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Investire in arte o vino, il 2024 è stato un anno amaro. Ma per l’Italia ci sono buone notizie

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La scommessa sull’arte ha fruttato in media un -16% nell’anno, mentre i vini pregiati sono scesi dell’11 per cento. Pesano la frenata della Cina e la competizione con gli asset finanziari. Ma tra le grandi bottiglie l’Italia guadagna posizioni
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MILANO – Sarà stato anche l’anno della banana di Cattelan, venduta all’asta per oltre 6 milioni di dollari per poi finire nelle fauci del re delle cripto Sun, ma a ben vedere il 2024 è stato parco di soddisfazioni per gli “investitori” del ‘lusso’ variamente declinato nelle forme di opere d’arte o bottiglie di vino pregiato.

L’Economist mette giù i numeri di questa fase opaca, che dura ormai da un biennio dopo i fasti del post-covid. Un investitore che avesse scommesso sull'arte all'inizio del 2024 avrebbe perso in media il 16% a fine di novembre, secondo l'indice All Art che tiene conto dei risultati delle aste. Nello stesso periodo, cento euro puntati sui vini pregati ne avrebbero visti sfumare 11, secondo l'indicatore Liv-ex Fine Wine 1000, il rifrimento …

MILANO – Sarà stato anche l’anno della banana di Cattelan, venduta all’asta per oltre 6 milioni di dollari per poi finire nelle fauci del re delle cripto Sun, ma a ben vedere il 2024 è stato parco di soddisfazioni per gli “investitori” del ‘lusso’ variamente declinato nelle forme di opere d’arte o bottiglie di vino pregiato.

L’Economist mette giù i numeri di questa fase opaca, che dura ormai da un biennio dopo i fasti del post-covid. Un investitore che avesse scommesso sull'arte all'inizio del 2024 avrebbe perso in media il 16% a fine di novembre, secondo l'indice All Art che tiene conto dei risultati delle aste. Nello stesso periodo, cento euro puntati sui vini pregati ne avrebbero visti sfumare 11, secondo l'indicatore Liv-ex Fine Wine 1000, il rifrimento più vicino a un “indice” globale delle bottiglie di valore. Ma anche i diamanti non se la sono passata alla grande, con un pezzo sceso di quasi il 20%, mentre quello delle auto da collezione è rimasto più o meno stabile.

La fine della corsa

D’altra parte il mercato era “impazzito” all’uscita dal Covid, quando i consumatori ricchi – frustrati per l’impossibilità di godere di altri servizi – hanno scaricato le loro fortune su queste voci. Spingendo in alto i prezzi, tanto che Hsbc calcola che una borsetta o un abito firmato siano arrivati a costare il 54% in più del pre-pandemia. Seguendo una dinamica comune a tutto il lusso, questa corsa folle si è bruscamente interrotta. Un po’ per la frenata cinese che ha portato via dal tavolo il principale motore di crescita: se nel 2019 i facoltosi cinesi assorbivano il 17% del vino mondiale, ora sono precipitati all’8%.

Dazi, guerre e incertezze legate al cambio di casacca alla Casa bianca non hanno aiutato. E’ vero che i Paperoni sono sempre di più e sempre più ricchi. Perché allora non investono? Il buon andamento dei mercati finanziari, con alcuni picchi quale quello del Bitcoin, in simili fasi costituiscono un concorrente all’investimento nei beni di lusso ed è dunque probabile, dicono gli esperti, che parte dell’attenzione degli investitori sia stata attirata da altre sirene.

Arte in ritirata

Già al giro di boa dell’anno, d’altra parte, la Survey of Global Collecting Art Basel e Ubs mostrava che le vendite all’asta da Christie's, Sotheby's, Phillips e Bonhams erano diminuite del 26% rispetto al primo semestre del 2023 e del 36% rispetto al picco di mercato del 2021. Dati aggravati dalla prospettiva: il numero di collezionisti facoltosi intervistati che prevedono di acquistare opere d'arte nel prossimo anno è sceso al 43%, da oltre la metà nel 2023. Di contro il numero di coloro che prevedono di vendere è salito al 55%, con l’idea che ci sarà un eccesso di offerta ancora nei mesi a venire.

L’Italia del vino pregiato si rafforza

Secondo i dati di Winecap, tra i vari sconvolgimenti geopolitici e il rafforzamento del dollaro i prezzi de vini pregiati hanno mantenuto una traiettoria di correzione (intorno al -11% nelle principali geografie) ma l'Italia è stata la regione di vini pregiati più resistente, mentre la Borgogna ha subito il maggiore contraccolpo. Il mercato dei vini pregiati ha registrato performance contrastanti alla fine dell'anno. Il prodotto tricolore è riuscito a contenere i danni con un calo di prezzi del 6% e ha dimostrato una crescente presa su questo mercato, conquistando 22 posizioni nella classifica 2024 Power 100, nove in più dell’edizione precedente e “chiudendo il gap con la Borgogna e il Bordeaux in termini di interesse degli investitori e di performance dei prezzi”.

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