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Trump avvisa l’Europa: ci tratta peggio dei nemici, i dazi faranno giustizia

L’Orient Port Branch a Lianyungang, in Cina

 

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Un piano per colpire gli Stati con cui gli Usa hanno il deficit maggiore: “Volevo agire contro Italia già prima, ma c’è stato il Covid”. Le nuove misure scatteranno dal 2 aprile, poi toccherà al settore auto. L’inflazione potrebbe risalire
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NEW YORK – "L’Unione Europea si approfitta degli Stati Uniti nei commerci". Non c’è dubbio che il nostro continente sia il primo obiettivo della nuova ondata di dazi, ordinati ieri da Donald Trump con l’etichetta di "Fair and Reciprocal Plan". Anzi, ha rivelato che li avrebbe imposti all’Italia, Spagna e Francia anche nel primo mandato, ma poi si e’ fermato perché “c’era l’epidemia di Covid, la gente moriva e io ho un cuore”.

Lui li chiama "equi e reciproci", nel senso che non si tratta di tariffe uguali del 10 o 20%, come quelle minacciate durante la campagna elettorale, da imporre a tappetto su tutti i paesi. Variano invece da nazione a nazione, perché dipendono dalle misure che gli altri adottano per l’acquisto dei prodotti americani. L’Europa però verrà colpita in maniera più dura, perché Trump le rimprovera anche l'imposta sul valore aggiunto, che "sarà considerata un dazio", più tutte le altre regole e le multe che penalizzano le compagnie degli Stati Uniti.

NEW YORK – "L’Unione Europea si approfitta degli Stati Uniti nei commerci". Non c’è dubbio che il nostro continente sia il primo obiettivo della nuova ondata di dazi, ordinati ieri da Donald Trump con l’etichetta di "Fair and Reciprocal Plan". Anzi, ha rivelato che li avrebbe imposti all’Italia, Spagna e Francia anche nel primo mandato, ma poi si e’ fermato perché “c’era l’epidemia di Covid, la gente moriva e io ho un cuore”.

Lui li chiama "equi e reciproci", nel senso che non si tratta di tariffe uguali del 10 o 20%, come quelle minacciate durante la campagna elettorale, da imporre a tappetto su tutti i paesi. Variano invece da nazione a nazione, perché dipendono dalle misure che gli altri adottano per l’acquisto dei prodotti americani. L’Europa però verrà colpita in maniera più dura, perché Trump le rimprovera anche l'imposta sul valore aggiunto, che "sarà considerata un dazio", più tutte le altre regole e le multe che penalizzano le compagnie degli Stati Uniti.

Ieri il presidente ha ordinato ai consiglieri di elaborare un piano per definire l’entità dei dazi reciproci, partendo dai paesi con cui gli Usa hanno il maggiore deficit. Le nuove tariffe scatteranno probabilmente il 2 aprile, secondo Howard Lutnick, nominato segretario al Commercio.La Casa Bianca ha spiegato così l’iniziativa: "La tariffa statunitense sull’etanolo è solo del 2,5%, eppure il Brasile ne applica una del 18%. La tariffa media della nazione più favorita (MFN) applicata dagli Stati Uniti sui prodotti agricoli è del 5%, ma quella dell’India è del 39%". L’attenzione quindi si è rivolta al nostro continente: "La Ue può esportare tutti i molluschi che vuole in America, ma la Ue vieta le importazioni da 48 dei nostri Stati. Di conseguenza, nel 2023 gli Usa hanno importato 274 milioni di dollari di molluschi dall’Ue, ma ne hanno esportati solo 38 milioni.

L’Unione impone anche una tariffa del 10% sulle auto importate, gli Usa solo del 2,5%". In conclusione, "un rapporto del 2019 ha rilevato che in 132 paesi e oltre 600.000 linee di prodotti, gli esportatori americani affrontano tariffe più elevate più di due terzi delle volte. Gli Usa registrano un deficit commerciale ogni anno dal 1975. Nel 2024, ha superato i mille miliardi di dollari".

Da qui l’ordine di analizzare i dazi imposti dai singoli paesi, per rispondere con misure analoghe. Nel caso dell’Europa però i danni saranno più gravi, perché si calcolerà anche gli effetti delle imposte sul valore aggiunto, le regole e le multe. Presto poi arriveranno i dazi specifici sul mercato delle auto. Lo scopo è incassare soldi, o spingere le aziende straniere a costruire fabbriche negli Usa per produrre sul loro territorio.

La rivoluzione non minaccia solo i singoli paesi, ma l’interno sistema degli scambi globali basato sull’Organizzazione Mondiale del Commerci. Smantella infatti il principio della "most favored nation", secondo cui ogni paese promette che tratterà gli altri come tratta qualsiasi nazione che riceve un trattamento preferenziale. Questo meccanismo secondo Washington ha favorito soprattutto Pechino, e chi si approfitta degli Usa, nonostante i vantaggi che la globalizzazione ha garantito all’America. Quindi va rimpiazzato con i dazi reciproci.

Trump ha ammesso che potrebbe rilanciare l’inflazione: "Non credo, ma i prezzi potrebbero salire nel breve termine". Un problema serio, perché aveva basato gran parte della campagna elettorale sull’accusa a Biden di aver favorito questo fenomeno, promettendo di fermarlo "dal primo giorno" con la produzione di energia e la "deregulation". Due giorni fa però è arrivato il dato secondo cui l’inflazione è risalita dello 0,5% a gennaio, tornando al 3%. Con i dazi ora Trump rischia di infiammarla ancora di più, tradendo la promessa fatta ai suoi elettori.

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