Eni non vuole passare solo dai tubi: contratti di GNL da Indonesia, Qatar e Congo
di Luca PagniROMA – Hanno lo scopo di correre meno rischi geopolitici possibili, diversificando i partner commerciali visto quanto sta accadendo sullo scacchiere mondiale. Ma anche di rendere più flessibili le attività di compravendita degli idrocarburi: perché un carico di gas naturale spedito via nave, una volta acquistato, può essere dirottato dove il prezzo è migliore o dove c’è più carenza semplicemente facendo invertire la rotta al comandante. Mentre il gas che passa via tubo è una sorta di strada obbligata e una volta firmato un contratto te lo devi tenere anche quando non ti serve.
Si possono spiegare in questo modo i tre contratti annunciati da Eni nelle ultime settimane, con forniture provenienti da Indonesia, Qatar a Congo. Forniture diverse per quantità, ma tutte legate da un’unica politica: differenziare i fornitori per non passare solo dai tubi. L’ultimo è stato annunciato da Eni proprio oggi: con il gruppo indonesiano Merakes lng Sellers ha firmato un accordo per 0,8 miliardi di me…
ROMA – Hanno lo scopo di correre meno rischi geopolitici possibili, diversificando i partner commerciali visto quanto sta accadendo sullo scacchiere mondiale. Ma anche di rendere più flessibili le attività di compravendita degli idrocarburi: perché un carico di gas naturale spedito via nave, una volta acquistato, può essere dirottato dove il prezzo è migliore o dove c’è più carenza semplicemente facendo invertire la rotta al comandante. Mentre il gas che passa via tubo è una sorta di strada obbligata e una volta firmato un contratto te lo devi tenere anche quando non ti serve.
Si possono spiegare in questo modo i tre contratti annunciati da Eni nelle ultime settimane, con forniture provenienti da Indonesia, Qatar a Congo. Forniture diverse per quantità, ma tutte legate da un’unica politica: differenziare i fornitori per non passare solo dai tubi. L’ultimo è stato annunciato da Eni proprio oggi: con il gruppo indonesiano Merakes lng Sellers ha firmato un accordo per 0,8 miliardi di metri cubi di GNL miliardi di metri cubi all'anno a partire da gennaio 2024 per 3 anni. Si aggiungono al contratto che dal 2017 la stessa Jangkrik garantisce a Eni da 1,4 miliardi di metri cubi all'anno.
Solo pochi giorni fa, un contratto molto più sostanzioso: Eni aumenterà l’importazione di Gnl dal Qatar per 1,5 miliardi di metri cubi l’anno, che si aggiungeranno così ai 2,9 miliardi che importa sin dal 2007. A fornire il tutto è Il contratto durerà fino al 2053: una scadenza che ha sorpreso e suscitato più di una polemica, per traguardare anche la scadenza (2050) stabiliti dalla Ue per arrivare alla neutralità carbonica. Per la società guidata da Claudio Descalzi è un modo per chiudere definitivamente i contratti con la Russia ma anche per avere una base di forniture per i prossimi anni, quando il gas servirà per accompagnare lo sviluppo delle energie rinnovabili.
Qualche settimana fa, invece, era stato annunciato un contratto dal Congo, dalla joint venture Marine XII da 4,5 miliardi di metri cubi. “I contratti a lungo termne – ha spiegato Eni in una nota concorrono “a consolidare il portafoglio Gnl facendo leva sulle forti relazioni con i paesi dove operiamo e sull'approccio integrato che parte dallo sviluppo delle attività upstream e arriva fino alla commercializzazione, in linea con la strategia di transizione energetica della società, impegnata ad accrescere il contributo del gas sul totale della produzione, con l'obiettivo di arrivare al 60% di gas nel portafoglio upstream entro il 2030”. Eni vuole superare il raddoppio dei volumi di Gnl contrattualizzati per oltre 18 milioni di tonnellate anno entro il 2026.