Non è l’uovo di Colombo. E nemmeno l’uovo di Pasqua. Quello di cui parliamo è l’uovo tout court, al centro di una vexata quaestio, una “questione tormentata”, che fa perno sul prezzo. Cosa succede è presto detto. Come ha fatto notare Areté, società di ricerca specializzata in analisi dei dati applicata al settore dell’agrifood, da metà maggio 2025 i prezzi delle uova hanno segnato un rialzo del 4% raggiungendo i record storici già toccati a fine 2025.
La dinamica del prezzo
...e quella dei focolai di aviaria
Crescita record
Facendo un raffronto tra i mesi di gennaio 2025 e gennaio 2026, secondo Iri-Circana, i prezzi delle uova in guscio sono aumentati dell’8,7% e del 6,9% nei 12 mesi. Il prezzo all’ingrosso delle uova da allevamento in gabbia rilevato dalla Cun, la Commissione unica nazionale, di fatto la Borsa delle uova, ha toccato 2,38 euro al chilo, +…
Non è l’uovo di Colombo. E nemmeno l’uovo di Pasqua. Quello di cui parliamo è l’uovo tout court, al centro di una vexata quaestio, una “questione tormentata”, che fa perno sul prezzo. Cosa succede è presto detto. Come ha fatto notare Areté, società di ricerca specializzata in analisi dei dati applicata al settore dell’agrifood, da metà maggio 2025 i prezzi delle uova hanno segnato un rialzo del 4% raggiungendo i record storici già toccati a fine 2025.
La dinamica del prezzo
...e quella dei focolai di aviaria
Crescita record
Facendo un raffronto tra i mesi di gennaio 2025 e gennaio 2026, secondo Iri-Circana, i prezzi delle uova in guscio sono aumentati dell’8,7% e del 6,9% nei 12 mesi. Il prezzo all’ingrosso delle uova da allevamento in gabbia rilevato dalla Cun, la Commissione unica nazionale, di fatto la Borsa delle uova, ha toccato 2,38 euro al chilo, +13% rispetto a febbraio 2025 e +43% rispetto a febbraio 2024.
Quello delle uova da allevamento a terra (la categoria più ampia, visto che comprende il 70% delle uova prodotte in Italia) viaggia poco distante, con aumenti maggiori dello 0,2% rispetto a quelli degli allevamenti in gabbia: quindi +15% su febbraio 2025 e +45% rispetto a febbraio 2024.
Quali sono le ragioni di questi aumenti che riportano la situazione indietro di alcuni anni, al 2021 e al 2022, quando però a giustificare i rialzi c’erano l’impennata dei costi energetici e degli input produttivi? Oggi, per caso, c’entra la speculazione? «No - risponde Enrica Gentile ceo di Areté - I rincari hanno come ragione fondamentale problemi di basso approvvigionamento legati all’aviaria». Eccola la causa prima dei rincari, dunque: l’aviaria, patologia che colpisce le galline ovaiole. «I focolai - spiega Gentile - sono aumentati in tutti i Paesi già nel 2025 e continuano nel 2026». L’anno scorso, nell’Ue sono stati registrati 699 focolai d’influenza aviaria, rispetto a 259 del 2024 e a 476 del 2023: solo nell’ultimo trimestre si sono verificati 435 casi che hanno portato il numero complessivo a superare del 23% la media degli ultimi dieci anni, con circa il 13% dei focolai che ha interessato allevamenti di galline ovaiole. Il trend europeo, sottolinea Areté, si è confermato anche a gennaio con 91 focolai, più del doppio rispetto a gennaio 2025. In Italia, a partire dal 29 settembre 2025, il Centro di referenza nazionale per l’influenza aviaria ha confermato 60 focolai complessivi.
I fattori che portano l’aumento
Ma non c’è solo l’aviaria a contribuire all’aumento dei prezzi delle uova: altri due fattori sono da tenere presenti, ossia la domanda e la produzione. A fronte di una domanda in continuo aumento, nel breve l’offerta non riesce a soddisfare le richieste: la motivazione principale dietro gli aumenti. Lo conferma Federico Lionello, direttore commerciale e marketing di Eurovo, primaria azienda italiana del settore delle uova e degli ovoprodotti: dalla sede di Imola (BO), genera un fatturato da 1,2 miliardi di euro. Con 2 mila dipendenti opera in oltre 40 Paesi del mondo: produce 15 milioni di uova al giorno. «È la domanda ad aver accelerato con forza, prima ancora dei listini», spiega Lionello che cita le rilevazioni Circana su Gdo e discount secondo cui i consumi di uova negli ultimi tre anni sono cresciuti del +4,1%, +4,6% e +8%.
Insomma, le uova sono tornate al centro del carrello della spesa. «Non come scelta residuale, bensì come proteina strategica nel bilancio alimentare delle famiglie - spiega Lionello che, con la sorella Silvia, rappresenta la terza generazione della famiglia alla guida di Eurovo - L’attuale fase di mercato non è soltanto una questione di prezzi, è il riflesso di un cambiamento strutturale nei consumi, in cui l’uovo si conferma un alimento competitivo, capace di rispondere, con equilibrio, alle esigenze economiche e nutrizionali della società contemporanea».
L’inflazione alimentari
Secondo il manager l’aumento del consumo è spiegabile considerando che negli ultimi 4 o 5 anni l’inflazione alimentare cumulata si avvicina al 20 per cento. «Ragionando in costo per porzione - dice - in confronto a carne, pesce, salumi o latte, le uova continuano a rappresentare, di gran lunga, la proteina più sostenibile dal punto di vista economico». Infatti, anche se nell’anno terminato a gennaio 2026 il prezzo al pubblico registra un +6,9%, questo si traduce in un aumento modesto, pari a circa 0,15 euro in più per una confezione da 6 uova che, di suo, ha un prezzo medio intorno a 2 euro.
A fronte di questa dinamica, la produzione non sta dietro alla domanda (che cresce). In quest’ottica, il marcato incremento delle importazioni in Ue e in Italia evidenzia il calo dell’autosufficienza europea e italiana. E qui torniamo all’influenza aviaria a causa della quale, tra gennaio e novembre 2025, le importazioni dell’Ue sono aumentate del 61% rispetto allo stesso periodo del 2024, soprattutto da Ucraina (65%) e Turchia (14%), mentre l’Italia ha registrato un +28% delle importazioni extra-Ue. Nonostante i livelli record raggiunti, le importazioni hanno faticato a compensare la contrazione dell’offerta interna: colpa, anche, di un export Ue in crescita del 15%, con destinazioni principali Svizzera (38%) e Regno Unito (26%). Non solo. Tra il 2024 e il 2025 l’aviaria ha impattato anche il mercato Usa comportando aumenti di prezzo di oltre il 60%: tanto che l’amministrazione Trump, tra marzo e aprile 2025, in piena discussione sui dazi, ha chiesto a parecchi Stati Ue, tra cui Germania, Italia, Polonia e Svezia, di importare prodotto per far fronte alla carenza di uova. Anche perché, prima, avevano ricevuto il no da Finlandia e Danimarca.