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Tornano le pagelle, ma non la trasparenza

Dopo il crac Lehman Brothers Obama rafforzò i controlli ma con la deregulation di Trump non cambierà nulla
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NEW YORK - È tornato il grande complotto delle agenzie di rating? C'è da giurare che qualcuno lo denuncerà: che sia un ministro argentino, un presidente turco, un politico o un magistrato italiano. Quando i mercati entrano nelle turbolenze, i "voti" delle agenzie di rating riconquistano visibilità. A qualcuno possono dare molto fastidio. E gli appigli per contestare lo strapotere delle agenzie non mancano, neppure nel Paese che le ha inventate e imposte al resto del mondo.

Nascono nel 1909 negli Stati Uniti con Moody, per dare una valutazione di solvibilità a chi emette titoli e li colloca tra gli investitori. Il loro ruolo aumenta dal 1936 in seguito alle riforme dei mercati finanziari adottate dopo il crac del 1929 a Wall Street. Diventano potentissime soprattutto dal 1975 quando le autorità Usa conferiscono alle agenzie un ruolo pubblico, e obbligano molti investitori istituzionali ad acquistare nei loro portafogli solo titol…
NEW YORK - È tornato il grande complotto delle agenzie di rating? C'è da giurare che qualcuno lo denuncerà: che sia un ministro argentino, un presidente turco, un politico o un magistrato italiano. Quando i mercati entrano nelle turbolenze, i "voti" delle agenzie di rating riconquistano visibilità. A qualcuno possono dare molto fastidio. E gli appigli per contestare lo strapotere delle agenzie non mancano, neppure nel Paese che le ha inventate e imposte al resto del mondo.

Nascono nel 1909 negli Stati Uniti con Moody, per dare una valutazione di solvibilità a chi emette titoli e li colloca tra gli investitori. Il loro ruolo aumenta dal 1936 in seguito alle riforme dei mercati finanziari adottate dopo il crac del 1929 a Wall Street. Diventano potentissime soprattutto dal 1975 quando le autorità Usa conferiscono alle agenzie un ruolo pubblico, e obbligano molti investitori istituzionali ad acquistare nei loro portafogli solo titoli che abbiano quei "voti". Con l'influenza crescono le responsabilità; e i sospetti. Il più grave tra i tanti scandali colpisce l'intero sistema del rating con la crisi del 2008. Emerge in modo drammatico un maxi-conflitto d'interessi, legato al sistema di compensazione: per il loro lavoro di analisi finanziaria le agenzie si fanno pagare dalle stesse società private che emettono e collocano i titoli sul mercato (diverso è il caso dei rating sovrani su titoli del debito pubblico).
È un sistema malato, che contiene un incentivo perverso: le agenzie hanno interesse a compiacere chi le paga. È esattamente quando accadde ai titoli spazzatura che furono all'origine della grande crisi del 2008: contenevano miriadi di crediti ad alto rischio, legati ai mutui subprime, ma avevano alti rating cioè voti di solvibilità eccellenti.

Dopo di allora, la grande riforma dei mercati finanziari varata dal Congresso sotto l'Amministrazione Obama - legge Dodd-Frank - ha cercato di cambiare le regole del gioco.

È stato ridotto il ruolo legale dei rating per valutare quei titoli che entrano nei nuovi criteri di valutazione delle banche, sui requisiti di capitalizzazione. È stata aumentata la responsabilità legale delle agenzie di rating. Infine sono stati conferiti più poteri di vigilanza e di regolamentazione alla Securities and Exchange Commission (Sec), l'authority di controllo sulle Borse. Quest'ultima è l'anello debole, però: ha fatto pochissimo di quello che doveva fare.
E con l'atmosfera di deregulation che soffia impetuosa sotto l'Amministrazione Trump, è poco probabile che la Sec voglia interpretare in modo rigoroso i suoi nuovi compiti di vigilanza sulle agenzie. Al prossimo incidente di percorso, la qualità delle analisi che ispirano le "pagelle" sarà di nuovo oggetto di controversia. Naturalmente, di solito sono i destinatari di voti negativi quelli che hanno più interesse a denunciare il sistema; quest'ultimo tuttavia rimane imperfetto.