Le Casse, con 120 miliardi di patrimonio, giocano un ruolo centrale nel risiko bancario
di Carlotta ScozzariAnche la Casse di previdenza, forti di un patrimonio da 120 miliardi, sono tra gli attori in scena sul palcoscenico della nuova tornata di fusioni bancarie. Basti pensare che i tre enti più ricchi in termini attivi, ossia Enpam, Cassa forense (Cf) e Inarcassa, figurano anche nel patto di consultazione, stretto con alcune Fondazioni, che riunisce il 6,5% del Banco Bpm, gruppo finito nel mirino di Unicredit.
Nella classifica stilata dalla Covip sui dati di fine 2023, l’ente di previdenza e assistenza dei medici e degli odontoiatri svetta su tutti gli altri con attività per quasi 28 miliardi, mentre la Cassa degli avvocati staziona al secondo posto con 20,3 miliardi, seguita dai 15 miliardi di quella di ingegneri e architetti. In quarta posizione c’è la Cassa dei commercialisti (Cnpadc), con 13,1 miliardi, mentre al quinto posto si trova Enasarco, che gestisce le pensioni di agenti e rappresentanti di commercio, con quasi 9,5 miliardi.
Chi sono gli enti più ricchi
…!-->
Anche la Casse di previdenza, forti di un patrimonio da 120 miliardi, sono tra gli attori in scena sul palcoscenico della nuova tornata di fusioni bancarie. Basti pensare che i tre enti più ricchi in termini attivi, ossia Enpam, Cassa forense (Cf) e Inarcassa, figurano anche nel patto di consultazione, stretto con alcune Fondazioni, che riunisce il 6,5% del Banco Bpm, gruppo finito nel mirino di Unicredit.
Nella classifica stilata dalla Covip sui dati di fine 2023, l’ente di previdenza e assistenza dei medici e degli odontoiatri svetta su tutti gli altri con attività per quasi 28 miliardi, mentre la Cassa degli avvocati staziona al secondo posto con 20,3 miliardi, seguita dai 15 miliardi di quella di ingegneri e architetti. In quarta posizione c’è la Cassa dei commercialisti (Cnpadc), con 13,1 miliardi, mentre al quinto posto si trova Enasarco, che gestisce le pensioni di agenti e rappresentanti di commercio, con quasi 9,5 miliardi.
Chi sono gli enti più ricchi
Come appena evidenziato dall’Adepp, l’associazione degli enti previdenziali privati, gran parte del patrimonio complessivo, pari a 114 miliardi alla fine del 2023, risulta investito in fondi, soprattutto (29%) mobiliari. I titoli di Stato pesano invece per quasi il 17% sugli attivi. Guardando agli investimenti delle Casse in un’ottica decennale, tra il 2013 e il 2023 sono sensibilmente cresciuti quelli in fondi mobiliari (+300%) e azioni (+135%) mentre si sono ridotti (-77%) quelli nel settore immobiliare.
Da tempo gli enti previdenziali privati attendono il regolamento del ministero dell’Economia sugli investimenti, che sarebbe dovuto arrivare entro giugno del 2023. «Lo stiamo ultimando con il ministro Giancarlo Giorgetti. A breve ve lo consegneremo», ha assicurato al recente convegno dell’Adepp la ministra del Lavoro, Marina Calderone. Nel frattempo, le Casse, che sperano in norme non troppo rigide, secondo il presidente dell’Adepp Alberto Oliveti, «sono state in grado di autoregolamentarsi, tanto che si calcola che il patrimonio aggregato, grazie anche alla crescita delle Borse, sia salito a 120 miliardi nel 2024».
Le Casse e gli acquisti di azioni
Sempre secondo la fotografia dell’Adepp al 2023, gli investimenti delle Casse in azioni ammontano a 21,6 miliardi, di cui 9,5 in forma diretta e 12 tramite fondi mobiliari, con un aumento del 22,9% dal 2022. È lì che occorre cercare per trovare le quote in Banco Bpm che fanno parte dell’accordo di consultazione con le Fondazioni di Lucca, di Alessandria, di Carpi e di Reggio Emilia. Nel dettaglio, Enpam possiede l’1,99%, Cf l’1,66% e lo 0,97% è di Inarcassa. Fuori dal patto c’è poi Enasarco, che di recente ha trasferito il 3% nella ex popolare milanese a un proprio fondo di investimento.
Le Casse e le Fondazioni avevano fatto quadrato intorno a Banco Bpm quando il “nemico” dichiarato, anche secondo la visione del governo Meloni, era rappresentato dal gruppo Crédit Agricole, nel 2022 salito a sorpresa nel capitale dell’istituto milanese e di recente rafforzatosi con l’obiettivo di arrivare al 19,9% del capitale. Il gruppo francese ha precisato di non essere intenzionato ad acquisire Banco Bpm bensì a preservare gli accordi in essere con l’istituto, da quelli sul credito al consumo a quelli sulle assicurazioni.
Nel 2022, nel patto figurava ancora la Fondazione Crt, poi uscita dal capitale di Banco Bpm, e quindi dall’accordo, nei primi mesi di quest’anno, poco prima che anche il suo presidente, Fabrizio Palenzona, lasciasse l’ente non senza polemiche. Oggi che i francesi fanno meno paura e che non sembrano avere mire espansionistiche in territorio italiano, gli enti appaiono pronti a difendere il gruppo guidato da Giuseppe Castagna dal nuovo “villain” di questa serie tv, interpretato dall’Unicredit di Andrea Orcel.
E poco importa se alcuni di loro, in forma diretta o indiretta, sono anche soci della stessa Unicredit. Tanto per citare un esempio, la cassaforte di Cf custodisce 1,6 milioni di titoli del gruppo guidato da Orcel (0,1% del capitale), alla fine dell’anno scorso (come da bilancio) rivalutati per 17,7 milioni a 37,4 milioni grazie alla corsa dell’azione in Borsa.
Insomma, alle attuali condizioni, è da escludere che le Casse e le Fondazioni possano conferire il loro 6,5% di Banco Bpm all’offerta pubblica di scambio (Ops) di Unicredit. Per ora preferiscono fare il possibile per assecondare la nascita di quel progetto di terzo polo nazionale, benedetto dall’esecutivo Meloni, incentrato su Banco Bpm e con propaggini in Anima e Mps.
Le basi di questo piano sono state gettate con l’acquisto delle azioni senesi in mano al Tesoro da parte del gruppo guidato da Castagna, affiancato da Francesco Gaetano Caltagirone, da Delfin della famiglia Del Vecchio e da Anima. Su quest’ultima, Banco Bpm aveva lanciato un’offerta pubblica di acquisto all’inizio di novembre. L’operazione risulta ora depotenziata dall’Ops arrivata “da sopra” da Unicredit, tramite il meccanismo della cosiddetta passivity rule, che di fatto impedisce a Castagna un rilancio su Anima a meno di passare da un’assemblea dei soci.
Subito dopo la mossa di Orcel sulla ex popolare milanese, che in generale ha reso più complicata la nascita del terzo polo sotto la regia di Banco Bpm, Caltagirone è poi salito oltre il 5% di Mps. Una mossa che lascia immaginare che l’imprenditore romano stia giocando una sua partita in questo scenario decisamente ingarbugliato, non per forza coincidente con quella di Castagna.
È probabile che lo sguardo di Caltagirone continui a essere rivolto verso le Generali, dove da anni chiede un ricambio al vertice finora non avvenuto. Nel 2022, nel pieno dello scontro con Mediobanca per il rinnovo del consiglio di amministrazione della compagnia assicurativa, la Cassa forense aveva schierato i propri 15,74 milioni di titoli Generali (1% del capitale) dalla parte di Caltagirone (allora uscito perdente).
Sempre due anni fa e sempre a proposito di come le Casse entrino nelle grandi partite finanziarie, Enpam aveva investito 15 milioni nell’aumento di capitale di Mps, quando il Tesoro era di gran lunga azionista di maggioranza, per poi vendere poco dopo con profitto. In attesa di capire cosa accadrà nei prossimi mesi sulle strade per Siena e Trieste, le Casse oggi sono concentrate su Milano. Dove il sostegno a Castagna in chiave “anti Unicredit” è senza dubbio gradito al governo.