Le Borse pagano l’incertezza: ondata di vendite su Big Tech
di Sara BennewitzMILANO – La festa dopo le elezioni Usa che mercoledì hanno colorato di blu la cartina perfino in Stati storicamente repubblicani, è finita in una pioggia di realizzi nella seduta di giovedì che ha tinto di rosso i listini di Wall Street. L’indice Dow Jones che rappresenta le 30 maggiori aziende americane, ha perso il 3,44% a 51.521,28 punti, ma il tonfo più grosso è quello dei titoli tecnologici del Nasdaq: -5,52%. In tutto la borsa americana ha bruciato ben 3.200 miliardi di dollari.
E come sempre quando ci sono dei ribaltoni di governo, o dei cambi repentini che potrebbero influenzare l’economia, l’indice Vix - che misura la volatilità e quindi la paura dei mercati — è schizzato oltre il 65%, che è un segnale di forte nervosismo…
MILANO – La festa dopo le elezioni Usa che mercoledì hanno colorato di blu la cartina perfino in Stati storicamente repubblicani, è finita in una pioggia di realizzi nella seduta di giovedì che ha tinto di rosso i listini di Wall Street. L’indice Dow Jones che rappresenta le 30 maggiori aziende americane, ha perso il 3,44% a 51.521,28 punti, ma il tonfo più grosso è quello dei titoli tecnologici del Nasdaq: -5,52%. In tutto la borsa americana ha bruciato ben 3.200 miliardi di dollari.
E come sempre quando ci sono dei ribaltoni di governo, o dei cambi repentini che potrebbero influenzare l’economia, l’indice Vix - che misura la volatilità e quindi la paura dei mercati — è schizzato oltre il 65%, che è un segnale di forte nervosismo tra gli operatori. «I mercati dovranno affrontare nel breve termine una forte volatilità - scriveva in una nota Jordan Watson, portfolio manager presso Tandem Investment Advisors - mentre digeriscono le implicazioni politiche ed elettorali». Dopo l’euforia per il risultato elettorale che ha bocciato l’amministrazione Trump, colpevole di aver tenuto negli ultimi due anni in tensione gli investitori tra dazi e guerre, ieri il mercato si è interrogato su come i democratici cavalcheranno i mal di pancia degli americani. Durante la campagna elettorale in tanti si sono schierati contro i piani di espansione di Google, OpenAI, Meta e Oracle in Texas e in altri Stati. E così ieri tutti i titoli tecnologici legati ai data center, dai cavi ai chip, sono precipitati al ribasso, e lo stesso hanno fatto le azioni di Tesla e SpaceX (che in due giorni hanno già bruciato 410 miliardi di dollari di capitalizzazione) e di chi, oltre a Elon Musk, si è schierato con Trump.
Il contagio ha colpito in quota parte anche le Borse europee: Milano è la peggiore a -1,03%, ma in rosso sono finite anche Francoforte e Londra. Sul mercato si è inoltre assistito a una vera e propria rotazione, ovvero la vendita e l’uscita dai titoli a forte prospettiva di crescita, per investire su quelli considerati più difensivi come i farmaceutici (vale a dire colossi come Pfizer, Johnson & Johnson e Merck) o gli alimentari (Kraft Heinz Company o Coca Cola) e la grande distribuzione (Walmart), che se non hanno guadagnato — perché quando si diffonde il panico ce n’è per tutti — hanno comunque limitato di molto i cali. Il ragionamento degli investitori tra le varie tipologie di azioni è stato fatto anche su tutti gli altri investimenti. E così mentre le criptovalute sono crollate, con il Bitcoin sceso anche del 5% sui 76mila dollari e l’Ethereum in ribasso di sei punti percentuali a quota 2.260, l’oro si è dimostrato ancora una volta il bene rifugio per eccellenza: le quotazioni del metallo giallo sono salite fino a toccare un massimo di giornata di 4.155 dollari all’oncia.