Bce, Lagarde lascerà il 7 febbraio. La presidente verso il World Economic Forum
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO – L'annuncio é arrivato stamane, a poche ore dalla consueta conferenza stampa post riunione del consiglio direttivo della Bce in cui sarebbe stata subissata di domande sulle indiscrezioni uscite finora. E dunque la presidente della Bce Christine Lagarde ha preferito far sapere ufficialmente che lascerà anzitempo il suo incarico, il 7 febbraio. Peraltro, in un momento complicato, per l’Europa. Alla fine della conferenza stampa in cui ha lungamente riferito delle ragioni per cui la Bce ha lasciato i tassi invariati, nonostante la gragnola di domande sulle sue dimissioni anticipate, Lagarde ha scelto di dedicare solo pochi minuti agli enormi interrogativi sul suo futuro ma soprattutto su quello della Bce.
E ha precisato che la scelta di una dipartita anticipata "nasce dal mio desiderio di avere libertà di parola, libertà di espressione e la possibilità di intervenire su questioni che esulano dalla politica monetaria". In sostanza, l’ex ministra delle Finanze francese non pensa…
BERLINO – L'annuncio é arrivato stamane, a poche ore dalla consueta conferenza stampa post riunione del consiglio direttivo della Bce in cui sarebbe stata subissata di domande sulle indiscrezioni uscite finora. E dunque la presidente della Bce Christine Lagarde ha preferito far sapere ufficialmente che lascerà anzitempo il suo incarico, il 7 febbraio. Peraltro, in un momento complicato, per l’Europa. Alla fine della conferenza stampa in cui ha lungamente riferito delle ragioni per cui la Bce ha lasciato i tassi invariati, nonostante la gragnola di domande sulle sue dimissioni anticipate, Lagarde ha scelto di dedicare solo pochi minuti agli enormi interrogativi sul suo futuro ma soprattutto su quello della Bce.
E ha precisato che la scelta di una dipartita anticipata "nasce dal mio desiderio di avere libertà di parola, libertà di espressione e la possibilità di intervenire su questioni che esulano dalla politica monetaria". In sostanza, l’ex ministra delle Finanze francese non pensa di poter più garantire la sua neutralità nei mesi della campagna elettorale per le presidenziali francesi: ”Come sapete, in qualità di Presidente della Banca centrale europea siamo soggetti a vincoli precisi: abbiamo l'obbligo di mantenere la neutralità”
La mossa in chiave anti Le Pen
L’irritazione nelle cancellerie europee è palpabile: la tempesta perfetta della crisi di fiducia verso il debito francese e i contagi dei rendimenti alti su tutto il continente si sa intrecciando velenosamente con gli effetti dell’inflazione alta. Ci vorrebbe, insomma, un timoniere solido a capo della Bce. D’altra parte le dimissioni di Lagarde prima della scadenza naturale di ottobre 2027 sono considerate un regalo - anche comprensibile - della capa Bce al presidente francese uscente Emmanuel Macron, che vuole evitare che il prossimo numero uno dei guardiani dell’euro sia scelto da Marine Le Pen, leader di destra del Rassemblement national e favorita nei sondaggi per le presidenziali del 2027. Di conseguenza, però dovrebbe essere proprio il capo dell’Eliseo a prendersi carico con una manovra di aggiustamento seria il problema dell’ondata di sfiducia che si è scatenata sul suo debito. Macron, però, si è enormemente infragilito ora che è a fine mandato.
Sul possibile successore di Lagarde si sono cristallizzati due nomi, nella ridda degli ultimi mesi: gli ex governatori delle banche centrali olandese e spagnola, Klaas Knot e Pablo Hernandez de Cos. Entrambi hanno incontrato il cancelliere Friedrich Merz nelle scorse settimane. E per la Germania si pone il problema che pur essendo “l’azionista di maggioranza” della Bce, non ha mai espresso un presidente. Perciò Berlino sta puntando a conquistare la poltrona del capoeconomista o quella di consigliere con la delega sui mercati.
Il cambio di poltrone nel direttivo
Anche nel comitato direttivo è previsto infatti un giro di poltrone: a breve lasceranno l’attuale capoeconomista Philip Lane sia la tedesca Isabel Schnabel, capa, appunto, delle operazioni di mercato. E dalla Germania trapela una rosa di nomi per i due ruoli che spazia dall’ex Goldman Sachs ed ex ministro delle Finanze tedesco, Joerg Kukies, dall’economista di Princeton Markus Brunnermeier alla sua collega di Stanford Ulrike Malmendier, ma circola anche l’ipotesi che possa arrivare qualcuno dalla Bundesbank come Sabine Mauderer. Peraltro con l’uscita di scena di Lagarde e Schnabel è chiaro che torna anche a galla il nodo del “muro di cravatte”, l’esigenza insomma di scongiurare un board di soli uomini.
Anche la Francia si presenta ai nastri di partenza con due nomi autorevoli per il board: la favorita è l’ex vice governatrice della Banque de France Agnès Bénassy-Quére, ma circola anche il nome di Laurence Boone, ex capoeconomista dell’Ocse. Da Parigi rimbalza inoltre una preferenza di Macron per una presidenza affidata allo spagnolo De Cos piuttosto che all’ex falco (tramutato in ultra pragmatico, negli ultimi anni) Knot. Ma sembra che l’Eliseo stia anche pensando a ipotesi poco “ortodosse” come la direttrice del Fmi, Kristalina Georgieva. La Bulgaria, Paese di provenienza dell’ex vicepresidente della Commissione Ue, ha appena aderito all’Ue.
Ma la Bce naviga nella tempesta. É stretta tra Scilla e Cariddi: d'un lato l'inflazione testarda suggerirebbe di alzare i tassi di interesse. D'altro lato le enormi tensioni registrate sul debito della Francia, che ha subito nelle ultime settimane un'impennata dei tassi di interesse, obbligherà probabilmente i guardiani dell'euro a lasciare il costo del denaro invariato per non aggravare ulteriormente le pressioni sugli oat francesi.
Verso il World Economic Forum
Lagarde é francese e si vociferava potesse lasciare prima per impegnarsi nella politica del suo Paese nel difficile anno delle elezioni presidenziali. Ma é probabile che accetti invece l'incarico di presidente del World Economic Forum e succeda al fondatore, Klaus Schwab.
Qualche analista comincia a chiedersi intanto se la Francia non avrà bisogno di un intervento della Bce sui tassi, un'operazione di acquisto dei bond sovrani che calmi i mercati. Durante la grande crisi finanziaria la Bce guidata da Mario Draghi varò nel 2012 un piano di acquisti di bond in cambio di programmi di aggiustamento dei conti che sarebbe dovuto essere eventualmente concordato con il Paese colpito da ondate di sfiducia. Ma allora bastarono tre parole del presidente italiano della Bce per calmare i mercati, "whatever it takes". E quel piano rimase sempre nel cassetto, grazie all'autorevolezza di Draghi, all'autonomia della Bce e alla consapevolezza che gli eventuali Paesi sotto tiro avrebbero accettato risanamenti, dopo la scioccante esperienza della crisi dell’euro.
Oggi il quadro è molto diverso: il presidente uscente Emmanuel Macron é a fine mandato. E rischia di non avere la forza di imporre piani drastici di aggiustamento dei conti. Anche se proprio la necessità di far dimettere prima Lagarde per consentirgli di continuare alla discussione sulla successione in Bce “dovrebbe responsabilizzare maggiormente il presidente francese”, osserva l’economista di Science Po, Paolo Guerrieri. “La Bce ha bisogno adesso che la Francia risolva il problema dell’ondata di sfiducia che si è abbattuta sul suo debito da sola, con un piano di aggiustamento credibile. Perché la Bce è in una condizione difficile, e anche per le dimissioni anticipate volute proprio da Macron". Peraltro va ricordato che uno dei due candidati che potrebbe vincere il primo turno delle presidenziali, Jean-Luc Melenchon, ha già proposto di "bruciare" il debito pubblico in eccesso. La questione, nel frattempo, é se Lagarde potrà ancora convincere i mercati a non abbandonare i titoli francesi con le sole parole, confidando sul vecchio adagio dei mercati che non si scommette mai contro una banca centrale.