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Risparmi sul gas, così l'Italia può disinnescare il ricatto di Putin

(reuters)
Tra produzione extra da carbone e misure sui riscaldamenti, il nostro Paese può raggiungere e addirittura superare l'obiettivo di tagliare del 7% il consumo di metano. A quel punto la quota russa sarebbe rimpiazzata, assicurando un inverno al caldo
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A scorrere le facce angosciate degli ospiti dei salotti televisivi non si direbbe, ma, a guardar bene, le minacce di Putin di condannarci ad un inverno illuminato da fioche lampadine e riscaldato solo dal falò dei mobili sono soprattutto un esercizio di sbruffoneria. Non sarà un inverno facile, ma i problemi sono l'entità delle bollette e come riuscire ad alleggerirle. Ovvero il prezzo del metano, non la sua disponibilità: il gas per l'elettricità e il riscaldamento ci sarà. I risparmi nei consumi a cui l'Europa ci chiama dovrebbero, infatti, essere sufficienti a respingere il ricatto di Mosca e, insieme, almeno per l'Italia, gestibili.

Secondo Bruxelles, per sfuggire alle mina…

A scorrere le facce angosciate degli ospiti dei salotti televisivi non si direbbe, ma, a guardar bene, le minacce di Putin di condannarci ad un inverno illuminato da fioche lampadine e riscaldato solo dal falò dei mobili sono soprattutto un esercizio di sbruffoneria. Non sarà un inverno facile, ma i problemi sono l'entità delle bollette e come riuscire ad alleggerirle. Ovvero il prezzo del metano, non la sua disponibilità: il gas per l'elettricità e il riscaldamento ci sarà. I risparmi nei consumi a cui l'Europa ci chiama dovrebbero, infatti, essere sufficienti a respingere il ricatto di Mosca e, insieme, almeno per l'Italia, gestibili.

Secondo Bruxelles, per sfuggire alle minacce di Putin, ogni paese europeo deve ridurre i suoi consumi di gas del 15 per cento da qui a marzo, una indicazione che coincide con quella di tecnici indipendenti come gli esperti di Bruegel, un noto think-tank. Non è una percentuale scelta a caso: consente di ridurre di metà il ricorso abituale della Ue al gas russo. Quanto basta, visto che l'altra metà sarà assicurata da fornitori alternativi. Per l'Italia, il 15 per cento equivale ad un taglio di 8,2 miliardi di metri cubi: è una percentuale-capestro? Non pare, anzitutto perché si tratta di un obiettivo massimo auspicabile, a cui Bruxelles ci invita e nulla più. Il taglio vero ai consumi, a cui saremmo obbligatoriamente chiamati, nel momento in cui la Ue dovesse decidere di far fronte alla crisi rendendo i risparmi vincolanti, è più basso: 7 per cento. Questo sconto che ci concede Bruxelles è dovuto al successo del governo Draghi nel riempimento degli stoccaggi, già ben oltre l'80 per cento. Grazie a questi bonus, dunque, il taglio ai consumi a cui dobbiamo assolutamente arrivare in questi otto mesi non è di 8,2 miliardi di metri cubi, ma di 3,6 miliardi.

E' un obiettivo che sembra a portata. Secondo il ministro Cingolani, la ripresa della produzione nelle centrali a carbone consente una riduzione del bisogno di metano equivalente a 2,1 miliardi di metri cubi. Poi ci sono gli interventi sui riscaldamenti di case e uffici: 15 giorni in meno, un grado in meno, un'ora in meno. Davvero vedremo la sera la tv con una coperta sulle ginocchia? I guru televisivi che esprimono dubbi sulla disponibilità degli italiani a seguire queste direttive vivono per lo più a Roma, dove sono molto frequenti caldaie autonome, appartamento per appartamento. Ma il grosso degli italiani vive in condomini, con caldaie comuni, ed è difficile immaginare amministratori che si fanno beffe delle direttive pubbliche per compiacere qualche condomino. Se il 70 per cento degli utenti di riscaldamenti seguirà le direttive, calcola il ministero di Cingolani, il risparmio sarà di 3,2 miliardi di metri cubi.

Sommati ai 2,1 miliardi delle centrali a carbone, siamo a risparmi di 5,3 miliardi, ben oltre il 7 per cento implicitamente obbligatorio. E non lontani dall'obiettivo massimo del 15 per cento. A colmare questa ultima differenza dovrebbero provvedere, infatti, secondo Cingolani, comportamenti virtuosi personali: docce corte, spine degli elettrodomestici staccate. La somma di questi atti di responsabilità darebbe risparmi fino ai 2,7 miliardi di metri cubi necessari per arrivare al 15 per cento. Qui lo scetticismo sulla risposta degli utenti è d'obbligo, ma la bolletta potrebbe fare la differenza. Ecco perché, secondo più di un economista, più che sconti in bolletta gli aiuti alle famiglie dovrebbero prendere la forma di versamenti una tantum, sganciati dalle fatture, in modo da non scoraggiare le spinte al risparmio.

Ma davvero un 7 per cento in meno di consumi di gas ci consente di fare a meno del gas russo? Secondo gli esperti di Bruegel, l'Italia non è fra i Paesi più esposti. Mentre la Germania, per liberarsi di Gazprom deve ridurre i suoi consumi di quasi il 30 per cento, all'Italia, che riceve gas anche da varie fonti, africane ed asiatiche, basta una riduzione non molto superiore a quel 7 per cento: il taglio necessario, dice Bruegel, è del 9 per cento. Quei 5,3 miliardi di metri cubi in meno che Cingolani pensa di avere già in tasca, sarebbero già più del 10 per cento.