Economia

Superbonus, pressing dei partiti per sbloccare i crediti. E il governo lavora ad una soluzione

Superbonus, pressing dei partiti per sbloccare i crediti. E il governo lavora ad una soluzione
(ansa)
I dati Enea: detrazioni a quota 38,7 miliardi, cifra già oltre le somme messe a disposizione dall'esecutivo. Dalla Lega al Pd: le proposte per rendere più semplici le cessioni
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Il Superbonus è un cantiere ancora aperto. Nel Paese, si continuano ad avviare lavori e presentare il conto allo Stato, nonostante gli stanziamenti previsti siano già stati superati. In Parlamento, prosegue il pressing di tutti i partiti per facilitare ancora la cessione dei crediti, dopo che il meccanismo s’è inceppato. La questione è seria e il governo, assicurano ai piani alti dell’esecutivo, sta cercando di capire come risolverla: l’intenzione di intervenire c’è. Ma intanto le pressioni, non solo del Movimento 5 stelle, aumentano. Gli animi si scaldano. 

Andiamo con ordine. Partiamo dai dati diffusi da Enea: a fine giugno le detrazioni legate al bonus edilizio al 110% ammontano a 38,7 miliardi, in aumento di quasi il 15% rispetto a maggio, una cifra comunque superiore ai 33 miliardi previsti dall’esecutivo. Ma il meccanismo della cessione dei crediti attorno a cui ruota la detrazione si è bloccato, con grande preoccupazione per migliaia di imprese che hanno già avviato i lavori e se i crediti restano incagliati rischiano di fallire. Nel decreto Aiuti è stata inserita una norma per provare a sbloccare le cessioni, consentendole non solo a banche e assicurazioni ma anche a società, professionisti e partite Iva. Ma non basta, secondo i partiti: il meccanismo rischia di non ripartire, denunciano, finché non si solleveranno i cessionari dalla responsabilità in solido rispetto ai crediti che acquisiscono. Alla Camera hanno provato ad alleggerire il peso delle verifiche a carico di chi accetta la cessione già con emendamenti al decreto Aiuti, ma il governo ha respinto le proposte: “Problemi tecnici e di costi”, hanno spiegato i rappresentanti dell’esecutivo, sostenendo che ci vorrebbero circa 3 miliardi per finanziare una norma del genere. Ora però i gruppi di maggioranza ci riprovano. Approvano una serie di ordini del giorno per impegnare al governo a intervenire al più presto. E intanto mettono nero su bianco le loro proposte con emendamenti bipartisan al decreto sulle semplificazioni fiscali all’esame delle commissioni Bilancio e Finanze di Montecitorio. Gli emendamenti sono inammissibili, perché non omogenei alla materia del decreto, ma i gruppi annunciano ricorsi, sono determinati a riprovarci. 

Ma cosa dicono quelle proposte? Forza Italia chiede che la responsabilità solidale non si applichi alle banche ed intermediari finanziari iscritti all'albo, alle società appartenenti ad un gruppo bancario e alle imprese di assicurazione autorizzate ad operare in Italia. Il Pd con due emendamenti simili propone invece che "la necessaria diligenza" dei soggetti che acquistano crediti dagli intermediari finanziari sia dimostrata con "una dichiarazione rilasciata dall'intermediario finanziario in cui si dà atto della positiva verifica documentale della sussistenza dei presupposti che danno diritto alla detrazione d'imposta". Altre proposte di Lega, Pd e Fdi puntano invece a sanare eventuali 'errori' con modalità di annullamento delle comunicazioni. 

Il M5s, che anche in nome del Superbonus minaccia di togliere il sostegno al governo, ha scelto di non presentare emendamenti al decreto sulle semplificazioni fiscali, ma chiede un decreto ad hoc, “come richiesto dal presidente Giuseppe Conte al presidente del Consiglio Mario Draghi”. "Non risolvere subito questo problema - denunciano i Cinque stelle - significa assumersi la grave responsabilità di mandare gambe all'aria un intero comparto e centinaia di migliaia di famiglie”. Dal governo assicurano però che una soluzione si vuole trovare, una riflessione su come fare è in corso: la via giusta per sbloccare il meccanismo ancora non c’è, ma c’è l’intenzione di trovarla.