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Oxfam "in Italia troppo lavoro povero": per una famiglia su otto il reddito non basta

Il rapporto Disuguitalia della Ong. Il dg Barbieri: il lavoro è un "pilastro fondativo del nostro patto di cittadinanza, ma è sbiadito e contraddetto dalla realtà"
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MILANO - Persone disponibili a svolgere "un qualsiasi lavoro" come reazione al forte deterioramento delle condizioni economiche durante la pandemia. "Un ritorno al circolo della precarietà, a prospettive di vita e autonomia flebili e grave incertezza sul proprio futuro", le parole per descrivere il fenomeno usate da una operatrice di uno dei Community Center di Oxfam e Diaconia Valdese, a Empoli. Punti di contatto con la fragile realtà del mondo del lavoro che emerge dal rapporto della Ong "Disuguitalia: ridare valore, potere e dignità al lavoro", presentato questa mattina.

Mentre la pandemia da una parte ha dato il là ad alcune trasformazioni del mercato del lavoro e, per certi versi, portato all'assunzione di consapevolezza di alcune categorie professionali (prova ne sono i fenomeni di dimissioni per migrare verso posti che danno maggior soddisfazione), c'è un'ampia fetta di italiani che si scontra con l&#…

MILANO - Persone disponibili a svolgere "un qualsiasi lavoro" come reazione al forte deterioramento delle condizioni economiche durante la pandemia. "Un ritorno al circolo della precarietà, a prospettive di vita e autonomia flebili e grave incertezza sul proprio futuro", le parole per descrivere il fenomeno usate da una operatrice di uno dei Community Center di Oxfam e Diaconia Valdese, a Empoli. Punti di contatto con la fragile realtà del mondo del lavoro che emerge dal rapporto della Ong "Disuguitalia: ridare valore, potere e dignità al lavoro", presentato questa mattina.

Mentre la pandemia da una parte ha dato il là ad alcune trasformazioni del mercato del lavoro e, per certi versi, portato all'assunzione di consapevolezza di alcune categorie professionali (prova ne sono i fenomeni di dimissioni per migrare verso posti che danno maggior soddisfazione), c'è un'ampia fetta di italiani che si scontra con l'opposto problema di rincorrere un impiego e, anche una volta trovato, restare impigliato nella dimensione della povertà: sono 400mila in più, ha svelato un recente lavoro di Svimez di cui Repubblica ha dato conto il 1° maggio, i lavoratori poveri con la crisi del Covid.

Il rapporto "Disuguitalia" mette in fila le debolezze del mercato del lavoro tricolore, cacofoniche - ha rimarcato il direttore generale di Oxfam Italia, Roberto Barbieri, presentando i dati - rispetto alla rilevanza costituzionale della dignità del lavoro. Un "pilastro fondativo del nostro patto di cittadinanza", ha detto Barbieri, "che però è sbiadito e contraddetto dalla realtà". Due le dimensioni di dati analizzati per mettere a fuoco la povertà lavorativa. La serie ricostruita fino al 2017 dice che un lavoratore su otto vive in una famiglia con un reddito disponibile insufficiente a coprire i propri fabbisogni di base. Se si misura in ottica familiare l'incidenza della povertà lavorativa, questa è arrivata al 13,2% crescendo di tre punti percentuali in poco più di un decennio. "Ben al di sopra della media Ue", ha detto Barbieri.

Le cose non cambiano se si guadano gli esiti individuali del mercato del lavoro: i lavoratori con basse retribuzioni sono arrivati a un quarto del totale (22,2%). Condizione che, senza sorprese, penalizza soprattutto i part-time e le donne.

Se i dati si fermano a qualche anno fa, "la congiuntura pandemica" e la crisi "scoppiata con la guerra in Ucraina", con tanto di "spirale inflazionistica" dicono che se ci sono dei rischi sulle condizioni dei lavoratori, questi sono certamente "al ribasso", come amano dire gli economisti. Le cose, in sostanza, possono andar peggio. E a riprova di queste fragilità, Barbieri ha ricordato che la ripresa occupazionale stessa, come testimoniato anche dai più recenti dati Istat, è a forte trazione precaria: "La nuova occupazione è risultata prevalentemente a tempo determinato e di breve durata".

Di fronte a questo scenario, Oxfam mette per iscritto una serie di proposte di policy. L'Ong vede di buon occhio l'esperimento spagnolo ("coraggioso") per meglio circoscrivere il lavoro a termine e spingere quello stabile. Sdogana l'idea del salario minimo legale, conscia anche di quanto sia un nodo difficile nelle interlocuzioni tra parti sociali, e per questo abbina la proposta a un improcastinabile accordo "sui criteri di misurazione della rappresentatività sindacale e datoriale" dal quale si possa estendere "per via legislativa l'efficacia erga-omnes dei Ccnl tra soggetti maggiormente rappresentativi", ha spiegato ancora Barbieri. Ma grande attenzione viene richiesta anche nell'attuazione del Pnrr, al quale per Oxfam manca una visione organica: per sfruttare i fondi nazionali e comunitari in modo da dare maggiore "qualità" al lavoro, bisogna "limitare le deroghe" al vincolo di destinare agli under 36 e alle donne almeno il 30% dell'occupazione aggiuntiva creata dal prendere un appalto del Pnrr; disincentivare l'uso dei contratti a termine e le esternalizzazioni alle imprese multiservizi; garantire una più equa condivisione tra i fattori produttivi dei benefici ricavati dalle nuove attività finanziate dal pubblico. Si legga: aumentare i salari ai lavoratori, auspicio già messo sul tavolo dal ministro Orlando con la reazione dura di Confindustria.