Gaza, svolta all’Onu: il Consiglio approva il piano Usa per la tregua con l’ok di Russia e Cina
di Massimo BasileNew york — «Se Hamas accetta, i combattimenti potrebbero finire anche oggi». Sono le parole dell’ambasciatrice Usa all’Onu Linda Thomas-Greenfield, dopo il via libera del Consiglio di sicurezza, che ha approvato la nuova bozza di risoluzione presentata dagli Stati Uniti e che sostiene il piano di cessate il fuoco a Gaza. Il testo conferma la roadmap indicata dal presidente Joe Biden il 31 maggio, condivisa da Israele, e contiene un invito ad Hamas ad accettarlo. La risoluzione ha ottenuto quattordici voti a favore, Cina compresa, zero contrari, mentre la Russia si è astenuta. La stessa Hamas ha accolto con favore la svolta. A sbloccare la situazione un riferimento a Israele, chiesto da alcuni membri del Consiglio, in un passaggio in cui il Consiglio esorta «entrambe le parti ad attuare pienamente i termini del piano senza indugio e senza condizioni».
Dal Palazzo di Vetro arriva la conferma alle linee guida della Casa Bianca: «La prima prevede un cessate il fuoco immediato, pieno …
New york — «Se Hamas accetta, i combattimenti potrebbero finire anche oggi». Sono le parole dell’ambasciatrice Usa all’Onu Linda Thomas-Greenfield, dopo il via libera del Consiglio di sicurezza, che ha approvato la nuova bozza di risoluzione presentata dagli Stati Uniti e che sostiene il piano di cessate il fuoco a Gaza. Il testo conferma la roadmap indicata dal presidente Joe Biden il 31 maggio, condivisa da Israele, e contiene un invito ad Hamas ad accettarlo. La risoluzione ha ottenuto quattordici voti a favore, Cina compresa, zero contrari, mentre la Russia si è astenuta. La stessa Hamas ha accolto con favore la svolta. A sbloccare la situazione un riferimento a Israele, chiesto da alcuni membri del Consiglio, in un passaggio in cui il Consiglio esorta «entrambe le parti ad attuare pienamente i termini del piano senza indugio e senza condizioni».
Dal Palazzo di Vetro arriva la conferma alle linee guida della Casa Bianca: «La prima prevede un cessate il fuoco immediato, pieno e completo con il rilascio di ostaggi tra cui donne, anziani e feriti, la restituzione di alcuni ostaggi che sono stati uccisi, lo scambio di prigionieri palestinesi, il ritiro delle forze israeliane dalle aree popolate di Gaza». Si parla inoltre del rientro dei civili palestinesi nelle abitazioni, anche se molte sono ormai distrutte, e nei quartieri in tutta Gaza, compresa la zona a Nord. La seconda fase prevede, dopo che le due parti hanno raggiunto un’intesa, la «fine permanente delle ostilità in cambio del rilascio di tutti gli altri ostaggi ancora a Gaza, e del completo ritiro delle forze israeliane da Gaza».
La terza, e ultima, prevede un piano pluriennale di ricostruzione di Gaza. Nella risoluzione appare anche un’indicazione temporale: sei settimane. Il tempo massimo concesso per rispettare il piano al punto uno. Se si andrà oltre, il «cessate il fuoco continuerà finché proseguiranno i negoziati». Si riconosce a Usa, Egitto e Qatar il compito di lavorare per garantire che i negoziati vadano avanti fino a quando non sarà raggiunta l’intesa completa», in modo da dare il via alla seconda fase. Non è chiaro quale sia lo scenario futuro previsto, né se Hamas dovrebbe mantenere il controllo anche nella fase post-conflitto.
Il presidente israeliano Benjamin Netanyahu ha ribadito di recente che Israele combatterà fino a quando la capacità militare e di governo di Hamas non verrà distrutta. Ma il via libera alla risoluzione americana rappresenta una svolta, e un punto a favore di Biden, che già nel weekend, attraverso il suo consigliere alla sicurezza nazionale, Jake Sullivan, aveva fatto arrivare il messaggio del malcontento di Washington per la soluzione militare che aveva portato alla liberazione di alcuni ostaggi. Nell’operazione, secondo Gaza, sono morti centinaia di civili palestinesi.
Lo stesso segretario di Stato Antony Blinken, nel corso del suo viaggio in Israele, dopo aver lanciato un appello ai Paesi arabi perché facciano pressione su Hamas per accettare l’intesa, ha portato un messaggio analogo a Netanyahu: gli ostaggi si liberano con la diplomazia, non con le armi. Anche dall’Europa è arrivato il benvenuto all’intesa. «L’Unione Europea - ha dichiarato l’Alto rappresentante per la Politica estera, Josep Borrell - chiede la sua immediata attuazione. L’Ue è pronta a contribuire a rilanciare un processo politico per una pace duratura e sostenibile, basata sulla risoluzione dei due Stati. Gli Usa - ha promesso l’ambasciatrice Thomas-Greenfield - faranno in modo che Israele rispetti i suoi obblighi, nel caso Hamas accetti l’accordo».