Venti di crisi da Usa e Germania. Nell’Ue lo spettro della recessione
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO — La Germania è diventata la zavorra d’Europa. Nei giorni scorsi, mentre cominciava a girare l’umore dei mercati, crollati venerdì per i timori di una recessione americana, è uscito anche il dato sul Pil europeo.
E la Germania ha deluso le attese con un calo del Pil dello 0,1% congiunturale nel secondo trimestre, mentre il resto dell’eurozona cresceva dello 0,3%. Già tra gennaio e marzo Berlino aveva messo a segno un flebile +0,2% dopo la contrazione dello 0,4% nel trimestre precedente.
È appena il caso di ricordare che per trovare una crescita superiore a mezzo punto bisogna andare indietro al 2022. L’economia tedesca langue. E gli economisti vedono nero. In un recente podcast dell’Handelsblatt, Clemens Fuest, il capo dell’Ifo di Monaco, ha detto che per il 2024 si rischia complessivamente un dato in negativo.
In recessione
La Germania potrebbe scivolare — di nuovo — in recessione. E negli uffici della Commissi…
BERLINO — La Germania è diventata la zavorra d’Europa. Nei giorni scorsi, mentre cominciava a girare l’umore dei mercati, crollati venerdì per i timori di una recessione americana, è uscito anche il dato sul Pil europeo.
E la Germania ha deluso le attese con un calo del Pil dello 0,1% congiunturale nel secondo trimestre, mentre il resto dell’eurozona cresceva dello 0,3%. Già tra gennaio e marzo Berlino aveva messo a segno un flebile +0,2% dopo la contrazione dello 0,4% nel trimestre precedente.
È appena il caso di ricordare che per trovare una crescita superiore a mezzo punto bisogna andare indietro al 2022. L’economia tedesca langue. E gli economisti vedono nero. In un recente podcast dell’Handelsblatt, Clemens Fuest, il capo dell’Ifo di Monaco, ha detto che per il 2024 si rischia complessivamente un dato in negativo.
In recessione
La Germania potrebbe scivolare — di nuovo — in recessione. E negli uffici della Commissione Ue circola un dato che fa riflettere: se non ci fosse il traino al ribasso dell’economia tedesca, il resto del continente potrebbe crescere del 2%, nel 2024.
E forse Ola Källenius si è pentito della sua battuta durante la recente missione tedesca in Cina, capitanata dal cancelliere Scholz. Il numero uno di Mercedes aveva detto con un pizzico di tracotanza che per lui il famoso “derisking” rispetto a Pechino significava «investire di più».
Un calcio a tutte le raccomandazioni ad adottare una strategia più cauta rispetto a un Paese che sta vistosamente rallentando. Ma nella scorsa settimana è arrivata la doccia fredda.
L’affaticamento cinese
Mercedes, Volkswagen e Bmw, le tre big dell’auto tedesca, si sono insabbiate. Sentono l’affaticamento cinese e hanno subito un crollo degli utili nei primi sei mesi del 18% rispetto allo stesso periodo del 2023. Il boss di Mercedes Källenius adesso parla di un «umore difficile», in Cina.
Ma non aiuta neanche un clima in Europa che si sta rapidamente incupendo: sulla voglia di cambiare automobile pesano l’inflazione e i tassi. E in Germania il ‘mood’ è talmente pessimo che c’è da chiedersi se non sia diventata un problema, per l’Europa.
Al di là dei motivi più ovvi per la sua debolezza, primo dei quali la debolezza della Cina, c’è un dato meno scontato che fa impressione. Nonostante l’inflazione sia fortemente rallentata da mesi e la Bce abbia posto fine alla sua fase rialzista cominciando ad abbassare i tassi, nonostante robusti aumenti in busta paga incassati da tanti lavoratori nel primo trimestre — un boom del 6,5% a fronte di un aumento dei prezzi che si è fermato al 2,5% — i tedeschi sembrano spaventati.
La corsa al risparmio
E hanno cominciato a risparmiare in modo furibondo. Secondo gli analisti, perché non si fidano del litigioso governo Scholz e perché sono spaventati dal moltiplicarsi delle guerre.
Nei primi tre mesi dell’anno la quota di risparmi si è attestata quasi al 15%, oltre un terzo in più rispetto al 2023. E c’è un’analoga, pericolosa prudenza che serpeggia tra le aziende, che hanno smesso di investire.
Infine, c’è il disastro della politica. Il governo Scholz, dopo la devastante sentenza della Corte di Karlsruhe che a dicembre del 2023 ha messo fine a un intenso periodo di “finanza creativa” ripristinando il freno al debito, ha deciso di continuare a inibirsi mantenendo fede al feticcio del disavanzo azzerato.
Anche in questi giorni, la maggioranza si è spaccata su come ricavare risorse per la ripresa senza intaccare il pareggio di bilancio. Un altro freno a mano, per la prima economia del continente. Che provoca danni a tutti.