Perché gli ucraini sono in difficoltà nel Donbass e cosa potrebbe succedere se arrivano altre armi americane
di Enrico Franceschini , di Enrico FranceschiniLe forze russe stanno avanzando nell'Est del Paese, e se continuano a fare progressi potrebbero conquistare la regione nel corso dell'estate. Ma l'arrivo di lanciarazzi Usa potrebbe cambiare le sorti del conflitto
LONDRA - Le forze russe stanno avanzando nel Donbass. Lo afferma Mosca, lo ammette Kiev. Non hanno ancora conquistato l'intera regione, indicato dal Cremlino come il "vero obiettivo" della guerra dopo il fallimentare ritiro da Kiev, ma se l'offensiva continua a fare progressi potrebbero riuscirci nel corso dell'estate. Ecco alcune domande e risposte per capire cosa rischia l'Ucraina e quali difficoltà devono ancora affrontare le truppe di Putin.
Innanzi tutto, qual è il quadro generale della situazione dal punto di vista militare?
La guerra è entrata nel quarto mese. La prima fase ha visto la sconfitta della Russia, che puntava a prendere rapidamente Kiev ma è stata respinta con pesanti perdite, così come è stato respinto in seguito l'attacco russo su Kharkiv, seconda maggiore città dell'Ucraina. La seconda fase è stata contraddistinta dalle battaglie lungo la…
LONDRA - Le forze russe stanno avanzando nel Donbass. Lo afferma Mosca, lo ammette Kiev. Non hanno ancora conquistato l'intera regione, indicato dal Cremlino come il "vero obiettivo" della guerra dopo il fallimentare ritiro da Kiev, ma se l'offensiva continua a fare progressi potrebbero riuscirci nel corso dell'estate. Ecco alcune domande e risposte per capire cosa rischia l'Ucraina e quali difficoltà devono ancora affrontare le truppe di Putin.
Innanzi tutto, qual è il quadro generale della situazione dal punto di vista militare?
La guerra è entrata nel quarto mese. La prima fase ha visto la sconfitta della Russia, che puntava a prendere rapidamente Kiev ma è stata respinta con pesanti perdite, così come è stato respinto in seguito l'attacco russo su Kharkiv, seconda maggiore città dell'Ucraina. La seconda fase è stata contraddistinta dalle battaglie lungo la costa del mare di Azov e del mar Nero: si può definire un pareggio, perché le forze russe hanno conquistato (e in gran parte distrutto) Mariupol dopo un lungo assedio ma non sono riuscite a minacciare seriamente Odessa, anche grazie ai razzi ucraini che hanno affondato l'incrociatore Moskva, nave ammiraglia della flotta russa nella regione. La terza fase è quella in corso: la grande offensiva russa nel Donbass.
E come sta andando quest'ultima?
Per alcune settimane c'è stata una stasi, con lievi avanzate russe in qualche settore, ma il fronte è rimasto praticamente fermo. Ma l'intensità dei bombardamenti russi è gradualmente cresciuta, radendo al suolo varie località e stringendone altre in una morsa per accerchiare le forze ucraine, separandole fra loro: una tattica simile a quella usata per prendere Mariupol e le aree circostanti. Negli ultimi giorni è partito un attacco contemporaneo contro quaranta città del Donbass. Una delle due repubbliche separatiste in cui è suddivisa la regione, quella di Lughansk, sarebbe per il 90 per cento sotto controllo russo, mentre le forze di Mosca fanno più fatica ad avanzare nella repubblica di Donetsk. Kiev ha dichiarato che una media di 100 soldati ucraini vengono uccisi ogni giorno nella battaglia del Donbass.
Perché la Russia sta vincendo nel Donbass?
La ragione fondamentale, secondo fonti di Kiev, è che l'Ucraina non ha cannoni a lungo raggio per colpire le posizioni russe da lontano. Invece la Russia li ha e ne sta facendo un uso letale. "Abbiamo un grande bisogno di questo tipo di armi che ci permetterebbero di bombardare il nemico da lunga distanza", ha dichiarato ieri il generale Valerij Zaluzhnij, comandante in capo delle forze armate ucraine. In concreto, la Russia sta facendo terra bruciata delle zone del Donbass occupate dall'esercito ucraino, bombardandole da aree al sicuro da una reazione. Gli ucraini sono costretti a retrocedere e non possono rispondere in modo analogo.
Ma la Nato non aveva aumentato la quantità e qualità di aiuti militari all'Ucraina?
Sì, ma si tratta per lo più di obici, lanciarazzi multipli e bazooka a corto e medio raggio. Fonti dell'Alleanza Atlantica, citate dall'agenzia di stampa tedesca Deutsche Presse, riportano un accordo informale tra i membri della Nato per non fornire all'Ucraina certi tipi di ordigni, nel timore che l'invio di carri armati e aerei potrebbe essere visto da Mosca come un coinvolgimento diretto nella guerra e provocare una escalation. Tuttavia l'Alleanza appare divisa su questo punto, con Regno Unito e paesi dell'Europa orientale, Polonia e baltici in testa, che premono per intensificare gli aiuti militari a Kiev, mentre Germania e Francia appaiono più riluttanti a farlo.
Cosa si può fare per sbloccare questa differenza di vedute?
Forse la decisione americana, appena annunciata dal presidente Biden, di fornire appunto a Kiev armi più potenti e a più ampio raggio per rispondere alla crescente offensiva russa nel Donbass. Il punto è quanto tempo ci vorrà affinché arrivino al fronte e siano operative. "Stiamo combattendo questa guerra con una pazienza strategica", ha detto questa settimana il ministro degli Esteri ucraino Kuleba al meeting di Davos.
Quali sono, viceversa, le difficoltà della Russia?
Quello che si potrebbe definire il fattore umano. Un conto è bombardare posizioni nemiche al punto da distruggere tutto e costringere gli ucraini a ritirarsi, un altro è conquistarle e mantenerle nelle proprie mani. Per fare questo, Mosca ha bisogno di fare seguire ai bombardamenti l'avanzata dei propri mezzi corazzati e della fanteria. Ha già messo in campo i primi, con il dispiegamento dei micidiali carri armati Terminator. Ma non è chiaro se dispone di abbastanza truppe per combattere strada per strada come è avvenuto a Mariupol e conquistare tutto il Donbass. Un terzo della forza di invasione di 150 mila soldati se n'è andato fra morti, feriti, prigionieri e diserzioni. Le forze rimaste in campo sono stanche e in parte demoralizzate da un conflitto più lungo del previsto. La presenza di squadre speciali cecene, mercenari del Gruppo Wagner e volontari siriani (ammesso che questi ultimi ci siano davvero) a quanto pare non basta. Per questo giovedì il parlamento russo ha approvato una legge che alza da 40 a 50 anni l'età massima per arruolarsi nell'esercito.
Dietro gli sviluppi militari c'è anche un problema politico?
Sì. Così come sono divisi sull'entità degli aiuti militari da dare all'Ucraina, gli alleati della Nato hanno posizioni diverse su come arrivare alla fine della guerra. Tutti concordano che l'Ucraina non può "perdere", ossia non può essere completamente conquistata dalla Russia, con l'abbattimento del governo del presidente Zelensky, e trasformata de facto in una provincia di Mosca se non addirittura annessa come la Crimea e il Donbass. Ma c'è differenza di vedute su cosa intendere per una "vittoria" ucraina. Per i cosiddetti falchi, tra cui Londra e l'Europa dell'est, significa riconquistare tutto il territorio nazionale, come minimo un ritorno alle posizioni di prima dell'invasione del 24 febbraio scorso. Le colombe, guardando alla situazione sul terreno, credono che Kiev potrebbe essere costretta a rinunciare a parte del suo territorio, certamente alla Crimea e a zone del Donbass, se non a tutto il Donbass, fino a Mariupol e dintorni sul mare di Azov. Tra coloro che suggeriscono questo sacrificio all'Ucraina c'è anche l'ex-segretario di Stato americano Henry Kissinger.
In conclusione, c'è ancora spazio per un'iniziativa diplomatica e un accordo di pace?
Mosca sembra avere respinto il piano di pace italiano. Dopo la telefonata di giovedì con Putin per sbloccare il grano dai porti ucraini, il premier Mario Draghi ha detto che per il momento non vede "spiragli di pace". La mediazione portata avanti dalla Turchia nel primo mese e mezzo di guerra, che secondo le indiscrezioni aveva prodotto una bozza di intesa, in effetti simile al recente piano italiano, è ferma. Il dialogo Mosca-Kiev è interrotto. E il Cremlino ha annunciato che intende realizzare tutti i suoi obiettivi. Il punto è quali siano davvero questi obiettivi. Ieri un nuovo bombardamento russo su Kharkiv ha provocato sei morti: è il segnale che, eventualmente conquistato il Donbass, Putin cercherà di prendere anche parti dell'Ucraina da cui si è ritirato nei primi tre mesi di guerra? Oppure, preso il Donbass, il presidente russo potrebbe dichiarare che gli obiettivi sono stati realizzati e la "operazioni militare speciale", come la chiama lui, si è conclusa? I costi militari ed economici della guerra, aggravati dalle sanzioni, sono ingenti per Mosca.
Inoltre, i generali russi sanno di avere davanti altri tre mesi per proseguire l'offensiva al ritmo attuale: da settembre, con l'arrivo delle piogge e di un clima più rigido, l'avanzata sarebbe più difficile. Si possono fare due ipotesi. La prima è che la Russia cerchi di prendere tutto il Donbass entro agosto e poi sia pronta a sedere al tavolo del negoziato. Ma a quel punto sarebbe pronta a sedersi anche l'Ucraina ? La seconda ipotesi è che, grazie a nuovi armi americane, le forze ucraine fermino l'avanzata russa nel Donbass o addirittura costringano i russi a tornare indietro: e da qui a fine agosto sia questo a produrre un ritorno al negoziato o almeno a una tregua di fatto, una sorta di guerra a bassa intensità come quella che c'è stata nel Donbass dal 2014 al febbraio scorso.