ROMA - Secondo tentativo, secondo nulla di fatto. Come già successo la scorsa settimana l’atteso e controverso decreto Bollette con il tetto al prezzo del gas, quello che dovrebbe tagliare con urgenza i costi dell’energia per imprese e famiglie, entra in Consiglio dei ministri ma non viene approvato, dopo che già era pronta una conferenza stampa per raccontarlo agli italiani.
Il rinvio sarebbe solo fine a lunedì, dice il ministero dell’Ambiente guidato da Gilberto Pichetto Fratin, responsabile del provvedimento, e assicura che il testo illustrato ieri è quello «definitivo». I nodi ancora aperti però sarebbero diversi, e non così semplici da sciogliere. Nel resoconto del Cdm si legge infatti che sarà necessaria una nuova interlocuzione con Bruxelles, e poi un’ulteriore verifica da parte del ministero dell’Economia. Intanto le opposizioni vanno all’attacco, accusando il governo di far pagare alle famiglie i costi di questa lunghissima attesa, considerato che la prima versione della misu…
ROMA - Secondo tentativo, secondo nulla di fatto. Come già successo la scorsa settimana l’atteso e controverso decreto Bollette con il tetto al prezzo del gas, quello che dovrebbe tagliare con urgenza i costi dell’energia per imprese e famiglie, entra in Consiglio dei ministri ma non viene approvato, dopo che già era pronta una conferenza stampa per raccontarlo agli italiani.
Il rinvio sarebbe solo fine a lunedì, dice il ministero dell’Ambiente guidato da Gilberto Pichetto Fratin, responsabile del provvedimento, e assicura che il testo illustrato ieri è quello «definitivo». I nodi ancora aperti però sarebbero diversi, e non così semplici da sciogliere. Nel resoconto del Cdm si legge infatti che sarà necessaria una nuova interlocuzione con Bruxelles, e poi un’ulteriore verifica da parte del ministero dell’Economia. Intanto le opposizioni vanno all’attacco, accusando il governo di far pagare alle famiglie i costi di questa lunghissima attesa, considerato che la prima versione della misura risale addirittura alla scorsa primavera e nel frattempo, mentre i prezzi si impennavano, è rimasta largamente inattuata.
Cosa non quadra ancora? Fonti di governo parlano prima di tutto di un problema contabile di disallineamento tra coperture e spese. Non riguarderebbe il famoso tetto, ma un’altra misura contenuta nel decreto, quella che prevede di tagliare gli oneri di sistema pagati in bolletta dalle industrie gasivore, come cemento, carta, acciaio e vetro.
I ricavi per questo intervento sono stati ottenuti vendendo vecchie riserve di metano accumulate durante la crisi del gas russo, e già versati lo scorso settembre all’ente pubblico che gestisce e distribuisce i vari incentivi energetici. La misura però scatterebbe il prossimo anno e questo, secondo la Ragioneria dello Stato, provocherebbe un’entrata nel 2026 e un aggravio del debito pubblico nel 2027. Non un problema di copertura, ma una discrepanza che andrà sanata garantendo che l’impiego delle risorse avvenga nello stesso anno in cui sono acquisite.
L’osservazione della Ragioneria però non è nuova, anzi era già sul tavolo una settimana fa. E questo, insieme al supplemento di interlocuzione con l’Europa, pare sintomo del fatto che nel decreto ci siano anche altri problemi da risolvere. La grande indiziata è ancora una volta la misura dal maggiore impatto, cioè il tetto al prezzo del gas, scintilla del conflitto esploso tra le società elettriche e il resto della Confindustria, con l’associazione Elettricità Futura che ha prima deciso di uscire da Confindustria Energia e poi attaccato il governo per aver trattato il settore come una cassa da cui attingere: l’impatto del solo decreto Bollette, ha stimato, sarebbe compreso tra i 3,5 e i 4,5 miliardi di euro, che salirebbero tra i 6 e i 7 considerando anche l’incremento Irap contenuto in manovra.
Il problema, qui, è sempre lo stesso che agita gli animi da settimane: chi pagherà l’intervento per tagliare i costi degli impianti termoelettrici, e quindi a cascata quello dell’elettricità? All’inizio si pensava che quei costi sarebbero stati scaricati a valle nelle bollette degli utenti beneficiari, quelli con tariffe variabili, che avrebbero comunque goduto di un beneficio netto. Poi però il governo, per rendere più cospicuo il risparmio, ha pensato di far assorbire una parte dell’esborso alle stesse imprese energetiche, un ulteriore contributo a loro carico. A quel punto la lobby di settore ha reagito alzando i toni e il ministero si sarebbe rimesso al lavoro per redistribuire nuovamente i costi tra produttori e consumatori. Ma la quadra, da sottoporre al parere europeo, va ancora trovata.