Tajani: “Serve stabilità, si rischia un’altra Libia. Ambasciatore resta lì”
di Claudio TitoAntonio Tajani (ministro degli Esteri)
ROMA - «Sono entrati dentro l’ambasciata ma alla fine non c’è stato nessun gesto di violenza. Hanno solo rubato le macchine». Prima di entrare nella sua parrocchia per partecipare alla messa serale della domenica, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, spiega i momenti di tensione vissuti nella nostra sede diplomatica a Damasco e rapidamente superati.
Soprattutto fa il punto su quel che potrà accadere in quell’area del mondo. Perché il cambio di regime e la fuga di Assad a Mosca può rappresentare un ennesimo colpo al fragile e scomposto equilibrio in Medio Oriente.
«Il problema - è il suo timore - si concentra sulla stabilità di quel Paese. Può diventare una nuova Libia, ma senza il petrolio». La vittoria di al Jolani, infatti, da questo punto di vista potrebbe non offrire garanzie piene. Il vecchio regime è stato cancellato, ma non è detto che nasca facilmente un governo unitario.
ROMA - «Sono entrati dentro l’ambasciata ma alla fine non c’è stato nessun gesto di violenza. Hanno solo rubato le macchine». Prima di entrare nella sua parrocchia per partecipare alla messa serale della domenica, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, spiega i momenti di tensione vissuti nella nostra sede diplomatica a Damasco e rapidamente superati.
Soprattutto fa il punto su quel che potrà accadere in quell’area del mondo. Perché il cambio di regime e la fuga di Assad a Mosca può rappresentare un ennesimo colpo al fragile e scomposto equilibrio in Medio Oriente.
«Il problema - è il suo timore - si concentra sulla stabilità di quel Paese. Può diventare una nuova Libia, ma senza il petrolio». La vittoria di al Jolani, infatti, da questo punto di vista potrebbe non offrire garanzie piene. Il vecchio regime è stato cancellato, ma non è detto che nasca facilmente un governo unitario.
Mettere tutti d’accordo
Le truppe ex qaediste, quelle curde, quelle filo-turche: «Mettere tutti d’accordo non sarà facile. Anche se per ora hanno lasciato uno dei precedenti dirigenti per la transizione. Può essere un buon segno».
E intervenire dall’esterno non rappresenta un’opzione possibile, ossia «pensare ad una forza di interposizione non è una soluzione praticabile». «Di certo però - avverte - non possiamo rimanere alla finestra». Serve una gestione condivisa da parte di G7, Ue e Paesi Arabi. Un aspetto positivo, però, potrebbe esserci: la temuta ondata migratoria potrebbe essere stata frenata in anticipo. «Molti siriani anzi stanno tornando nel loro Paese».
C’è inoltre un aspetto fondamentale da tenere in considerazione: l’abbattimento del vecchio gruppo di comando a Damasco sta ridisegnando i rapporti di forza in quell’area ma anche nelle relazioni tra Russia, Iran e Usa.
Teheran sconfitta
«È chiaro che Teheran esce sconfitta da questa vicenda. Assad pensava di poter contare su Hezbollah, gli avevano promesso duemila uomini e non ne è arrivato nemmeno uno». Le conseguenze del conflitto israelo-palestinese che ha coinvolto il Libano ha dunque modificato pesantemente la situazione.
Come reagirà l’Iran? «È quel che bisogna capire. Gli iraniani hanno forse bisogno di dimostrare di non aver perso potere. Come? Insistendo sul loro programma nucleare? Vedremo». L’altro protagonista battuto, poi, è la Russia.
«Combattere su due fronti - sottolinea il vicepremier italiano - è complicato per tutti». Ma restano dei nodi da sciogliere. «Ad esempio - si chiede Tajani - che fine farà la base militare russa? Che ne sarà dello sbocco al Mediterraneo su cui aveva sempre puntato il Cremlino».
Un vantaggio per Trump
Insomma il passo indietro di Mosca è un tassello fondamentale. E potrebbe avvantaggiare Donald Trump quando entrerà formalmente nelle sue funzioni e cercherà di arrivare ad un “cessate il fuoco” in Ucraina: «Il suo interesse è soprattutto questo». E la linea seguita da Biden e dal suo successore appare singolarmente univoca.
Mentre esce vittoriosa la Turchia dalla guerra civile lampo in Siria. Il ruolo di Erdogan è stato decisivo. Il leader di Ankara da sempre aspira ad influenzare la Siria tenendo sotto controllo la parte curda. Aleppo - che nel bilancio turco conta sempre su una una riserva finanziaria - è considerata da Erdogan una città ottomana.
«Ho parlato con il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan - insiste - e gli ho chiesto di garantire l’incolumità degli italiani e degli europei. Mi ha invitato a mantenere aperta la nostra ambasciata. L’Italia viene sempre considerata un elemento di moderazione e equilibrio».
L’Alto Rappresentante Ue
Anche l’Unione europea dovrà cercare di assumere un ruolo in questa transizione. Un documento unitario elaborato dall’Alto Rappresentante, Kaja Kallas, è stato approvato già ieri e ha fatto riferimento proprio alla necessità di assicurare protezione ai cittadini dell’Unione, alle rappresentanze diplomatiche e alle minoranze etniche e religiose, quindi dei cristiani.
Su questo il ruolo della Chiesa cattolica può essere importante. Uno dei vescovi ha un canale diretto di con al Jolani. Il dialogo può essere una chiave efficace per aprire la strada ad una transizione pacifica.