Quando la startup migra all'estero. Da Sysdig a TrueLayer, in cinque anni le idee tricolori hanno raccolto più di 5 miliardi
di Raffaele Ricciardi , di Raffaele RicciardiMILANO - Guardare il mercato dell'innovazione tricolore in un'ottica di "matrice italiana", includervi cioè le società e le operazioni che vedono lo zampino nostrano anche se si sono finalizzate lontano da qui. E scoprire che in cinque anni le startup e le scaleup (quelle che hanno già fatto un pezzo del percorso di crescita) con origini nella Penisola hanno raccolto oltre 5,1 miliardi di euro, ripartiti tra i 2,9 miliardi di quelle che hanno sede in Italia e i 2,2 miliardi di quelle che sono italiane nel Dna ma hanno sede all'estero.
Nel solo 2021, in queste aziende sono confluiti 2,9 miliardi con 534 operazioni, per la maggior parte (341) come round di venture capial ma anche grazie a campagne di equity crowdfunding e in parte residuale con diversi veicoli di investimento. Un dato ben più alto di quello censito nel 2019, anno pre-Covid, quando ci si era fermati a 780 milioni. Nel 2021, c'è stata molta concentrazione di op…
MILANO - Guardare il mercato dell'innovazione tricolore in un'ottica di "matrice italiana", includervi cioè le società e le operazioni che vedono lo zampino nostrano anche se si sono finalizzate lontano da qui. E scoprire che in cinque anni le startup e le scaleup (quelle che hanno già fatto un pezzo del percorso di crescita) con origini nella Penisola hanno raccolto oltre 5,1 miliardi di euro, ripartiti tra i 2,9 miliardi di quelle che hanno sede in Italia e i 2,2 miliardi di quelle che sono italiane nel Dna ma hanno sede all'estero.
Nel solo 2021, in queste aziende sono confluiti 2,9 miliardi con 534 operazioni, per la maggior parte (341) come round di venture capial ma anche grazie a campagne di equity crowdfunding e in parte residuale con diversi veicoli di investimento. Un dato ben più alto di quello censito nel 2019, anno pre-Covid, quando ci si era fermati a 780 milioni. Nel 2021, c'è stata molta concentrazione di operazioni: gran parte dei quasi 3 miliardi raccolti è andata a 20 società che hanno incassato un totale di 2,05 miliardi di euro. "Un buon numero di queste scaleup sono società fondate da italiani che hanno creato all'estero, in particolare USA o UK, startup dal modello di business globale più facilmente sviluppabile fuori Italia".
A guardare in quest'ottica il mercato dell'innovazione italiana è l'Osservatorio di P101 sgr-Bebeez, arrivato alla sesta edizione. Altri studi sul segmento hanno evidenziato come il denaro mosso dai Vc durante l'anno scorso abbia abbondantemente superato il miliardo in Italia, mentre questo Osservatorio traccia numeri ancora più grandi proprio andando a vedere la "matrice italiana" delle aziende e varcando dunque i confini nazionali. Numeri che da una parte fanno piacere, perché significa che il fermento innovativo italiano è maggiore di quel che si può credere e il gap con le altre grandi economie (pur restando elevato) è meno profondo; ma d'altra parte non possono non innescare una riflessione sulla "fuga" di queste opportunità Oltralpe.
Alcuni esempi di queste startup e scaleup, citate nel documento. La scaleup al top della classifica è la parabola più evidente: Sysdig - ricorda P101 - è una società informatica di San Francisco (California) fondata dall’italiano Loris Degioanni, che nell’aprile 2021 ha chiuso un round di serie F da 188 milioni di dollari, al quale ne è seguito un altro di Serie G da 350 milioni di dollari a metà dicembre. Molto si è parlato, poi, della doppia raccolta di ScalaPay, società del Buy Now Pay Later che ha chiuso un round da 48 milioni di dollari a gennaio e poi un nuovo round da 155 milioni di dollari a settembre. Infine al terzo posto, c’è TrueLayer, scaleup con sede in Regno Unito, fondata dagli italiani Francesco Simoneschi e Luca Martinetti e specializzata nello sviluppo di APIs (Application Programming Interfaces), anch’essa con due round chiusi nell’anno, di cui uno in aprile da 70 milioni di dollari e l’altro in settembre da 130 milioni. Senza dimenticare quelle che si sono quotate: la biotech Genenta Science, al Nasdaq come Helbiz (monopattini emobilità che si è combinato con una Spac) e infine la scaleup dell’intelligenza artificiale applicata all’interpretazione dei dati Datrix, che è
approdata a Euronext Growth Milan.
"Il mercato dell'innovazione inizia ad esprimere, a livello domestico e all'interno del sistema "a matrice italiana", dimensioni e track record inimmaginabili una decina di anni fa", il commento di Andrea Di Camillo, founder e managing partner di P101 sgr. "A colpire è la dimensione sempre più crossborder con cui il sistema dell'innovazione del nostro paese si sta misurando. Ritengo che la dimensione, finora limitata, dei fondi a disposizione sia stata tra gli ingredienti chiave: in grado di dar vita e sviluppare società che grazie a economics corretti e business model sani si stanno facendo apprezzare da investitori internazionali. Un sistema in grado anche di esprimere investitori attenti e capaci di accompagnare e guidare la crescita delle società oltre che di sostenerle economicamente".
Come per le altre misurazioni, anche P101 traccia comunque una prosecuzione del trend di crescita: "Si tratta di una accelerazione che non dà segno di rischiare battute d'arresto dal momento che i primi mesi del 2022 sono iniziati con una raccolta record: Scalapay, scaleup con sede in Italia, specialista nel buy-now-pay-later, che ha incassato un round da 497 milioni di dollari", annota il rapporto.
Per Di Camillo è "impropria la distinzione tra VC italiani italiani ed internazionali: l'innovazione è crossborder per definizione". Ed è un movimento a due direzioni. Tra i fenomeni evidenziati dall'Osservatorio sul 2021 si nota che "startup e scaleup italiane (inteso anche come fondate da italiani con sede all'estero) crescono di dimensioni e attraggono investitori internazionali. Allo stesso tempo i venture capital domestici crescono di dimensioni e investono in modo più sistematico anche su aziende fuori dai confini nazionali". Manca ancora all'appello il salto di qualità del corporate venture capital: "Si è assistito a un timido sviluppo ma, nella maggior parte dei casi, al di fuori di una logica strutturata: le aziende stanno via via investendo di più in startup/scaleup ma sono pochi i casi in cui questo avviene attraverso specifici veicoli, o divisioni aziendali, deputate all'open innovation all'interno dell'azienda". Maggiore apertura agli investitori retail si è vista invece nei veicoli di investimento e fondi di Vc, una forma di "democratizzazione dell'investimento". Quanto ai rendimenti, citando l'analisi di Prequin (società specializzata in analisi di dati finanziari e informazioni sul mercato degli asset alternativi), l'Osservatorio dice che "a livello globale la strategia di venture capital è quella che per l'undicesimo anno consecutivo si è dimostrata avere la performance più alta tra tutte quelle di private capital".