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L’appello della società civile ucraina ai pacifisti del mondo: “Aiutateci a difendere le nostre vite e la nostra sovranità”

Quaranta associazioni – Centri per il dialogo, femministe e accademici del Paese aggredito - scrivono: “L’interruzione della fornitura di armi a Kiev non porterebbe alla pace, ma darebbe fiato all’imperialista Putin”
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ROMA – “Le organizzazioni della società civile ucraina si rivolgono ai movimenti pacifisti e ai costruttori della pace di tutti i Paesi in merito alla guerra in Ucraina”. Inizia così un appello firmato da “femministe, mediatori, facilitatori di dialogo, accademici e difensori dei diritti umani” (di Kiev e Leopoli, di Odessa e Ivano-Franzkviska, dell’Est in armi e della profonda provincia ucraina).

“Siamo consapevoli della crescente divergenza di opinioni sulla strategia a livello globale”, scrivono: “Un numero crescente di attivisti per la pace, sia di destra che di sinistra, chiede la fine degli aiuti militari all’Ucraina. Come strategia per porre fine alla guerra, queste voci chiedono anche un cessate il fuoco immediato tra Ucraina e Russia”. La Comunità ucraina dei mediatori e dei facilitatori del dialogo e la Rete femminista ucraina per la libertà e la democrazia sottolinea: “E’ importante capire che questi appelli ad abbandonare ogni resistenza e a negoz…

ROMA – “Le organizzazioni della società civile ucraina si rivolgono ai movimenti pacifisti e ai costruttori della pace di tutti i Paesi in merito alla guerra in Ucraina”. Inizia così un appello firmato da “femministe, mediatori, facilitatori di dialogo, accademici e difensori dei diritti umani” (di Kiev e Leopoli, di Odessa e Ivano-Franzkviska, dell’Est in armi e della profonda provincia ucraina).

“Siamo consapevoli della crescente divergenza di opinioni sulla strategia a livello globale”, scrivono: “Un numero crescente di attivisti per la pace, sia di destra che di sinistra, chiede la fine degli aiuti militari all’Ucraina. Come strategia per porre fine alla guerra, queste voci chiedono anche un cessate il fuoco immediato tra Ucraina e Russia”. La Comunità ucraina dei mediatori e dei facilitatori del dialogo e la Rete femminista ucraina per la libertà e la democrazia sottolinea: “E’ importante capire che questi appelli ad abbandonare ogni resistenza e a negoziare con Putin equivalgono a chiedere all’Ucraina di rinunciare alla propria sovranità e integrità territoriale”.

"Il rispetto della Carta delle Nazioni Unite”

Sono quaranta associazioni che si rifanno alla sinistra sociale ucraina, realtà politica minoritaria ma viva e in questa fase bellica schiacciata dalla polarizzazione delle idee. Istituti per la pace, centri di mediazione, Iniziative di dialogo. Piattaforme per la resilienza e la coesione sociale, il Centro Zmina per i diritti umani, centri giovanili di sviluppo, l’organizzazione non governativa “Ukraine without torture”.

Ecco, un raggruppamento significativo e credibile prova a parlare al suo mondo oltre confine, in particolare a quello occidentale sempre più schierato per una pace senza se e senza ma. “Noi non chiediamo altro che il pieno rispetto del diritto umanitario, delle convenzioni internazionali e della Carta delle Nazioni Unite, nonché i mezzi pratici per difendere le nostre vite al fine di resistere ai disegni espansionistici e imperialisti del Cremlino per colonizzare nuovamente i suoi vicini”.

Discorso chiaro, che mette in fila concetti spesso distorti nei salotti televisivi italiani. “Certo, abbiamo bisogno di diplomazia e di aiuto umanitario”, si legge, “ma nessuno si deve illudere: l’Ucraina deve continuare a essere sostenuta con forniture di armi moderne e ogni altra forma di assistenza militare, oltre che con severe sanzioni economiche e giuridiche contro il Cremlino. L’interruzione dell’invio di armi in Ucraina non porterebbe alla ‘pace con mezzi pacifici’, ma darebbe al regime autoritario di Vladimir Putin l’opportunità di riprendere fiato per rilanciare l’opera di aggressione”. Sì, “gli appelli all’intesa sono pericolosi”.

ll gruppo dei quaranta si sofferma, nell’appello, sulla Russia contemporanea: “Abbiamo documentato come il Cremlino tratta i prigionieri di guerra e i civili nelle zone occupate, i suoi stessi oppositori politici”, scrive. “Tutto questo non ha nulla a che fare con la pace. In un conflitto radicalmente asimmetrico come questo, siamo convinti che gli aiuti alla difesa e il sostegno alla resistenza, accompagnati da una solidarietà globale costante e ben informata con il popolo ucraino, siano i migliori incentivi per ottenere la fine della violenza e il ritiro negoziato delle forze russe”.

"Riconoscere l’occupazione russa aiuta i regimi”

Tra l’altro, “il riconoscimento ‘de facto’ dell’occupazione russa di parte del territorio ucraino e l’impunità che ne deriverebbe costituirebbero un pericoloso precedente per altri regimi autoritari che volessero rivedere i confini internazionali. E accelererebbe la proliferazione delle armi nucleari nel mondo, diffondendo l’idea velenosa che solo il loro possesso possa garantire la sicurezza di un Paese”.

Nella difesa di Bakhmut, per esempio, erano presenti giovani anarchici. “Chiediamo che le organizzazioni e i movimenti internazionali rispettino il diritto degli ucraini di rimanere in prima linea e al centro delle decisioni riguardanti i negoziati di pace sul loro Paese, la difesa delle loro vite e dei loro diritti. Chiediamo che, quando si tratta di determinare il nostro futuro, venga sistematicamente rispettato il principio “Niente sull’Ucraina senza l’Ucraina”. Protestiamo contro l’organizzazione di conferenze e manifestazioni per la cosiddetta “pace in Ucraina”, in cui gli ucraini non sono né chiaramente coinvolti né equamente rappresentati.

L’appello si conclude così: “Crediamo che attraverso questa resistenza e con il vostro sostegno, con il tempo, supereremo l’occupazione indifendibile dell’Ucraina da parte della Russia, che perderà questa brutale e illegale guerra di logoramento. Sappiamo che la solidarietà ha un costo e che questo costo pesa su molte spalle. Abbiamo scelto di vivere in un mondo dove le vite umane contano, dove la democrazia conta, dove il diritto internazionale conta, e non abbiamo rinunciato a lottare per il mondo che vogliamo per i nostri figli e per i loro figli. Ringraziamo la comunità internazionale per essere al nostro fianco e per condividere il doloroso prezzo della pace”.

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