Morto Sergio Erede, addio all’avvocato dei grandi affari
di Andrea GrecoMILANO – “Ma lei lo sa quanti anni ho io?”. Lo diceva per schermirsi, giorni fa, davanti a una domanda dei giornalisti su uno dei vari dossier su cui, in realtà, era immerso.Aveva 86 anni, Sergio Erede, il decano degli avvocati d’affari italiani. Se n’è andato all’improvviso l’altra notte all’ospedale di Genova, sembra per i postumi di una caduta in casa. Ha lavorato fino all’ultimo, tra riunioni a tutte le ore sui casi più delicati: tra gli ultimi il mandato affidato allo studio Bonelli Erede da Mps sotto lo scacco di Intesa, o la spinosa eredità dei Del Vecchio in Delfin.
La vita e l’avvio di carriera
Un nume del diritto commerciale e societario italiano, caratterizzato da uno stile professionale arrembante e che ha affiancato le maggiori famiglie imprenditoriali italiane nelle scalate, o nelle difese, per cinquant’anni. Nato nel 1940 a Firenze, dopo la laurea con 110 e lode nel 1962 alla Statale di Milano e un Master of Laws alla Harvard Law School, dal 1967 si era affermato come u…
MILANO – “Ma lei lo sa quanti anni ho io?”. Lo diceva per schermirsi, giorni fa, davanti a una domanda dei giornalisti su uno dei vari dossier su cui, in realtà, era immerso.Aveva 86 anni, Sergio Erede, il decano degli avvocati d’affari italiani. Se n’è andato all’improvviso l’altra notte all’ospedale di Genova, sembra per i postumi di una caduta in casa. Ha lavorato fino all’ultimo, tra riunioni a tutte le ore sui casi più delicati: tra gli ultimi il mandato affidato allo studio Bonelli Erede da Mps sotto lo scacco di Intesa, o la spinosa eredità dei Del Vecchio in Delfin.
La vita e l’avvio di carriera
Un nume del diritto commerciale e societario italiano, caratterizzato da uno stile professionale arrembante e che ha affiancato le maggiori famiglie imprenditoriali italiane nelle scalate, o nelle difese, per cinquant’anni. Nato nel 1940 a Firenze, dopo la laurea con 110 e lode nel 1962 alla Statale di Milano e un Master of Laws alla Harvard Law School, dal 1967 si era affermato come uno dei più brillanti avvocati d’affari del Paese. Nel 1969 avviava lo studio Erede Bianchi, diventato Erede e Associati nel 1995, esperto in fusioni e acquisizioni, mercato dei capitali e contenzioso. Nel 1999 aveva fondato, con Franco Bonelli e Aurelio Pappalardo, lo studio Bonelli Erede Pappalardo, divenuto poi Bonelli Erede. Da qui, con i suoi 850 collaboratori e 90 partner – tra cui il figlio Matteo – ha scalato i primi posti in Italia nelle annuali classifiche di fatturato, con ricavi 2025 per 258 milioni di euro. Legalcommunity, che censisce i dati annuali, stima per i primi 50 studi legali in Italia ricavi da 4,1 miliardi (+8,9% sul 2024), e piazza Bonelli Erede ai primi posti tra gli indipendenti. Pochi giorni fa Erede aveva supervisionato il trasloco della sede milanese, dopo 25 anni, da via Barozzi al quartiere di Porta Nuova: un passaggio di consegne, come mostra la foto che lo ritrae lieto tra i giovani collaboratori.
"Parco di parole ma rigoroso e pieno di interessi culturali”
«Un maestro e un esempio per intere generazioni di professionisti, la cui eredità, ricerca di eccellenza, determinazione dinanzi a imprese apparentemente impossibili, resteranno una lezione impressa non solo nella storia dello studio», si legge in una nota. «Non era solo un professionista di eccezionale valore; sotto la rigorosa veste dell’avvocato d’affari, parco di parole, c’era un uomo di cultura, pieno di curiosità e interessi, un sofisticato lettore, un appassionato melomane. Lo ricordiamo con profonda gratitudine, consapevoli dell’eredità anche culturale che ci lascia». Tanti suoi pareri e consigli hanno plasmato il capitalismo nostrano, dalle privatizzazioni alle prime scalate in Borsa, dalle grandi ristrutturazioni alle acquisizioni a debito, fino alle prime “conte” assembleari (proxy fight). Nel 1999 condusse a fianco di Roberto Colaninno la prima scalata ostile a Piazza Affari, di Olivetti su Telecom Italia. Poi la fusione Generali-Ina, l’Opa di Italenergia su Montedison e di Seat su Buffetti, le privatizzazioni di Autostrade, Enel, AdR, Finmeccanica, il riassetto di Alitalia-Etihad, l’acquisizione di Rcs da parte di Urbano Cairo, il nodo arbitrale su Esselunga, la fusione tra Luxottica e Essilor nel 2017, l’offensiva di Delfin su Mediobanca poco dopo. «Perdiamo un consigliere raro, che ha accompagnato la storia di EssilorLuxottica con intelligenza, lealtà e una visione che andava ben oltre il diritto – ha dichiarato Francesco Milleri, presidente e ad di Luxottica -. Ci mancherà moltissimo come professionista ma ancor più come uomo e amico. Il pensiero va alla famiglia e in particolare al figlio Matteo che ne sta seguendo le orme con la stessa capacità e umanità».
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