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Gli avvocati italiani e il banchetto emiratino

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Incontro ad Abu Dhabi tra i maggiori studi legali e i fondi sovrani per una partita da 40 miliardi
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Mettere a terra un impegno a investire 40 miliardi di dollari non è mai semplice. Ogni piccola variazione può comportare implicazioni nelle strategie e nei tempi, anche spostando palate di milioni da certe tasche ad altre. Ancor più difficile se l’accordo riguarda gli investimenti degli Emirati Arabi Uniti in Italia: perché i due Paesi, per quanto oggi amici e vicini geopoliticamente, hanno strutture economiche e socioculturali distanti.

Per questo, dalla “Dichiarazione congiunta” di fine febbraio 2025, con cui dopo la visita dello sceicco Mohamed bin Zayed Al Nahyan a Giorgia Meloni a Roma si è aperta una nuova fase nelle relazioni bilaterali tra i due Paesi per elevarle a “partenariato strategico globale”, la diplomazia italiana si è attivata perché i 40 accordi sottostanti non restassero buone intenzioni.

Negli ultimi giorni di ottobre, a quanto risulta ad Affari & Finanza, l’ambasciatore ad Abu Dhabi Lorenzo Fan…

Mettere a terra un impegno a investire 40 miliardi di dollari non è mai semplice. Ogni piccola variazione può comportare implicazioni nelle strategie e nei tempi, anche spostando palate di milioni da certe tasche ad altre. Ancor più difficile se l’accordo riguarda gli investimenti degli Emirati Arabi Uniti in Italia: perché i due Paesi, per quanto oggi amici e vicini geopoliticamente, hanno strutture economiche e socioculturali distanti.

Per questo, dalla “Dichiarazione congiunta” di fine febbraio 2025, con cui dopo la visita dello sceicco Mohamed bin Zayed Al Nahyan a Giorgia Meloni a Roma si è aperta una nuova fase nelle relazioni bilaterali tra i due Paesi per elevarle a “partenariato strategico globale”, la diplomazia italiana si è attivata perché i 40 accordi sottostanti non restassero buone intenzioni.

Negli ultimi giorni di ottobre, a quanto risulta ad Affari & Finanza, l’ambasciatore ad Abu Dhabi Lorenzo Fanara ha organizzato un evento con rappresentanti del fondo sovrano Adia (un colosso con 1.200 miliardi di dotazione) e dello specialista in investimenti alternativi Lunate, facendoli incontrare con alcuni avvocati italiani. Erano presenti partner degli studi legali Bonelli Erede, Gianni Origoni e Legance – tra le principali ditte italiane - oltre all’avvocato Paoletti, che esercita negli Emirati da sempre, e altri professionisti italiani attivi nell’area. Un’iniziativa di diplomazia economica «innovativa e fuori dal comune» secondo fonti diplomatiche locali, che si inserisce nel più ampio impegno dell’ambasciata e delle istituzioni italiane per attrarre investimenti verso l’Italia.

L’iniziativa si inquadra nel clima di rispetto e di amicizia che circonfonde gli italiani ad Abu Dhabi: specie dopo l’ultima visita di Meloni ad aprile 2026 (a conflitto iniziato), che seguiva di pochi mesi quella del presidente Mattarella, la prima di un capo di Stato italiano nel Paese.

La parata dei legali italiani all’ambasciata di Abu Dhabi, di recente insignita dal ministro degli esteri locale del premio di eccellenza per l’area Europa per il lavoro svolto nell’ultimo anno – secondo convergenti ricostruzioni - ha un duplice obiettivo. Da una parte c’è l’evidente interesse a intercettare mandati che, per prassi, i fondi sovrani mediorientali assegnano ai grandi studi anglosassoni, ogni qualvolta escano dai confini per investire. E anche solo “deviare” l’1% di commissioni del monte investimenti in questione sui canali italiani produrrebbe effetti di rilievo. Dall’altra, c’è l’opportunità per gli studi legali italiani, in rapporti consolidati con le più grandi aziende nostrane, di svolgere la funzione di intermediari tra alcuni loro clienti e i potenziali investitori emiratini.

Le due parti si sarebbero date nuovi appuntamenti dopo la metà di novembre, per approfondire il rapporto ed esaminare potenziali dossier di investimento che coinvolgano società clienti degli studi italiani. Il nuovo asse, se mai nascerà, si potrebbe magari estendere a Mubadala, l’altro grande fondo sovrano degli Emirati, famoso per l’acquisto del 5% di Ferrari e che sta trattando per entrare in Ansaldo Energia a fianco della Cdp, con una quota attorno al 30%.

L’accordo quadro tra Eau e Italia individua numerosi ambiti di collaborazione tra difesa, sicurezza, cibersicurezza, intelligenza artificiale, tecnologie avanzate, spazio e innovazione, energia e fonti rinnovabili, efficienza energetica e gestione delle risorse idriche, sicurezza alimentare, agricoltura, sanità, istruzione, cultura e tutela del patrimonio. I fondi emiratini, una decina di veicoli dotati di una potenza di fuoco complessiva stimata in 2.700 miliardi di dollari che ne fa un titano globale, sono tradizionalmente investitori di minoranza, non interessati a entrare nella gestione delle aziende partecipate, ma inclini a incassare dividendi e a scambiare competenze e saperi, al fine di importarli nel piccolo e ricco Paese. Gli accordi siglati riguardano sia investimenti in società italiane che nuove iniziative. Tra i più importanti, le alleanze tra Eni e vari operatori locali – tra cui figura Khazna, partecipata da Mubadala - per un nuovo data center nel Pavese, e per progetti nelle infrastrutture rinnovabili e nei minerali critici. Ma c’è molto altro, tra immobiliare, spazio, connettività e infrastrutture strategiche, farmaceutica e scienze della vita.

L’Italia è tra i leader nell’interscambio commerciale con gli Emirati, con cui da anni sta aumentando molto l’interscambio: l’export 2025 è salito a 9,47 miliardi di euro, quasi il doppio rispetto al 2021, così da rendere gli Eau il 16° mercato di sbocco per le imprese tricolori, centinaia delle quali operano in loco. Nei primi sette mesi del 2026, nonostante la guerra, il dato sfiora i 5 miliardi. Tra l’altro, la bilancia commerciale è ampiamente in attivo, dato che l’Italia nel 2025 ha importato dagli Eau beni per 1.352 miliardi.

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