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La birra senza alcol ha un nuovo campione: Athletic Brewing raddoppia la sua valutazione. Un trend in crescita, anche in Italia

La compagnia fondata nel 2017 sta raccogliendo capitali: ora vale 800 milioni. E’ il primo marchio “zero” degli States. In Italia, a fronte di un mercato in contrazione le bionde salutiste sono salite del 4,5%
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La corsa della birra analcolica ha un nuovo campione: si chiama Athletic Brewing e gli investitori le hanno appena attribuito un valore di circa 800 milioni di euro. Il doppio di quel che valeva soltanto un paio d’anni fa.

Una nicchia che si espande

La notizia è finanziaria, raccontata dal Wall Street Journal. Ma stappa una riflessione più profonda su un segmento in forte crescita, nell’ambito di un settore – quello delle bevande alcoliche – che invece sta vivendo una fase di flessione. Anche qui da noi in Italia, patria del buon vino.

Secondo lo scenario di Global Markets Insight il mercato della birra analcolica è cifrato in 22 miliardi di dollari nel 2022 e nel periodo 2023-2032 è accreditato di una crescita media annua di quasi il 6%, per arrivare a circa 40 miliardi alla fine del periodo. La gente la cerca, la birra analcolica si mostra sempre di più. Lo farà anche alle Olimpiadi di Parigi, dove il colosso mondiale Ab Inbev ha deciso di portare la Corona Cero investendo in un ac…

La corsa della birra analcolica ha un nuovo campione: si chiama Athletic Brewing e gli investitori le hanno appena attribuito un valore di circa 800 milioni di euro. Il doppio di quel che valeva soltanto un paio d’anni fa.

Una nicchia che si espande

La notizia è finanziaria, raccontata dal Wall Street Journal. Ma stappa una riflessione più profonda su un segmento in forte crescita, nell’ambito di un settore – quello delle bevande alcoliche – che invece sta vivendo una fase di flessione. Anche qui da noi in Italia, patria del buon vino.

Secondo lo scenario di Global Markets Insight il mercato della birra analcolica è cifrato in 22 miliardi di dollari nel 2022 e nel periodo 2023-2032 è accreditato di una crescita media annua di quasi il 6%, per arrivare a circa 40 miliardi alla fine del periodo. La gente la cerca, la birra analcolica si mostra sempre di più. Lo farà anche alle Olimpiadi di Parigi, dove il colosso mondiale Ab Inbev ha deciso di portare la Corona Cero investendo in un accordo di sponsorizzazione pluriennale con i Cinque cerchi.

Il trend viene ormai confermato da più parti. Raccontano i dati Nielsen IQ dello scorso autunno che le bevande analcoliche – non solo birra, che comunque vale per quasi il 90% delle vendite alcohol free, ma anche vino e spiriti – hanno avuto la capacità di confermare il trend di crescita che si era visto subito dopo la pandemia. Nel 2020 le vendite sul mercato americano erano cresciute del 39%, ma anche lo scorso anno si è confermato un ottimo +32%.

La crescente tendenza a inseguire salute e benessere ha portato anche i bevitori “tradizionalisti” a stipare nei loro frigo le bevande zero (o meglio, sotto gli 0,5 gradi). E in effetti negli anni i nomi più celebri delle “bionde” hanno sfornato le loro versioni ad hoc: tra le altre, Budweiser Zero e Heineken 0.0.

La crescita di Athletic

In questo mondo, Bill Shufelt, un ex trader che lavorava per l’hedge fund di Steve Cohen, ha capito che c’era un potenziale spazio da colmare. E così, nel 2017, si è presentato con in mano l’idea di fondare una società interamente dedicata alla bionda senz’alcol. Certo che i consumatori l’avrebbero seguito, perché in fondo quel che chiedevano era semplicemente un prodotto buono. Come una birra normale. Ha imbarcato il birraio John Walker e da lì sono partiti con Athletic Brewer.

L'anno scorso Athletic ha venduto più di 258.000 barili di birra, nella top 20 dei birrifici Usa con vendite per oltre 90 milioni. Ragiona come un produttore “normale”: nel suo menu ci sono la Free Wave Hazy IPA e la Upside Dawn Golden. Solo che, controllando temperatura e altri parametri nella fase di produzione, riesce a farle a gradazione minima. Con un gusto che evidentemente piace, visto che è stata incoronata, sempre da Nielsen IQ, come primo marchio del mercato americano di birra analcolica, davanti alle varianti dei giganti del settore. General Atlantic sta guidando il round di finanziamento con un assegno da 50 miloni, racconta ancora il Wsj, e le risorse serviranno per aprire un terzo stabilimento. La penetrazione sul mercato americano è ancora così agli inizi che di spazio per correre, assicurano i gestori del fondo specializzato in investimenti che puntano proprio sulla crescita, ce n’è a iosa.

Il quadro in Italia

Un trend che fa capolino anche sul nostro mercato. Secondo i dati di AssoBirra, nel 2023 le birre low e no alcol hanno rappresentato solo l'1,86% dei consumi totali di birra. Ma a fronte di un mercato in contrazione del 5,85% per consumi, sono riuscite a crescere del 4,5%. “Questa tendenza evidenzia un crescente interesse per birre analcoliche, prodotti senza compromessi di gusto e qualità; infatti, le birre low e no alcol rispondono alla sempre maggiore ricerca da parte dei consumatori di bevande piacevoli e adatte a molteplici occasioni”, spiega Andrea Bagnolini, Direttore Generale di AssoBirra. Anche qui dunque è in atto un “cambiamento culturale verso un consumo ancor più consapevole e responsabile, che già contraddistingue da sempre le abitudini degli italiani”. Insomma, se le “qualità organolettiche” sono “equiparabili a quelle della versione alcolica” il prodotto fa breccia. Per il comparto, chiosa Bagnolini, è “un'opportunità significativa”, la nuova frontiera del “consumo responsabile che è da molti anni al centro delle strategie associative e delle campagne delle aziende birrarie”.

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