Cina, reazione morbida ai dazi Usa. Pechino prende tempo e punta al dialogo con Trump
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Le dichiarazioni di domenica del Ministero del Commercio cinese, riguardo ai dazi del 10% decisi dal presidente statunitense Donald Trump, non ingannino. Pechino ha espresso “forte insoddisfazione”, promesso non meglio specificate “contromisure” e annunciato un - simbolico - reclamo all’Organizzazione mondiale del commercio. Ma la reazione cinese è stata in realtà abbastanza blanda, cauta. E si intravede pure una volontà di apertura: per esortare gli Stati Uniti a “rafforzare la cooperazione". Xi Jinping sta prendendo tempo e studia le prossime mosse.
Per due motivi. La Cina deve calibrare le proprie azioni in un momento critico per la propria ripresa economica: una nuova guerra commerciale Pechino non se la può permettere. “Se i responsabili delle politiche cinesi si stavano effettivamente preparando al peggio (dazi del 60% come minacciato inizialmente da Trump, ndr), è probabile che reagiscano in maniera contenuta per il momento e che aggiustino la rotta in seguito, se ne…
PECHINO - Le dichiarazioni di domenica del Ministero del Commercio cinese, riguardo ai dazi del 10% decisi dal presidente statunitense Donald Trump, non ingannino. Pechino ha espresso “forte insoddisfazione”, promesso non meglio specificate “contromisure” e annunciato un - simbolico - reclamo all’Organizzazione mondiale del commercio. Ma la reazione cinese è stata in realtà abbastanza blanda, cauta. E si intravede pure una volontà di apertura: per esortare gli Stati Uniti a “rafforzare la cooperazione". Xi Jinping sta prendendo tempo e studia le prossime mosse.
Per due motivi. La Cina deve calibrare le proprie azioni in un momento critico per la propria ripresa economica: una nuova guerra commerciale Pechino non se la può permettere. “Se i responsabili delle politiche cinesi si stavano effettivamente preparando al peggio (dazi del 60% come minacciato inizialmente da Trump, ndr), è probabile che reagiscano in maniera contenuta per il momento e che aggiustino la rotta in seguito, se necessario”, hanno dichiarato gli economisti di Goldman Sachs. Ma soprattutto perché, con Trump aperto ad un accordo più ampio con la Cina, per Pechino c’è spazio ora per provare a negoziare, evitare una guerra commerciale e ottenere qualcosa in cambio.
La Cina ha dimostrato ormai di avere un buon kit di strumenti per reagire quando si tratta di rispondere all’America (ha già messo in pratica a dicembre limitazioni all’export di minerali critici, potrebbe avviare indagini e sanzioni ad aziende Usa, o decidere di agire sulla sua moneta, lo yuan, per trarre benefici dall’export anche se quest’ultima è una mossa rischiosa). Ma prima di prendere delle misure forti, Pechino vede spazi questa volta per sedersi al tavolo delle trattative e concludere un eventuale accordo. Pechino è consapevole che se dovesse rispondere con ulteriori restrizioni delle esportazioni, ad esempio, ciò potrebbe spingere le multinazionali a smettere di investire in Cina e, altro rischio, che tali limitazioni inneschino un'ulteriore risposta da parte di Trump.
Distensione sottotraccia
Segnali di buona volontà per rimettere le relazioni in carreggiata ci sono stati in queste settimane: la telefonata tra Xi e Trump, Xi che ha mandato il vicepresidente Han all’insediamento alla Casa Bianca dello statunitense. E il tycoon che non ha escluso una visita in Cina a breve. Trump ha poi lanciato un salvagente a TikTok (in questa partita negoziale l’app ci rientra: Pechino potrebbe accettare che la cinese ByteDance venda la piattaforma come parte di un accordo più ampio che coprirebbe una serie di questioni, tra cui il commercio). Trump ha soprattutto fatto capire che c’è la volontà di arrivare ad un accordo più ampio con la Cina, in cui rientra la richiesta a Xi di aiutarlo a porre fine alla guerra della Russia in Ucraina.
Le richieste cinesi
Xi ha delle richieste: che gli Usa attenuino le restrizioni all’import di tecnologia, che non sorpassino le “linee rosse” su Taiwan e che accettino Pechino come potenza alla pari. Un ammorbidimento cinese su TikTok o un maggiore impegno sul fentanyl, ad esempio, potrebbero placare Trump nell’ambito di un accordo. E poi c’è appunto la questione ucraina: se Pechino dovesse far valere le sue leve sulla Russia (ed è tutto ancora da vedere quanto forti siano), cambierebbe il rapporto con gli Usa. "Xi può far sentire Trump in debito con lui svolgendo un ruolo. La questione ucraina è la chiave per capire se Xi può ottenere concessioni da Trump e vedere allentate le pressioni Usa sulla Cina su commercio e altre questioni”, sosteneva in un’analisi di fine gennaio il quotidiano Nikkei. Ucraina, TikTok e i dazi “saranno utilizzati come merce di scambio nei colloqui”, concludeva Nikkei.
A proposito di negoziati, secondo fonti anonime citate dal Wall Street Journal, la proposta iniziale della Cina per prepararsi a sedersi al tavolo delle trattative ed evitare maggiori dazi in futuro e nuove restrizioni tecnologiche sarà incentrata sul “ripristino di un accordo commerciale che Pechino ha firmato all'inizio del 2020 con la prima amministrazione Trump ma che non ha attuato. La cosiddetta Fase Uno prevedeva che la Cina aumentasse gli acquisti di beni e servizi americani di 200 miliardi di dollari in un periodo di due anni”. Tra le altre proposte per evitare l’aumento dei dazi ci sarebbe poi l'offerta di maggiori investimenti negli Stati Uniti - in settori come le batterie per le auto elettriche -, di non svalutare lo yuan per ottenere un vantaggio competitivo e l'impegno sul fentanyl. “Pechino infine potrebbe essere disposta a trattare la questione TikTok come una ‘questione commerciale’, significa che il governo intende rimanere fuori dai giochi e lasciare che gli investitori della società madre cinese di TikTok, ByteDance, negozino un accordo con gli offerenti americani interessati”, continua il Wsj.