Nagorno-Karabakh, la Russia accusa l'Azerbaijan di aver violato il cessate il fuoco con l'Armenia
di Riccardo Ricci , di Riccardo RicciMOSCA - Era solo questione di tempo prima che la crescente tensione tra Azerbaijan e Armenia sui territori contesi del Nagorno-Karabakh sfociasse in un nuovo potenziale focolaio di conflitto nel continente eurasiatico, sullo sfondo di una Russia che, distratta dall'Operazione militare in Ucraina risponde sempre meno ai propri oneri di mediatore. In serata il Ministero della Difesa della Federazione Russa in un comunicato non ha potuto far a meno di constatare la violazione da parte di Baku degli accordi tripartiti del 2020 sulla risoluzione della crisi del Nagorno-Karabakh. Un'unità delle forze armate azere, si afferma nel bollettino sulle attività del contingente di peacekeeper, ha attraversato la linea di contatto nella regione di Shusha, ha occupato un'altura circa tre chilometri a Nord-Est del Monte Sarybaba "e ha proceduto con l'attrezzatura ingegneristica di un posto di blocco". In questo modo l'esercito azero ha preso il controll…
MOSCA - Era solo questione di tempo prima che la crescente tensione tra Azerbaijan e Armenia sui territori contesi del Nagorno-Karabakh sfociasse in un nuovo potenziale focolaio di conflitto nel continente eurasiatico, sullo sfondo di una Russia che, distratta dall'Operazione militare in Ucraina risponde sempre meno ai propri oneri di mediatore. In serata il Ministero della Difesa della Federazione Russa in un comunicato non ha potuto far a meno di constatare la violazione da parte di Baku degli accordi tripartiti del 2020 sulla risoluzione della crisi del Nagorno-Karabakh. Un'unità delle forze armate azere, si afferma nel bollettino sulle attività del contingente di peacekeeper, ha attraversato la linea di contatto nella regione di Shusha, ha occupato un'altura circa tre chilometri a Nord-Est del Monte Sarybaba "e ha proceduto con l'attrezzatura ingegneristica di un posto di blocco". In questo modo l'esercito azero ha preso il controllo delle strade a nord del corridoio Lachin, l'ultimo stretto passaggio che collega l'enclave del Nagorno-Karabakh all'Armenia.
La spiegazione dell'Azerbaijan
Il ministero russo ha assicurato di aver avviato tutte le misure necessarie per evitare l'escalation del conflitto e di aver intimato alla parte azera di "interrompere i lavori di ingegneria e ritirare le unità delle forze armate nazionali nelle loro posizioni precedentemente occupate". Ma il Ministero della Difesa dell'Azerbaijan dal canto suo ha affermato di aver unicamente adottato misure per prevenire l'uso illegale delle strade sterrate attigue al corridoio Lachin. In precedenza il ministero aveva denunciato la costruzione di nuove strade, più a nord di quelle in servizio, che potevano servire al trasporto di uomini, munizioni e attrezzature militari dall'Armenia al Nagorno-Karabakh. Per prevenire attività illegali nei territori che ritiene sovrani, il governo di Baku reputa "necessario istituire un posto di frontiera e di controllo tra l'Azerbaijan e l'Armenia alla fine della strada Lachin".
A dicembre dello scorso anno l'Azerbaijan ha già tentato una chiusura del corridoio Lachin, impedita solo dall'intervento dei peacekeeper russi. Un gruppo di sedicenti ambientalisti azeri per mesi ha inscenato azioni di protesta lungo il corridoio, bloccando di fatto la circolazione delle merci. Centinaia di migliaia di armeni del Nagorno-Karabakh si sono trovati d'improvviso tagliati fuori dai rifornimenti di cibo, farmaci e carburanti. A gennaio le autorità locali sono state costrette a introdurre il razionamento dei generi alimentari e i prezzi calmierati su alcuni prodotti essenziali. Dopo una serie di dissapori tra il governo armeno e il garante russo, a metà marzo 2023 il primo ministro Nikol Pashinyan ha ricucito gli strappi con Mosca, dichiarando che grazie alle forze di pace la crisi umanitaria nel Nagorno-Karabakh non si era trasformata in una catastrofe. Ma il governo di Stepanakert ha deciso ugualmente di mantenere in vigore il razionamento fino a metà aprile.
All'indomani dello scioglimento dell'Unione sovietica la crisi tra Armenia ed Azerbaijan è emersa prima come uno dei tanti conflitti di attribuzione delle competenze territoriali tra enti statali che un tempo erano tutti ugualmente regolati da Mosca. Successivamente si è arricchita di elementi geopolitici nuovi e di influenze degli attori regionali, che ciclicamente ravvivano il conflitto. Prima tra tutte la Turchia, che con l'Azerbaijan condivide elementi etnici, passato storico e interessi economici.
L'accordo raggiunto nel novembre 2020 ha segnato lo storico passaggio sotto il controllo di Baku di territori che per un trentennio sono stati abitati da armeni. Erevan, forse anche a causa della campagna antirussa del governo Pashinyan, sembrava aver perso il sostegno dell'alleato storico. Le ostilità si sono protratte mesi prima che il Cremlino convocasse a Mosca il presidente azerbaigiano e il premier armeno per negoziare il nuovo assetto di pace. Erevan ne è emersa militarmente fiaccata e politicamente infragilita. L'Azerbaijan ha iniziato a rivendicare il controllo non solo di tutto il Nagorno-Karabakh, forte di un sostegno da parte di Ankara, che non ha mai accantonato i piani di estendere la propria influenza dal Mar Nero al Mar Caspio. Anche le sanzioni imposte contro la Russia sembrano giocare a favore di Baku, per la quale si sono aperti nuovi mercati di sbocco degli idrocarburi in Europa. Nel 2022 Italia, Grecia e Bulgaria hanno importato gas naturale dall'Azerbaijan per circa 15 miliardi e mezzo di euro.
Nel settembre 2022, mentre la Russia era impegnata nelle operazioni militari in Ucraina, le forze di Baku si sono spinte ad attaccare non solo il Nagorno-Karabakh, ma anche aree di confine. La tiepida reazione di Mosca trova diverse motivazioni: da un lato nel contesto delle sanzioni imposte da occidente ha riscoperto nell'Azerbaijan un alleato economico, che consente di mantenere aperti i canali commerciali, dall'altro non può deliberatamente inimicarsi la Turchia, che nella crisi Ucraina si è imposta come mediatore tra con il blocco Nato e gli Usa. Infine, la presenza di un conflitto aperto tra Azerbaijan e Armenia continua da trent'anni a fornire a Mosca la giustificazione per mantenere elevata la propria presenza nella regione.