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Scacchetti (Spi Cgil): “Sulle pensioni è finita la stagione delle quote. E a gennaio non tornerà l’indicizzazione piena”

Tania Scacchetti , nuova segretaria dello Spi Cgil 
La neo segretaria del sindacato dei pensionati: “Basta fare cassa sulla previdenza. Fino ad ora il governo ha solo reso più rigida la legge Fornero”
1 minuti di lettura

ROMA - «Al governo diciamo che è ora di aprire sul serio il cantiere previdenza e rivedere le logiche del meccanismo contributivo per una maggiore equità. Non è più accettabile fare cassa sulle pensioni. Basta con la stagione delle Quote». Tania Scacchetti da oggi è la nuova segretaria generale dello Spi Cgil, i pensionati del sindacato. Non è la prima donna, di sicuro la più giovane: 51 anni.

Segretaria, la premier Meloni ha promesso una riforma delle pensioni per quest’anno. Ci crede?

«Molto poco. Questo governo ha già dimostrato di sconfessare le sue promesse elettorali e di rendere perfino più rigida la legge Fornero. Servirebbe invece far ripartire il confronto e mettere al centro il tema della flessibilità e dell’equità per tutti: giovani, pensionandi, pensionati. Non vedo nulla di questo all’orizzonte. Solo tavoli finti».

ROMA - «Al governo diciamo che è ora di aprire sul serio il cantiere previdenza e rivedere le logiche del meccanismo contributivo per una maggiore equità. Non è più accettabile fare cassa sulle pensioni. Basta con la stagione delle Quote». Tania Scacchetti da oggi è la nuova segretaria generale dello Spi Cgil, i pensionati del sindacato. Non è la prima donna, di sicuro la più giovane: 51 anni.

Segretaria, la premier Meloni ha promesso una riforma delle pensioni per quest’anno. Ci crede?

«Molto poco. Questo governo ha già dimostrato di sconfessare le sue promesse elettorali e di rendere perfino più rigida la legge Fornero. Servirebbe invece far ripartire il confronto e mettere al centro il tema della flessibilità e dell’equità per tutti: giovani, pensionandi, pensionati. Non vedo nulla di questo all’orizzonte. Solo tavoli finti».

A fine anno scadono tre misure di flessibilità: Ape sociale, Quota 103 e Opzione donna. Come si procede?

«Ci vuole un riequilibrio. E smettere di dare risposte solo emergenziali e limitate ad alcune categorie di persone, magari scelte in chiave elettorale. La stagione delle deroghe e delle Quote è finita. Il Paese ha bisogno, sulle pensioni come sul fisco, di certezze strutturali. A partire dai giovani e dalle donne».

Categorie che invece l’ultima manovra penalizza.

«Opzione donna di fatto è stata cancellata. E pensare che le donne hanno sempre pagato a caro prezzo le misure previdenziali. Le pensionate attuali sono figlie di una disparità enorme già nel mercato del lavoro e poi a casa con la cura di figli e genitori. Lavoratrici povere, pensionate povere con un assegno del 36% più basso di quello degli uomini».

Così i giovani.

«I giovani e la generazione di 40-50enni attuali che vivono o hanno vissuto una stagione di estrema flessibilità occupazionale pagheranno un conto salatissimo. È ora di immaginare per loro una compensazione per i buchi di carriera».

A gennaio prossimo torna l’indicizzazione delle pensioni piena, se il governo non interviene.

«Temiamo che non sarà così. Questo governo ha dimostrato un’abilità particolare nel mettere le mani nelle tasche dei pensionati, intaccando il loro potere d’acquisto. La prossima manovra ci preoccupa moltissimo, temiamo che allarghi i divari».

Perché questo timore?

«Perché l’economia non sta andando bene, la spesa dei fondi Pnrr arranca. E perché non sarà possibile fare una manovra in deficit per il nuovo Patto di stabilità, con 15 miliardi da trovare per mantenere il taglio al cuneo e all’Irpef. Questo governo sta impoverendo il perimetro della protezione pubblica, dalla sanità alla non autosufficienza. Temiamo che faccia ancora quello che sa fare meglio: cassa con le pensioni».

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