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Dazi Usa contro Canada, Messico e Cina. Le cause e gli effetti sull’economia mondiale

Jerome Powell, presidente della Federal Reserve (reuters)

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Cosa accadrà con l’introduzione della “barriera” economica voluta dal neoinsediato presidente Trump
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La conferma dei dazi contro Messico, Cina e Canada, quanto influisce sull’economia?

«Moltissimo. Visto che i dazi sono applicati indiscriminatamente su tutte le importazioni dai tre Paesi, le prime stime degli economisti dicono che ad essere colpiti saranno flussi commerciali complessivi per 2.100 miliardi di dollari. La Barclays calcola che la penalizzazione dei dazi sui bilanci aziendali, considerando l’indice S&P’s dei 500 titoli, sarà del 2,8%».

Qual è la motivazione di questi dazi?

«A parte il fatto che tutti e tre i Paesi sono in surplus commerciale verso gli Usa, che per Trump è già una colpa, ai due vicini nordamericani si chiede il controllo rigido dei migranti in transito dalle rispettive frontiere. Con la Cina il problema specifico sono le esportazioni clandestine dei “precursori” chimici del Fentanyl (teoricamente vietati da molti anni), la micidiale droga che sta falciando migliaia di giovani americani».La Cina fatto, che sembrava l’obiettivo numero uno, si vede appli…

La conferma dei dazi contro Messico, Cina e Canada, quanto influisce sull’economia?

«Moltissimo. Visto che i dazi sono applicati indiscriminatamente su tutte le importazioni dai tre Paesi, le prime stime degli economisti dicono che ad essere colpiti saranno flussi commerciali complessivi per 2.100 miliardi di dollari. La Barclays calcola che la penalizzazione dei dazi sui bilanci aziendali, considerando l’indice S&P’s dei 500 titoli, sarà del 2,8%».

Qual è la motivazione di questi dazi?

«A parte il fatto che tutti e tre i Paesi sono in surplus commerciale verso gli Usa, che per Trump è già una colpa, ai due vicini nordamericani si chiede il controllo rigido dei migranti in transito dalle rispettive frontiere. Con la Cina il problema specifico sono le esportazioni clandestine dei “precursori” chimici del Fentanyl (teoricamente vietati da molti anni), la micidiale droga che sta falciando migliaia di giovani americani».La Cina fatto, che sembrava l’obiettivo numero uno, si vede applicati dazi solo per il 10% (aggiuntivo sulle tariffe attuali che però dopo le ripetute “sanatorie” dell’era Biden non superavano il 2%). Con Messico e Canada si è partiti subito con il 25%.

Perché questo trattamento privilegiato?

«Intervengono complesse dinamiche geopolitiche. Trump dalla prima ora dopo l’insediamento è sembrato frenare nella sua aggressività contro la Cina, probabilmente perché si è reso conto che l’effetto-boomerang di una guerra totale (di parlava del 60% di dazi) sarebbe stato devastante. È così iniziata una sottile e riservata trattativa diplomatico-commerciale, ispirata anche (ma non solo) da Elon Musk, che ha cospicui interessi (e una fabbrica Tesla) in Cina. Va ricordato che verso la fine del Trump I, all’inizio del 2020, i due governi avevano sottoscritto un importante accordo chiamato “Phase 1” proprio perché ad esso dovevano seguirne altri. Ma subito dopo è arrivato il Covid, e a seguire il sostanziale appoggio di Pechino all’attacco russo contro l’Ucraina, e tutto così è saltato».

Quali saranno gli effetti sull’inflazione di questa tornata di dazi?

«Pesanti. Specialmente sul “carrello della spesa” che, in America come in Europa, è il più bersagliato con aumenti dei prezzi anche del 60% rispetto all’era pre-Covid. Neanche la progressiva discesa dell’inflazione media annua fino all’attuale 2,6% (una discesa comunque più lenta che in Europa come prova la rigidità della Fed) sta “salvando” i consumatori. E per colmo di sventura, il 44% dei 195,9 miliardi di importazioni alimentari in America viene da Messico e Canada: pescato, frutta, verdura, semi oleosi, carne, uova, e via dicendo. Per fare un esempio, il 90% degli avocados consumati in America viene dal Messico, e l’import schizzerà a 31mila tonnellate nella settimana del Super Bowl, che è il 9 febbraio. Per colmo di sventura, un’epidemia di febbre aviaria ha portato a una drastica riduzione della produzione di latte in California, rimpiazzata con massicce importazioni dal vicino meridionale. Anche sulle auto il costo sarà alto, vista la gran quantità di veicoli di molte case (anche cinesi) assemblati in Messico e Canada. Il costo delle auto è un altro driver primario dell’inflazione. Nel complesso, Goldman Sach prevede un incremento dello 0,7% e una penalizzazione dello 0,4% sul Pil Usa (il Fmi prevede una crescita dal 2,3% nel 2025 dopo il 2,8% del 2024)».

E il petrolio?

«Gli Usa non possono fare a meno del petrolio importato sia dal Messico che dal Canada, pur essendo forti produttori grazie allo “shale oil”. Il greggio da questi due Paesi è il più adatto ad essere lavorato nelle moderne raffinerie a inquinamento contenuto, molto più leggero rispetto a quello Made in Usa. In particolare per il Canada, fornitore di 4 milioni di barili al giorno che hanno generato l’anno scorso un flusso di cassa di 100 miliardi di dollari, Trump ha disposto un regime speciale: solo per il petrolio è concesso uno sconto, e un dazio ridotto al 10%. Ma questo avrà la durata solo di due settimane, dopodiché se non verrà soddisfatta la richiesta di Trump (chiusura delle frontiere) si passerà al 25».

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