incentivi a fondo perduto per le fusioni e agevolazioni fiscali per le sinergie delle aggregazioni aziendali; sgravi fiscali per la nuova finanza indirizzata alle aziende in crisi; prestiti speciali alle imprese strategiche o capofiliera (tramutabili in finanziamenti a fondo perduto); trasformazione del finanziamento pubblico in capitale.

E proprio sul ruolo dello Stato, il piano del Pd assegna a Invitalia, Cdp e Ice una posizione centrale nell'attrazione degli investimenti esteri (favoriti anche da "accordi di stabilità con l'Agenzia delle entrate"), nel rientro in Italia di chi ha delocalizzato la produzione, nel "riequilibrio territoriale degli investimenti" verso il Sud, mentre la pubblica amministrazione dovrà completare la digitalizzazione, assumere 500mila "giovani, creativi, ingegneri, informatici" e introdurre misure di semplificazione burocratica come il silenzio assenso nei processi autorizzativi, tempi certi nei pagamenti dei debiti della Pa verso le aziende, l'eliminazione dell'equiparazione dei reati contro la pubblica amministrazione ai reati di mafia.

A parte la marginalità, almeno formale, del sindacato nel piano di politica industriale dem, le proposte prefigurano comunque un ruolo per i lavoratori: con l'istituzione di un fondo per "progetti di formazione dei lavoratori, parte integrante dell'orario, per favorire la riqualificazione delle aziende in crisi"; con premi fiscali all'impegno dei lavoratori nella rigenerazione dell'azienda anche attraverso il "workers buyout" che li trasforma in proprietari della fabbrica; soprattutto con "strumenti per assicurare il coinvolgimento dei lavoratori nella vita dell'impresa", ispirato evidentemente al modello tedesco della cogestione. "Con una nuova generazione di ragazze e ragazzi è il tempo di ricostruire un'Italia nuova.

Questo è il primo di una serie di contributi che offriamo per il confronto, il prossimo sarà un piano per l'utilizzo del Mes da costruire con le Regioni" spiega il segretario Pd, Nicola Zingaretti. "Il nostro progetto - aggiunge Felice, responsabile economico - vuole invertire la rotta del declino industriale". L'ottimismo della volontà.