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Mes, addio. Ecco i veri rischi per le banche italiane e il debito pubblico: una riedizione del contagio 2011, a parti invertite

(ansa)
La mancata ratifica del parlamento priva l’Europa di un paracadute da 700 miliardi contro le future crisi creditizie e dello spread. E alzerà i costi del finanziamento pubblico e privato per l’Italia alla prima turbolenza
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MILANO - Cosa accadrà all’Italia sui mercati ora che ha rifiutato di ratificare il Mes, cosa rischia quel pezzo di Paese che ogni giorno, anzi ogni minuto, è sottoposto alla volubile fiducia degli investitori? La domanda sembra vana guardando i listini dove, tra un prosit e una fetta di pandoro, mancano reazioni negative al niet italiano a riformare il fondo salva-Stati e salva-banche.

Lo spread tra Btp e Bund tedesco lima a 155 punti base, minimo da un anno e mezzo; Piazza Affari nel 2023 è salita di un 27% circa, con le azioni bancarie a tirare la corsa, dato che stimano quasi 20 miliardi di utili netti, per due terzi promessi agli azionisti avendo raggiunto livelli di capitale tra i più alti in Europa. Non tutto ciò che “accade”, però, è…

MILANO - Cosa accadrà all’Italia sui mercati ora che ha rifiutato di ratificare il Mes, cosa rischia quel pezzo di Paese che ogni giorno, anzi ogni minuto, è sottoposto alla volubile fiducia degli investitori? La domanda sembra vana guardando i listini dove, tra un prosit e una fetta di pandoro, mancano reazioni negative al niet italiano a riformare il fondo salva-Stati e salva-banche.

Lo spread tra Btp e Bund tedesco lima a 155 punti base, minimo da un anno e mezzo; Piazza Affari nel 2023 è salita di un 27% circa, con le azioni bancarie a tirare la corsa, dato che stimano quasi 20 miliardi di utili netti, per due terzi promessi agli azionisti avendo raggiunto livelli di capitale tra i più alti in Europa. Non tutto ciò che “accade”, però, è visibile. E gli investitori hanno ben presente il Minsky moment, come da 25 anni chiamano l’attimo in cui, dopo una fase di prosperità che porta a rischiare di più aumentando la leva finanziaria, il valore delle attività crolla con il ciclo del credito o dell’economia.

L’Italia e le sue banche più isolate alla prossima crisi

Guardando in prospettiva, è certo che il rifiuto avrà conseguenze: non solo quelle (ovvie) di peggiorare le relazioni con piccoli e grandi Paesi dell’Unione. “I cittadini europei si sono tassati per 80 miliardi che hanno regalato agli italiani con il Pnrr, poi ci hanno prestato 110 miliardi a tassi più bassi perché loro non hanno usato il bilancio pubblico per comprare voti come qui - dice Davide Serra, patron dei fondi Algebris e tra i primi investitori nelle banche italiane -. Ora il governo Meloni dice di no a uno strumento di assicurazione che tutela l’Italia e gli altri Stati in caso di crisi bancaria: ovvio che la prossima volta che chiederemo aiuto nessuno ce lo darà. Oggi per chi costruisce l’Italia lavorando è una giornata molto triste”.

Effetti ci saranno anche a livello finanziario, perché viene a mancare un idrante da 708 miliardi, di cui 81 già versati, nato come accordo tra 21 Paesi europei per spegnere gli incendi finanziari futuri. Imparando le lezioni dopo il crac di Lehman Brothers e il contagio della crisi finanziaria ai debiti fragili - come l’italiano – il Mes era proprio una porta tagliafuoco contro il doom loop, il circolo che allora trasmise i rischi finanziari e di mercato delle banche, vittime di numerosi dissesti, ai singoli Stati che ne dovevano pagare i salvataggi. Un conto da 800 miliardi in Europa, che testò il rapporto tra banche, cittadini e governi. L’Italia non fu risparmiata, con una decina di banche coinvolte, tra Mps, le popolari venete e pugliesi, Carige e diverse Casse minori: ma limitò l’esborso pubblico a 24 miliardi (fonte Osservatorio Cpi), perché non ce n’era, e due volte tanto spesero i privati, tra capitale azzerato e interventi del Fondo interbancario. Tanta frugalità non evitò, tuttavia, al debito pubblico di sfiorare il default, con una crisi degli spread che nel novembre 2011 defenestrò l’ultimo governo Berlusconi e da allora, pur domata da interventi di sostegno miliardari della Bce sui Btp, salassa i conti pubblici (100 miliardi l’anno ormai).

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Il nuovo Mes come paracadute per il credito europeo

Uno dei punti principali della riforma del Mes, avviata nel 2017 e già ratificata da 19 Paesi, è proprio la possibilità di intervenire nelle crisi bancarie a fianco del Fondo di risoluzione unico (Srf), altro strumento consortile per istituti europei in difficoltà. Qui sono fondi versati dalle banche pro quota e già incassati per 80 miliardi, da usare a discrezione dei cinque membri del Board di risoluzione unico, l’autorità bancaria nata dalla scorsa crisi che dovrebbe disciplinare i crac bancari. Dovrebbe, perché le regole europee vogliono che quegli 80 miliardi siano utilizzabili solo una volta fatto il bail in, che spalma le prime perdite su azionisti e creditori privati. Ma il bail in, pensato per nobili motivi di equità politica e fiscale, in sette anni non è quasi mai stato applicato, per non aizzare la rabbia dei risparmiatori locali e quella degli investitori globali. Quindi, senza il Mes rinnovato, per salvare la prossima banca europea in crisi restano solo gli 80 miliardi del Srf, e solo una volta fatto pagare il 7-8% delle perdite ad azioni e bond: in alternativa, toccherà all’estro politico-finanziario degli Stati coinvolti. Tra l’altro, 80 miliardi basterebbero per salvare una banca “regionale”: non certo per una serie di fallimenti a catena, o per una sola banca “sistemica”, tipo una Credit Suisse europea (ma in Svizzera non ci sono problemi di denaro pubblico: difatti la Confederazione nove mesi fa si è svenata, riscrivendo le regole ad hoc per fonderla in Ubs).

I rischi di contagio tra debito del Tesoro e banche

Oggi le banche italiane sembrano al sicuro: ma nel 2024 la crescita del Pil quasi zero aumenterà il costo dei rischi creditizi. Per sorvolare sul fattore di fragilità intrinseca costituito dai circa 400 miliardi di Btp presenti nei portafogli bancari, circa il doppio del patrimonio netto degli istituti, e che grazie alla pazienza della Bce e della Commissione Ue non ha un solo euro di riserve contabili a fronte nei bilanci. Difficile credere che quando tornerà il momento di Minsky e dalle nuove nuvole non si producano maggiori costi di finanziamento e raccolta per il binomio banche italiane-Btp: come già in passato. Solo che il prossimo doom loop potrebbe avvenire con ruoli invertiti: “Negli ultimi anni le banche italiane hanno scaricato molti rischi sullo Stato: le garanzie Gacs, i prestiti Covid, il Superbonus sono tre misure che hanno aumentato il debito e i rischi pubblici – nota Marco Mazzucchelli, presidente di Secofind Sim e membro del Hfsf, fondo greco che ha salvato le banche locali -. Per questo temo che in futuro non siano più i crolli delle banche a contagiare lo Stato, ma viceversa. In ogni caso, è sempre meglio attivare strumenti di salvaguardia come il Mes quando il mare è tranquillo, non quando s’increspa”.

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