“Ho scelto la Sicilia perché ha le arance più buone di tutti”
di Rosaria AmatoRomain Nidal Bakri coltiva arance in Sicilia
Romain Nidal Bakri, francese di origini mediorientali, è laureato in farmacia ma da alcuni anni ha scelto di trasferirsi dalla Giordania in Sicilia, nel Siracusano, per coltivare gli agrumi.
Molti siciliani hanno abbandonato quest’attività perché non rendeva abbastanza.
«È vero, e infatti noi abbiamo comprato diversi terreni agricoli abbandonati e non coltivati più da tempo. Ci vogliono molto tempo e molta dedizione perché le piante tornino a fare i frutti. All’inizio era come se gli alberi fossero malati. Ho capito che bisognava innestarli, non è facile tanto che c’è chi invece decide di estirpare le vecchie piante e di piantarne di nuove. Ma io sto facendo di tutto per riportare invece le piante allo stato originario».
Perché proprio la Sicilia?
«Le arance siciliane sono le migliori del mondo, bisogna solo trovare i clienti giusti. Ho provato a venderle al mercato all’ingrosso di Catania, ma le quotazioni sono basse, com’è normale che sia, e…
Romain Nidal Bakri, francese di origini mediorientali, è laureato in farmacia ma da alcuni anni ha scelto di trasferirsi dalla Giordania in Sicilia, nel Siracusano, per coltivare gli agrumi.
Molti siciliani hanno abbandonato quest’attività perché non rendeva abbastanza.
«È vero, e infatti noi abbiamo comprato diversi terreni agricoli abbandonati e non coltivati più da tempo. Ci vogliono molto tempo e molta dedizione perché le piante tornino a fare i frutti. All’inizio era come se gli alberi fossero malati. Ho capito che bisognava innestarli, non è facile tanto che c’è chi invece decide di estirpare le vecchie piante e di piantarne di nuove. Ma io sto facendo di tutto per riportare invece le piante allo stato originario».
Perché proprio la Sicilia?
«Le arance siciliane sono le migliori del mondo, bisogna solo trovare i clienti giusti. Ho provato a venderle al mercato all’ingrosso di Catania, ma le quotazioni sono basse, com’è normale che sia, e per me è difficile integrarmi, sono visto come uno straniero. Mentre conto di crearmi un canale in Francia, visto che vengo da lì e che sono madrelingua, e anche di avviare delle attività parallele di affitti brevi, qui abbiamo la fortuna di essere vicini al mare. E comunque non è stata solo una scelta mia, ma di tutta la famiglia».
In quanti siete?
«Ci sono i miei genitori, che per ora vanno e vengono ma desiderano trasferirsi qui con la pensione, e poi i miei due fratelli con le rispettive famiglie. Il primo ad innamorarsi della Sicilia è stato mio padre, quando è venuto qui per un congresso medico. Stiamo cercando di portare avanti quest’attività insieme».